Una pala eolica, lunga anche decine di metri, arrivata a fine corsa. Oppure i pannelli e le strutture che restano a terra quando cala il sipario sulla settimana del design. Fino a poco tempo fa oggetti simili, fatti di compositi come la vetroresina, erano quasi irrisolvibili per la filiera del riciclo: ingombranti, costosi da spostare, difficili da lavorare. Quasi tutto finiva in discarica. YouRban ribalta lo schema con un'idea tanto semplice quanto radicale, là dove non è più il rifiuto a mettersi in viaggio verso una fabbrica lontana ma è la fabbrica a raggiungerlo.
Coordinato dal Dipartimento di Meccanica del Politecnico di Milano e finanziato dall'Unione Europea nell'ambito di Horizon Europe, nel solco del programma New European Bauhaus, il progetto ha appena concluso la fase sperimentale. Al centro c'è un impianto mobile e itinerante allestito su un camion, progettato per trattare e rigenerare sul posto i compositi a fine vita, la vetroresina in particolare. È un materiale che ci circonda più di quanto immaginiamo perché si trova negli sci e nelle racchette da tennis, in alcune componenti dell'auto, nei materiali da costruzione e proprio nelle grandi pale delle turbine eoliche. Secondo le stime citate dal progetto, nel 2025 l'Europa produrrà quasi 700 mila tonnellate di scarti di polimeri rinforzati.
Il cuore tecnologico è un modulo compatto ma sofisticato. Gli scarti vengono introdotti nell'impianto e sottoposti a un trattamento meccanico a secco, senza solventi chimici. Il materiale viene sminuzzato fino a separare le fibre di vetro dalla resina, ottenendo una materia prima seconda pronta per nuovi impieghi. Sviluppato con la startup Fibereuse Tech e lo studio Origoni&Steiner secondo un modello modulare e scalabile, il truck è replicabile e adattabile ai diversi distretti industriali e ai materiali da trattare.
La scommessa di YouRban, però, non è solo ingegneristica. Il responsabile del progetto, Marcello Colledani, docente del Dipartimento di Meccanica, vede il valore dell'esperimento nell'aver dimostrato che l'innovazione può e deve uscire dai laboratori per incontrare persone e territori. Vedere dal vivo uno scarto diventare prodotto aiuta i cittadini a capire cosa significhi, in concreto, economia circolare. Non a caso il camion è trasparente come una grande finestra che lascia osservare il processo mentre avviene, trasformando un'operazione industriale in comunicazione e didattica.
Da qui si aprono gli scenari applicativi più promettenti. Il primo è il servizio su richiesta alle imprese perché l'impianto può spostarsi nei distretti produttivi e lavorare gli scarti direttamente in loco, azzerando i costi di trasporto dei rifiuti. Il secondo riguarda i grandi eventi. Manifestazioni come la Fiera dell'Artigianato o la Design Week concentrano in pochi giorni enormi quantità di allestimenti temporanei e un impianto mobile permetterebbe di gestirne i residui in modo rapido e virtuoso. C'è, infine, la logistica delle aree remote: pensando ai parchi eolici, il truck potrebbe trattare sul posto le pale dismesse, senza doverle trasportare intere per centinaia di chilometri.
Fedele ai principi del New European Bauhaus, il progetto ha unito tecnologia ed estetica. Le soluzioni sono state validate sul campo con due tappe pubbliche a Milano e Barcellona e una terza, in forma ridotta, a Vienna, che hanno coinvolto anche il Dipartimento di Design del Politecnico. Il suo ruolo, come racconta il docente Stefano Maffei, è stato accompagnare il lavoro creativo di designer e artisti selezionati tramite open call. Professionisti internazionali hanno trasformato i compositi rigenerati dall'impianto in prototipi funzionali di arredo urbano e oggetti d'uso, dimostrando che un rifiuto complesso può tornare a vivere anche come oggetto bello, oltre che utile.
Con la sperimentazione conclusa, YouRban ha davanti la prova più delicata, ovvero passare dal prototipo al servizio. Il camion sarà presentato al pubblico durante il Festival dell'Ingegneria del Politecnico di Milano, in programma il 19 e 20 settembre nelle sedi Leonardo e Bovisa. Il progetto, che coinvolge sette partner tra Italia, Spagna, Austria e Lituania, porta con sé una promessa semplice, quella di riportare il riciclo vicino a chi produce e a chi vive le città, rendendolo visibile, partecipato e persino spettacolare.