Come giudicate il PPWR (Packaging and Packaging Waste Regulation), il nuovo regolamento europeo che ha l’obiettivo di ridurre la quantità complessiva di imballaggi e promuovere il riuso e il riciclo dei materiali?
“Stiamo lavorando su un principio guida: allineare la durata del packaging alla vita utile del prodotto e progettare soluzioni che rispettino il ciclo di vita dei beni che proteggono. Che senso ha una merendina consumata in un minuto conservata in una vaschetta destinata a durare più di 100 anni? La carta è, infatti, un materiale naturale, biodegradabile e riciclabile fino a sette volte, capace di unire funzionalità e sostenibilità.
Il nuovo regolamento UE sul packaging va in questa direzione, ma i dettagli attuativi sono ancora da capire. La norma è necessaria e noi la condividiamo: ora, però, contano attuazione e coerenza competitiva a livello globale. Intanto, sul monouso leggero e sull’eccesso di imballo possiamo agire subito, anche cambiando il design dei prodotti per ottimizzare i volumi. Perché, ad esempio, il pack del detersivo ha quella forma “a papera” che obbliga a scatole inefficienti? Un design quadrato farebbe risparmiare imballo e spazio. Il testo della normativa riconosce spesso l’eccezione per carta e cartone, per via della naturale sostenibilità del materiale. Esiste però un rischio economico: l’Europa potrebbe spingersi verso regolamentazioni più severe rispetto ad altri mercati con impatti importanti sulla competitività”.
Parliamo del valore trasmesso alle imprese che vi scelgono.
“Ovviamente, per loro la carta deve essere una scelta conveniente. Le aziende che hanno effettuato il passaggio da cartoncino a cartone ondulato per le vaschette delle merendine ottenendo confezioni più rigide, esposte meglio a scaffale e facilmente impilabili hanno visto aumentare le loro vendite e spesso risparmiano risorse importanti. La stessa cosa accade nel passaggio dal blister di plastica all’astuccio di carta. Poi, c’è il valore intangibile con il miglioramento dell’immagine. Il packaging oggi è uno strumento di comunicazione potente, racconta la cura dell’azienda verso la sensibilità dei consumatori, il benessere dell’uomo e dell’ambiente. Un esempio su tutti, le microplastiche: se ne parla ancora troppo poco. L’inquinamento da frammentazione in mare è reale, con impatti potenzialmente pericolosi anche molto pericolosi per la nostra salute. La carta questo problema non lo genera”.
Ci sono delle innovazioni di cui andate particolarmente fieri:
“Sicuramente la linea di vaschette Safe&Green® per l’ortofrutta sviluppata a Pastrengo e adottata dal gruppo. Un vero orgoglio italiano. E, ancora, lo sviluppo a Orsenigo della Divisione tubi attraverso tecnologia avanzata, riuso, appeal tattile: una soluzione che sta suscitando un fortissimo interesse sul mercato. E, poi, gli astucci con soluzioni clip che stiamo usando, ad esempio, per il tonno. Tutti esempi di innovazione, ingegneria e design che stanno cambiando sensibilmente la cultura e l’usabilità delle confezioni”.
Il suo lavoro è strategicamente molto importante. Sente il peso della responsabilità?
“Lo sento, soprattutto verso le persone dell’azienda. Investiamo in sicurezza e salute, anche mentale, dei nostri collaboratori; formiamo i nostri manager che devono essere pronti a cogliere tutti i segnali deboli della transizione. Siamo consapevoli di vivere in un mondo in forte e veloce trasformazione dove i rifiuti possono e potranno sempre più rappresentare una vera e propria minaccia per la fragilità del nostro ecosistema. Per farcela servono tavoli comuni: istituzioni, produttori, ricerca e sviluppo, con la grande distribuzione a fare da cerniera e un unico obiettivo comune: costruire le condizioni per vivere meglio, in armonia con il pianeta e con le sue risorse per lasciarlo in buone condizioni alle generazioni future. Uniti ce la possiamo fare”.
In collaborazione con Smurfit Westrock Italia