Il compendio produttivo oggetto del concorso è da decenni “l’area-problema” di Verbania ed è al tempo stesso l’area con le maggiori potenzialità per la riqualificazione complessiva della città. Di proprietà della società Acetati risulta dismesso dal dicembre 2010 e compatibilmente con le vicende di procedura fallimentare in corso, sono in fase di completamento gli iter di bonifica ambientale. Lo scorso autunno il comune di Verbania in via preventiva ha accolto la proposta preliminare di trasformazione e riqualificazione del sito produttivo dismesso, prevedendo aree sia pubbliche che private con un significativo mix di attività, dove oltre ad una prima cellula del “Polo del riuso” vengono avviate attività commerciali, artigianali, per l’innovazione, per lo sport e il tempo libero.
Trattandosi di un progetto-processo di economia circolare urbana il Polo del riuso assume altresì il ruolo di “ricerca progettuale”, anche perché in Italia, al momento, non esiste un modello facilmente replicabile. Nello studio si riportano diversi casi, alcuni italiani, altri stranieri, alcuni grandi e pioneristici, altri piccoli, compresi casi di comunità di pratica che rimandano alla stessa sfera semantica, come nel caso dei “repair café”. Il caso italiano, ci si è resi conto, non può replicare goffamente quello nord europeo, perché richiederebbe investimenti ingenti che per ora, risulterebbero di difficile programmazione. La questione richiede quindi uno sforzo di progettazione in più e la ricerca di nuove connessioni tra soggetti ed esperienze diverse, oltre a un lavoro di assimilazione e rielaborazione da parte delle istituzioni locali, che è quello che sta accadendo a Verbania in questi anni. Se poi si tiene presente anche il riuso degli spazi, il tema porta con sé ambiti di totale sperimentazione come la sostituzione edilizia per esempio attuando varie tipologie di intervento tra decommissioning e smontaggio dei manufatti, finalizzati al recupero di materiali, semilavorati e componenti. Si tratterebbe di attività aperte all’innovazione e all’emersione di nuovi soggetti specializzati che potrebbero rivelarsi degli importanti serbatoi di nuova occupazione.
L’esperienza in corso a Verbania dunque, può diventare un caso pilota per tutto il paese e un’occasione per superare una visione ristretta del riuso e dei centri di riuso, sia per quanto riguarda il modello realizzativo, ancora in buona parte da costruire con successivi approfondimenti, sia per quanto riguarda il modello di convergenza tra attori: Cooperativa sociale, Amministrazione locale e operatori di settore che si sta realizzando.
Considerando l’area Ex Acetati e gli altri spazi vuoti e inutilizzati, si può dire che le 100 situazioni censite per una città di 30.000 abitanti sono davvero tante. C’è di tutto: edifici industriali abbandonati, complessi di servizi terziari dismessi, fabbricati ex commerciali, ex cinema, un parcheggio pluripiano non completato, ecc. Complessi sia pubblici che privati e tra questi una rilevante quantità di edifici residenziali tra cui ville e villini dell’ottocento o dei primi decenni del novecento in discrete condizioni di conservazione e spesso collocate in straordinarie posizioni con vista lago. Nell’attuale squilibro tra scarsa domanda e abbondanza di offerta, il mercato si è cristallizzato in una prolungata condizione di prudenza, incertezza e attesa, assai vicino all’immobilismo. Ora introducendo il concetto di economia circolare serve cambiare visione e prendere atto che innescare la rigenerazione di questi spazi vuoti può diventare un’occasione di sviluppo sostenibile anche attraverso forme di riuso temporaneo e/o di riuso creativo. In tale ottica servirebbe identificare i casi dove il riuso si può fare con poche risorse, per esempio in immobili di recente dismissione dove davvero con modesti interventi manutentivi o adattivi è possibile riattivare anche parzialmente uno spazio. Si sono moltiplicate in questi anni le esperienze di affidamento ad associazioni, cooperative, start up, che in condizioni concordate definiscono forme negoziali che portano vantaggi sia ai proprietari che ai riutilizzatori. In questo modo il proprietario può essere alleggerito dalle spese ordinarie e gli affidatari non devono affrontare costi gravosi per l’acquisizione di una sede per svolgere le loro attività, il bene intanto viene curato e manutenuto e comunque gli accordi tra le parti possono sempre prevedere la possibilità di interruzione di utilizzo nel caso in cui vi siano altre opportunità di investimento, transazione o altro. Dentro questo schema tutti si devono avvantaggiare almeno un po’, per poi magari scoprire che ci sono aree di business inesplorate. Basta pensare a tutte quelle forme di turismo esperienziale che si stanno sviluppando in modo cosiddetto “disintermediato” rispetto ad una nuova domanda che non cerca più l’albergo o le forme ricettive tradizionali. Quante start up potrebbero nascere prendendo in gestione qualcuno dei siti vuoti o qualcuna delle ville abbandonate per svolgerci una nuova attività e ricavarci un reddito? È su questo che bisogna accelerare lo scambio, fare contaminazione, uscire dagli stereotipi e abbandonare i vecchi schemi, per andare verso un sistema di economia circolare veramente dinamico. Ecco perché il Polo del riuso non è solo l’infrastruttura dove avviene il riciclo, ma deve diventare l’attivatore di una serie di processi che sviluppano “circolarità” in senso sia economico che sociale.
Quanto all’utilizzo della piattaforma Riusiamo l’Italia, va ricordato che essa definisce tre ambiti operativi: per il caricamento di situazioni da offrire cliccando “Proponi il tuo spazio”, per l’utilizzo di un motore di ricerca scegliendo “Ricerca avanzata di spazi” e per l’identificazione di specifici progetti selezionando “Gli interventi”. La cosa più utile e interessante in questa fase è quella di allargare l’offerta contribuendo così a popolare la mappa del maggior numero di situazioni possibili. Più si caricano edifici da riutilizzare e più si aiuta il rilancio del sistema-paese, soprattutto per la valorizzazione dei suoi infiniti talenti. Il target perfetto è costituito da situazioni di abbandono o dismissione “quasi” pronto-uso, ovvero casi dove i costi e gli oneri di riabilitazione siano nulli o bassi e dove quindi i tempi di colonizzazione dei luoghi siano davvero veloci. La mappa è gratuita ed è semplice da usare, la compilazione del percorso “Proponi il tuo spazio” avviene prevalentemente attraverso parametri pre-definiti da scegliere cliccando le opzioni che ricorrono. Ciò porta progressivamente a comprendere che non si tratta di un mercato di transazioni immobiliari, ma viceversa di uno strumento per accelerare processi di creazione del valore, processi che possono e devono essere innescati da attività anche di riuso temporaneo, riuso creativo, attività insomma dove sono “i valori” dei contenuti a ripristinare “il valore” dell’immobile e non il contrario.
Roberto Tognetti, architetto, coordinatore nazionale iperPIANO, co-autore del libro Riusiamo l’Italia.
r.tognetti@iperpiano.eu