Il nuovo Centro di ricerca italiano sulla biodiversità per la tutela del nostro patrimonio naturale

di Redazione

25/08/2022

Il nuovo Centro di ricerca italiano sulla biodiversità per la tutela del nostro patrimonio naturale

Secondo l'OCSE per biodiversità si intende la “variabilità tra gli organismi viventi provenienti da qualsiasi origine, inclusi gli ecosistemi terrestri, marini e acquatici e i complessi ecologici di cui questi sono parte; ciò comprende la diversità all'interno delle specie, tra le specie e degli ecosistemi”. Si distinguono abitualmente una diversità tra le specie, una diversità genetica all'interno delle specie, e una diversità degli ecosistemi. 

L'Italia è un laboratorio a cielo aperto di biodiversità, anche alimentari. L'irregolarità del nostro territorio, con le montagne, le valli, le isole e il Mediterraneo che rappresenta già di suo un moltiplicatore di varietà biologiche, racconta di un Paese che il tempo ha trasformato fino rendere il nostro paesaggio unico e inimitabile. Parliamo, quindi di diversità non solo biologiche ma anche culturali: basti pensare al numero dei dialetti, di minoranze linguistiche, di tradizioni gastronomiche. Senza considerare i batteri, le alghe e i funghi, il numero di specie di piante nel nostro Paese è di circa 6.700 a cui vanno sommate le 1.130 specie di muschi. Inoltre, le specie coltivate nel nostro Paese sono 665.

Un panorama ricco e complesso quello della nostra diversità biologica che verrà studiato e tutelato da una nuova realtà: il nuovo Centro di ricerca italiano sulla biodiversità. Un progetto imponente, finanziato con i fondi del PNRR, a cui partecipano 50 soggetti tra università, enti pubblici di ricerca, enti privati e imprese. Più di 320 milioni di euro di finanziamento, di cui il 44% al Sud, per i primi tre anni di attività e con la prevista partecipazione di 1300 ricercatori e ricercatrici delle università e degli enti di ricerca coinvolti: questi i numeri del Centro che vede, come capofila, il CNR. 

Elemento chiave saranno le tecnologie abilitanti come le biotecnologie, l'intelligenza artificiale, le tecnologie per le scienze della vita. La finalità del Centro è quella di aggregare la ricerca italiana di eccellenza e le tecnologie più innovative a supporto di interventi operativi per monitorare, preservare e ripristinare la biodiversità negli ecosistemi marini, terrestri e urbani.

Maria Chiara Carrozza, Presidente del CNR, ha spiegato che l'organizzazione del Centro prevede un punto centrale in Sicilia, nell'università di Palermo e otto snodi distribuiti sul territorio nazionale, per monitorare la situazione del Mediterraneo e “individuare soluzioni tecnologiche e strategie efficaci per raggiungere gli obiettivi del Green Deal relativi alle emissioni di CO2 e per potenziare l'economia circolare. Il Centro potrà rappresentare, negli anni a venire, un punto di riferimento per la comunità globale, chiamata a reagire e agire di fronte alle imponenti sfide imposte dal cambiamento climatico. Quello a cui puntiamo è un obiettivo ambizioso e altamente significativo per il comparto della ricerca, con ricadute positive sul ruolo del nostro Paese all'interno della scena internazionale e sulle azioni di rilancio dell'economia nazionale”.