Il Passaporto Digitale di Prodotto secondo Intertek: uno strumento per trasformare la compliance in vantaggio competitivo

di Davide Battaglia

14/03/2026

Il Passaporto Digitale di Prodotto secondo Intertek: uno strumento per trasformare la compliance in vantaggio competitivo
C'è una data che le imprese che operano sul mercato europeo farebbero bene a tenere ben presente: luglio 2026, quando entrerà pienamente in vigore il Regolamento ESPREcodesign for Sustainable Products Regulation — e con esso l'obbligo progressivo di dotare i propri prodotti di un Digital Product Passport (DPP). Non si tratta di un adempimento burocratico di secondo piano. Il passaporto digitale è destinato a ridisegnare in profondità il modo in cui le aziende progettano, producono, comunicano e gestiscono i propri beni lungo l'intero ciclo di vita. E chi arriva impreparato rischia di trovarsi escluso dal mercato.

Per aiutare le imprese a orientarsi in questo scenario, Intertek, uno dei principali operatori mondiali nel campo della qualità, sicurezza e sostenibilità dei prodotti, ha lanciato un servizio dedicato al Digital Product Passport: un'offerta integrata di advisory e managed services pensata per accompagnare produttori, brand e retailer lungo tutto il percorso di adeguamento normativo e valorizzazione strategica del DPP.

Cos'è il Digital Product Passport e perché cambia tutto

Il DPP è, nella sua essenza, un'identità digitale univoca e persistente associata a ciascun prodotto immesso sul mercato europeo. Fisicamente collegata tramite un supporto di identificazione automatica — tipicamente un QR code — contiene un set strutturato e aggiornabile di informazioni che lo accompagnano dall'estrazione delle materie prime fino alla fine del ciclo di vita: composizione dei materiali, impronta di carbonio, contenuto riciclato, durabilità, riparabilità, istruzioni per la gestione del fine vita e molto altro. L'accesso ai dati è multilivello: alcune informazioni sono pubbliche e accessibili a consumatori e autorità di controllo, altre sono riservate agli operatori della filiera.

Il DPP è introdotto dall'ESPR — pubblicato nel luglio 2024 e inserito nel quadro più ampio del Green Deal Europeo e del Piano d'Azione per l'Economia Circolare — con l'ambizione dichiarata di raddoppiare il tasso di circolarità dell'Unione e migliorare l'efficienza energetica entro il 2030. Non è un principio astratto: è la leva operativa che rende l'intera architettura regolatoria europea misurabile, controllabile e applicabile.

L'implementazione seguirà un calendario graduale definito nel Piano di lavoro ESPR 2025–2030. I primi settori coinvolti per i prodotti intermedi saranno ferro e acciaio nel 2026 e alluminio nel 2027. Per i prodotti finali, l'obbligo di DPP arriverà per tessile e pneumatici nel 2027, mobili nel 2028 e materassi nel 2029. Le batterie, disciplinate da un regolamento specifico, dovranno essere dotate di passaporto digitale a partire dal 18 febbraio 2027. I prodotti da costruzione seguiranno dopo l'adozione degli atti delegati specifici. Restano esclusi alimentari, medicinali, piante, animali e veicoli, che sono soggetti a normative proprie.

Il servizio Intertek Assuris: dalla diagnosi all'implementazione

Intertek ha costruito la sua offerta sul riconoscimento che adottare una strategia efficace di DPP richiede ben più della sola tecnologia. Servono dati credibili, competenza regolatoria, capacità di verifica scientifica e soluzioni scalabili lungo filiere complesse e spesso globali. È su questi pilastri che Intertek Assuris ha strutturato il suo approccio.

Il punto di partenza è la verifica dei dati: Intertek mette a disposizione le sue capacità di verifica scientifica per garantire che le informazioni inserite nel passaporto siano accurate, credibili e difendibili di fronte a consumatori, autorità e investitori. Questo è uno degli aspetti più delicati dell'intero sistema, perché un DPP popolato con dati non verificati o inattendibili, fenomeno già noto come "passport washing", non solo espone le imprese a rischi reputazionali e legali, ma vanifica l'intero obiettivo di trasparenza che il regolamento intende perseguire.

A questo si affianca un servizio di advisory regolatoria, che accompagna le imprese nell'interpretazione di un quadro normativo in rapida evoluzione, fatto di regolamenti-quadro, atti delegati settoriali, regolamenti di esecuzione e scadenze differenziate per categoria di prodotto. Con oltre 130 anni di esperienza nel supporto alla conformità di prodotto e una rete di oltre mille laboratori e uffici in più di cento Paesi, Intertek è in grado di offrire una prospettiva globale con competenza locale: un vantaggio non secondario per le imprese che operano su mercati internazionali e devono gestire catene di fornitura estese e diversificate.

Il servizio comprende inoltre soluzioni di managed services per la gestione continuativa del DPP nel tempo: il passaporto digitale, infatti, non è uno strumento statico ma un'infrastruttura di dati che deve essere mantenuta, aggiornata e allineata all'evoluzione normativa lungo tutto il ciclo di vita del prodotto e della relazione con i fornitori.

Perché le imprese non possono permettersi di aspettare

La tentazione di molte aziende, soprattutto quelle di media dimensione, è di considerare il DPP come un adempimento futuro da affrontare quando le scadenze si avvicineranno. È un approccio rischioso per almeno tre ragioni.

La prima è la complessità operativa. Costruire un DPP credibile richiede di raccogliere dati accurati su materiali e processi lungo tutta la catena di fornitura. E  chi comincia tardi si troverà a rincorrere le scadenze senza margine per correggere errori o lacune.

La seconda è la dimensione strategica. Il DPP non è solo uno strumento di conformità: è un'infrastruttura informativa che può abilitare nuovi modelli di business. La tracciabilità dei materiali apre la strada al leasing di prodotti, ai mercati dei ricambi, al recupero di componenti a fine vita. La credibilità dei dati sulla sostenibilità diventa un argomento di vendita nei confronti di acquirenti B2B sempre più attenti alle prestazioni ESG dei loro fornitori, e un elemento di differenziazione nei confronti dei consumatori finali.

La terza ragione riguarda la reputazione. In un contesto in cui il greenwashing è sempre più nel mirino delle autorità europee, poter dimostrare claims di sostenibilità con dati verificati e tracciabili non è più un plus: è una condizione minima per essere credibili. Il DPP, se ben implementato, trasforma quella credibilità in un asset misurabile e comunicabile.

Come ha sottolineato Mark Thomas, Executive Vice President di Intertek per la Sostenibilità Globale, le imprese si trovano di fronte a una pressione crescente per implementare sistemi robusti di trasparenza, tracciabilità e rendicontazione della sostenibilità. Il Digital Product Passport è il cuore operativo di questa trasformazione.