Al cuore del progetto c’è Flavio Ceravolo, docente di sociologia generale presso l’Università di Pavia e direttore scientifico della Fondazione. È lui che guida il metodo di valutazione della sostenibilità, assicurandosi che non si tratti di un semplice claim di marketing, ma di una certificazione basata su criteri rigorosi e misurabili. Come ha sottolineato Ceravolo: “Gli imballaggi avranno un bollino accompagnato da un QR code che consentirà di accedere alle informazioni sulla CO₂ risparmiata rispetto a un benchmark specifico”.
Accanto a Ceravolo, un team multidisciplinare di esperti completa la struttura metodologica: Lorenzo Malavasi e Pietro Carretta, chimico-fisico e fisico dell’Università di Pavia; Michele Meoli dell’Università di Bergamo; Emanuele Pavolini dell’Università degli Studi di Milano; Giacomo Bazzani dell’Università di Firenze; e Ilenia Picardi dell’Università di Napoli Federico II. Insieme definiscono indicatori scientifici per valutare l’intero ciclo di vita del packaging: materie prime, riciclabilità, impronta di CO₂, biodiversità, tossicità, informazioni al consumatore e innovazione di design.
Il metodo della Fondazione è pensato per contrastare il greenwashing: in un mercato dove termini come “eco” o “riciclabile” rischiano di diventare vaghi claim pubblicitari, PackInPro offre trasparenza e criteri verificabili. Ogni certificazione è basata su audit indipendenti e i risultati possono essere resi pubblici tramite QR code, permettendo a consumatori e partner commerciali di comprendere e confrontare l’impatto reale di ogni prodotto. Così, la sostenibilità diventa un elemento misurabile e strategico per la competitività delle imprese italiane.