Il packaging di carta e cartone per disegnare il futuro sostenibile del nostro pianeta

di Paolo Marcesini

10/12/2025

Il packaging di carta e cartone per disegnare il futuro sostenibile  del nostro pianeta
Viviamo in un contesto sociale con famiglie sempre più piccole, consumi più frammentati, monoporzioni che richiedono confezioni sempre più specifiche. Un periodo in cui l’esplosione dell’eCommerce moltiplica la domanda di imballaggi esistenti, rapidi da movimentare e, sempre di più, sostenibili per soddisfare la consapevolezza ambientale, soprattutto delle nuove generazioni. “Siamo entrati nell’era del packaging.  Da semplice mezzo di trasporto è diventato uno strumento di protezione, si prende cura degli oggetti del nostro consumo, protegge le nostre scelte, i nostri desideri.  È diventato uno strumento di trasmissione del valore grazie all’innovazione, alla ricerca e sviluppo, alla bellezza, all’usabilità. E non solo: il packaging trasmette informazioni, definisce la qualità di tutto quello che acquistiamo. Nella consapevolezza del consumatore ormai ha un’importanza paragonabile a quella del prodotto. Questo vale soprattutto per i beni di consumo food & beverage. Regali una bottiglia di whisky? Spesso sorprende di più la bellezza della confezione della bottiglia stessa. Questo aspetto è sempre più importante anche nei beni durevoli dove sta crescendo l’attenzione sul loro confezionamento. Ho comprato uno schermo per mio figlio, il packaging era magnifico, ti dava già un’immagine chiara del prodotto e della sua qualità ancora prima di aprirlo”.

Dentro questo quadro si inserisce il valore della sostenibilità…
“Il packaging a base carta oggi ha un appeal maggiore. Moltissimi clienti ci chiedono supporto e progetti per passare da materiali che impattano sull’ambiente alla carta. E’ un trend inesorabile che, iniziato anni fa,  continuerà in futuro. Un futuro che noi prevediamo davvero con un mondo plastic free per tutta una serie di tipologie di imballaggi. Detto questo, la velocità di questa trasformazione dipenderà dal contesto socio-economico e nel percorso ci saranno fasi di accelerazione che si alterneranno ad altre di rallentamento. Ma il finale è scritto”.

Nel post-Covid la sensibilità “green” ha retto nei sondaggi, specie tra i giovani. Scegliere la sostenibilità come stile di vita per ridurre il nostro impatto individuale sul Pianeta è anche un tema generazionale?
“È sicuramente vero. Ed è altrettanto vero che tutti i trend e i sondaggi ci dicono che in futuro consumeremo più plastica, perché avremo bisogno di più packaging. Detto questo, in proporzione vedo crescere di più la scelta e l’uso responsabile della carta rispetto alla plastica. Ci sono più confezioni monouso, i formati sono sempre più piccoli per adeguarsi alle famiglie mononucleari: invece di 2 kg di fragole, al supermercato si vendono dieci vaschette da 200 gr. E, poi, c’è l’e-commerce. Le nuove generazioni comprano soprattutto online. Ci sono troppi rifiuti. Ogni italiano produce oggi circa 185 kg di imballaggi all’anno, una ventina di kg in più rispetto a dieci anni fa. In Italia la sola raccolta differenziata di carta e cartone ha superato i 3,8 milioni di tonnellate (+3,5 %), pari a 65,4 kg pro capite”.

