Il packaging italiano vale 50 miliardi: PackInPro porta trasparenza e credibilità alla sostenibilità

di Paolo Marcesini

28/02/2026

Il packaging italiano vale 50 miliardi: PackInPro porta trasparenza e credibilità alla sostenibilità

Il settore del packaging in Italia ha raggiunto una dimensione davvero importante: un mercato che vale oltre 50 miliardi di euro, in forte espansione soprattutto  grazie alla spinta della compliance normativa europea dettata delle nuove esigenze di sostenibilità ambientale, economia circolare e responsabilità sociale. In questo contesto prende forma un’iniziativa che potrebbe cambiare il modo in cui le aziende – grandi e piccole – affrontano la sostenibilità nel mondo degli imballaggi industriali: nasce PackInPro, marchio e progetto pensato per certificare la sostenibilità reale del packaging, andando ben oltre slogan e claim di facciata.

PackInPro è il risultato di anni di lavoro di ricerca e costruzione metodologica grazie alla Fondazione PackInPro, nata dal dialogo tra università, imprese, centri di ricerca e società civile. La Fondazione ha l’obiettivo ambizioso di creare un’infrastruttura accademica di studio e ricerca deficata al packaging, basata su dati, processi trasparenti e criteri scientificamente definiti, offrendo alle aziende uno strumento affidabile per misurare il proprio impatto sociale, ambientale ed economico.

Il packaging italiano vale 50 miliardi: PackInPro porta trasparenza e credibilità alla sostenibilità

Al cuore del progetto c’è Flavio Ceravolo, docente di sociologia generale presso l’Università di Pavia e direttore scientifico della Fondazione. È lui che guida il metodo di valutazione della sostenibilità, assicurandosi che non si tratti di un semplice claim di marketing, ma di una certificazione basata su criteri rigorosi e misurabili. Come ha sottolineato Ceravolo: “Gli imballaggi avranno un bollino accompagnato da un QR code che consentirà di accedere alle informazioni sulla CO₂ risparmiata rispetto a un benchmark specifico”.

Accanto a Ceravolo, un team multidisciplinare di esperti completa la struttura metodologica: Lorenzo Malavasi e Pietro Carretta, chimico-fisico e fisico dell’Università di Pavia; Michele Meoli dell’Università di Bergamo; Emanuele Pavolini dell’Università degli Studi di Milano; Giacomo Bazzani dell’Università di Firenze; e Ilenia Picardi dell’Università di Napoli Federico II. Insieme definiscono indicatori scientifici per valutare l’intero ciclo di vita del packaging: materie prime, riciclabilità, impronta di CO₂, biodiversità, tossicità, informazioni al consumatore e innovazione di design.

Il metodo della Fondazione è pensato per contrastare il greenwashing: in un mercato dove termini come “eco” o “riciclabile” rischiano di diventare vaghi claim pubblicitari, PackInPro offre trasparenza e criteri verificabili. Ogni certificazione è basata su audit indipendenti e i risultati possono essere resi pubblici tramite QR code, permettendo a consumatori e partner commerciali di comprendere e confrontare l’impatto reale di ogni prodotto. Così, la sostenibilità diventa un elemento misurabile e strategico per la competitività delle imprese italiane.

Il packaging italiano vale 50 miliardi: PackInPro porta trasparenza e credibilità alla sostenibilità

La missione della Fondazione va oltre la tecnica: trasformare il packaging in un driver di valore etico, ambientale ed economico, creando un network che unisca università, imprese, enti tecnici e comunità professionali in una vera e propria comunità di pratica, dove conoscenza, innovazione e responsabilità si alimentano a vicenda. PackInPro non è solo un marchio di certificazione, ma un metodo solido, trasparente e condiviso per misurare e migliorare il profilo ESG (ambientale, sociale e di governance) delle imprese, evitando il rischio di greenwashing e generando valore reale e competitivo.

Mentre il comparto del packaging italiano continua a crescere e a confrontarsi con le sfide della transizione ecologica, iniziative come quella della Fondazione PackInPro aprono una nuova strada: quella di una sostenibilità verificabile, credibile e capace di innalzare gli standard di qualità del settore, un percorso che è al contempo tecnico e profondamente culturale, perché cambia il modo in cui imprese e consumatori concepiscono il ruolo dell’imballaggio nella filiera e nella società.