Cosa rallenta il sorpasso della carta sulla plastica?
“La GDO potrebbe giocare un ruolo importante in questo senso. Potrebbe accelerare definitivamente verso scelte più sostenibili sui materiali, per esempio sostituendo le vaschette in polistirolo che sono ancora numerosissime. Il polistirolo è un materiale presente ovunque e difficilmente riciclabile. E già oggi potrebbe essere rimpiazzato da vassoi in materiale a base carta, in molti casi”.  
Il packaging di carta e cartone per disegnare il futuro sostenibile  del nostro pianeta
Con il progetto “Better Planet Packaging”, SW sviluppa soluzioni di imballaggio efficienti dal punto di vista funzionale e del design e sostenibili grazie all’uso di materiali rinnovabili o riciclati, riciclabili e progettati per ridurre l’impatto ambientale lungo l’intera catena logistica.
“Non è marketing, è identità. La nostra è una assunzione di responsabilità, una mission: creare il packaging amico dell’ambiente e del nostro pianeta sviluppando imballaggi in grado di sostituire i materiali ad alto impatto ambientale - come plastica e polistirolo - a favore della carta e dei suoi derivati. Un obiettivo ambizioso che Smurfit Westrock Italia persegue dal 2018 e che coinvolge una rete globale di oltre 2.000 designer specializzati in eco-packaging.  Operiamo per la riduzione della plastica dove tecnicamente è sostituibile, aumentiamo la percentuale di carta e cartone riciclati, lavoriamo per l’innovazione di prodotto e il miglioramento della sua riciclabilità, sviluppiamo ecodesign per ridurre il volume del packaging dove possibile, promuoviamo la mono-materialità della carta che è in grado  di garantire performance per la sostenibilità ambientale e la  promozione di un’economia sempre più circolare. Better Planet suona bene perché racconta quello che facciamo da sempre: farlo meglio aiuta il pianeta. Per anni la sostenibilità nel packaging ha riguardato soprattutto il fine vita: riciclabilità, riuso, biodegradabilità. Abbiamo fatto enormi passi in avanti. Oggi mixiamo la materia: meno fibra vergine, più carta riciclata. In percentuale siamo attorno al 70% di carta riciclata e il 30% di carta vergine. Il 100% riciclata non è possibile in ogni applicazione, ma i clienti ci chiedono sempre più di spingerci sino a dove si può: spesso lo fanno perché costa meno e c’è molta più materia disponibile. In Italia, le cartiere lavorano solo carta riciclata, la fibra vergine si importa. Ma non è solo una scelta economica: se disperdi un imballo, la differenza tra carta e plastica è enorme. Una vaschetta di plastica resta lì per decenni mentre una in carta biodegrada in pochissimo tempo. Il packaging deve poi fare i conti con l’efficienza produttiva e logistica. Anche in questo caso la carta aiuta: il cartone ondulato è leggero ma ha una resistenza sorprendente”.

La carta per imporsi definitivamente nella battaglia del packaging di cosa ha bisogno?
“Prima di tutto di una comunicazione lontana dai luoghi comuni: molti credono che la carta deforesti l’Amazzonia. Falso. Il legno delle foreste è usato in larga parte per produrre energia. Per l’utilizzo della carta vergine esistono certificazioni, programmi di riforestazione programmata, attenzione e cura maniacale delle risorse”.

Sulla riduzione delle emissioni, spesso si ragiona per divieti e percentuali, molto meno si agisce verso cambiamenti di comportamento semplici ma efficaci. Il vostro progetto impatta sulla nostra vita.
“Better Planet Packaging” dice che il packaging può essere un driver quotidiano di sostenibilità. Però, senza centri di innovazione non si va da nessuna parte. Il nostro Solution Centre di Asti, ad esempio, non riguarda solo ricerca e sviluppo, è soprattutto diretto alla co-creazione con i clienti. Li portiamo a “toccare” con mano le nostre soluzioni in fibra vergine e riciclata, mettiamo la nostra ingegneria e il nostro design a disposizione dello sviluppo delle soluzioni migliori. Spieghiamo che il packaging cartaceo ispira cambiamenti veri, ha degli impatti reali sulla sostenibilità molto più importanti della plastica. Anche perché la scelta di un packaging cartaceo racconta sempre una bella storia. E, poi, c’è un tema che mi sta particolarmente a cuore, ovvero l’employer branding: i giovani vogliono sapere “per cosa” lavora davvero un’azienda, qual è la sua mission, il suo ruolo, la sua identità. Raccontare Better Planet Packaging aiuta ad attrarre nuovi talenti, oltre che clienti”.

Quali sono i limiti della carta nei confronti della plastica?
La “bottiglia di carta” non esiste ancora, per il liquido, il polimero è ancora necessario. Noi, ad esempio, facciamo bag-in-box in polipropilene per il vino e altri alimenti liquidi e, in questo caso, produciamo soluzioni che si servono della plastica perché siamo per la sostituzione della plastica dove tecnicamente e funzionalmente ha senso, non per delle inutili crociate ideologiche.
Altro tema sensibile, la resistenza all’umidità. La carta vergine performa meglio della riciclata per tutti gli alimenti che finiscono nel nostro frigorifero e, più in generale, per il “fresco” venduto nei supermercati. Ma le cartiere stanno evolvendo: grazie alla ricerca, oggi anche la carta riciclata offre prestazioni crescenti nella water-resistance di certe applicazioni. Per applicazioni con umidità o catena del freddo abbiamo soluzioni come la “Thermal Box-in-Box” un sistema a base di cartone ondulato capace di mantenere una temperatura controllata. Come vedete, non tutto è sostituibile, ma molto sì”.

Quasi sono i dubbi più frequenti delle aziende quando decidono di passare dalla plastica alla carta?
“Il costo. In molte tipologie di imballaggi la carta è ancora più costosa rispetto alla plastica. Ma è un costo che si può recuperare con economie di scala, tecnologie, riduzione delle grammature, benefici a scaffale. La plastica è un mercato maturo, mentre la carta ha ancora molto spazio di miglioramento. Poi, ci sono le prestazioni che si portano dietro ancora alcune preoccupazioni più che altro legate all’umidità, alla resistenza meccanica, alla compatibilità con le linee automatizzate di produzione. Ma le nuove carte e i loro design rispondono sempre meglio anche sui processi di automazione e logistica”.
 
Il packaging di carta e cartone per disegnare il futuro sostenibile  del nostro pianeta
Come giudicate il PPWR (Packaging and Packaging Waste Regulation), il nuovo regolamento europeo che ha  l’obiettivo di ridurre la quantità complessiva di imballaggi e promuovere il riuso e il riciclo dei materiali?
“Stiamo lavorando su un principio guida: allineare la durata del packaging alla vita utile del prodotto e progettare soluzioni che rispettino il ciclo di vita dei beni che proteggono. Che senso ha una merendina consumata in un minuto conservata in una vaschetta destinata a durare più di 100 anni? La carta è, infatti, un materiale naturale, biodegradabile e riciclabile fino a sette volte, capace di unire funzionalità e sostenibilità.
Il nuovo regolamento UE sul packaging va in questa direzione, ma i dettagli attuativi sono ancora da capire. La norma è necessaria e noi la condividiamo: ora, però, contano attuazione e coerenza competitiva a livello globale. Intanto, sul monouso leggero e sull’eccesso di imballo possiamo agire subito, anche cambiando il design dei prodotti per ottimizzare i volumi. Perché, ad esempio,  il pack del detersivo ha quella forma “a papera” che obbliga a scatole inefficienti? Un design quadrato farebbe risparmiare imballo e spazio. Il testo della normativa riconosce spesso l’eccezione per carta e cartone, per via della naturale sostenibilità del materiale.  Esiste però un rischio economico: l’Europa potrebbe spingersi verso regolamentazioni più severe rispetto ad altri mercati con impatti importanti sulla competitività”.

Parliamo del valore trasmesso alle imprese che vi scelgono.
“Ovviamente, per loro la carta deve essere una scelta conveniente. Le aziende che hanno effettuato il passaggio da cartoncino a cartone ondulato per le vaschette delle merendine ottenendo confezioni più rigide, esposte meglio a scaffale e facilmente impilabili hanno visto aumentare le loro vendite e spesso risparmiano risorse importanti. La stessa cosa accade nel passaggio dal blister di plastica all’astuccio di carta. Poi, c’è il valore intangibile con il miglioramento dell’immagine. Il packaging oggi è uno strumento di comunicazione potente, racconta la cura dell’azienda verso la sensibilità dei consumatori, il benessere dell’uomo e dell’ambiente. Un esempio su tutti, le microplastiche: se ne parla ancora troppo poco. L’inquinamento da frammentazione in mare è reale, con impatti potenzialmente pericolosi anche molto pericolosi per la nostra salute. La carta questo problema non lo genera”.

Ci sono delle innovazioni di cui andate particolarmente fieri:
“Sicuramente la linea di vaschette Safe&Green® per l’ortofrutta sviluppata a Pastrengo e adottata dal gruppo. Un vero orgoglio italiano. E, ancora, lo sviluppo a Orsenigo della Divisione tubi attraverso tecnologia avanzata, riuso, appeal tattile: una soluzione che sta suscitando un fortissimo interesse sul mercato. E, poi, gli astucci con soluzioni clip che stiamo usando, ad esempio, per il tonno. Tutti esempi di innovazione, ingegneria e design che stanno cambiando sensibilmente la cultura e l’usabilità delle confezioni”.

Il suo lavoro è strategicamente molto importante.  Sente il peso della responsabilità?
“Lo sento, soprattutto verso le persone dell’azienda. Investiamo in sicurezza e salute, anche mentale, dei nostri collaboratori; formiamo i nostri manager che devono essere pronti a cogliere tutti i segnali deboli della transizione. Siamo consapevoli di vivere in un mondo in forte e veloce trasformazione dove i rifiuti possono e potranno sempre più rappresentare una vera  e propria minaccia per la fragilità del nostro ecosistema. Per farcela servono tavoli comuni: istituzioni, produttori, ricerca e sviluppo, con la grande distribuzione a fare da cerniera e un unico obiettivo comune: costruire le condizioni per vivere meglio, in armonia con il pianeta e con le sue risorse per lasciarlo in buone condizioni alle generazioni future. Uniti ce la possiamo fare”.

In collaborazione con Smurfit Westrock Italia