Storie di Turismo Rigenerativo / Il Tevere non si può navigare? Evviva il Tevere!

di Federico Massimo Ceschin

07/02/2026

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«Questa è una delle storie che amo di più. Una di quelle che racconto nelle aule di formazione, nei convegni e nelle tavolate conviviali. È una storia di sogni che si realizzano, di coraggio, di coerenza e di cocciuta resilienza, con tutti i contorni della sfida». Così Federico Massimo Ceschin introduce la narrazione, a tratti fiabesca ma completamente reale, di un manipolo di amici appassionati e testardi che da decenni mettono in scena una delle esperienze più incredibili di turismo in natura: la Discesa Internazionale del Tevere. 

La Discesa è uno storico viaggio collettivo - sportivo, turistico e culturale - a tappe lungo l'intero percorso del Tevere. È uno dei più importanti eventi europei di pagaia, molto conosciuto in Italia e - soprattutto - all’estero, in particolare nei paesi del Nord Europa e di lingua tedesca. Si può partecipare a tutte le tappe o solo a quelle desiderate. 

Il fiume Tevere, purtroppo, non è ancora attrezzato per lo sviluppo di un turismo fluviale. Ma un manipolo di volontari, da cinquant'anni, creano le condizioni “straordinarie” per poter scendere il fiume in gruppo, superando mille ostacoli e le infinite difficoltà logistiche legate alla complessità del fiume lungo tutto il suo percorso, dalle sorgenti alla foce, consentendo a ciascuno di affrontare l'intero percorso con la propria canoa o con il sup, ma anche a piedi e in bicicletta. 

Il Tevere è il principale fiume dell'Italia centrale e peninsulare: con i suoi 405 km di corso è il terzo fiume italiano per lunghezza (dopo il Po e l'Adige). Ma è anche il primo fiume appenninico per lunghezza e portata, bagnando direttamente 4 regioni (Emilia-Romagna, Toscana, Umbria e Lazio), 8 province (Forlì-Cesena, Rimini, Arezzo, Perugia, Terni, Viterbo, Rieti e Roma) ed 82 comuni della Valle del Tevere, tra cui città come Perugia e Roma. 

La sorgente del fiume Tevere si trova sulle pendici del Monte Fumaiolo a 1268 m s.l.m., sul lato dell'Emilia Romagna che già volge verso la Toscana, vicino alle Balze, frazione del comune di Verghereto (in provincia di Forlì-Cesena). Accanto alla sorgente è stata posta nel 1934 una colonna di travertino con tre teste di lupo sovrastate da un'aquila rivolta verso Roma, con incisa la frase retorica «Qui nasce il fiume sacro ai destini di Roma». 

A pochi chilometri dalla sorgente, il Tevere lascia la Romagna per entrare in Toscana (nella provincia di Arezzo), attraversandola per un breve tratto con regime torrentizio, tra Pieve Santo Stefano e Sansepolcro. Attraversa poi l'Umbria scendendo da quota 300 a quota 50 m (Alta valle tiberina). 

Alla fine del tratto collinare del percorso fu realizzata negli anni Cinquanta del Novecento una diga finalizzata alla generazione di energia elettrica, all'epoca destinata soprattutto alle Acciaierie di Terni, le cui acque alimentano due bacini artificiali: il lago di Corbara e il lago di Alviano, con 500 ettari di ambiente umido che ospitano un'oasi naturalistica. Il tratto finale del suo corso umbro - di circa 50 km - costituisce il Parco fluviale del Tevere

Da Città di Castello il fiume incrementa progressivamente la sua portata, dopo la confluenza degli affluenti Chiascio, Nestore, Pagli e aver ricevuto le abbondanti acque del Nera. Nel comune di Civita Castellana confluiscono anche le acque del fiume Treja, quasi di fronte al torrente L'Aia, tra le aree archeologiche di Foglia e Poggio Sommavilla, determinando una maggiore portata che ne modifica sostanzialmente i connotati fluviali, con le enormi anse che si alternano a golene e aree ripariali: famoso è il fiasco che si può ammirare dai terrazzi alluvionali di Ponzano romano e Forano. 

Tra i comuni di Nazzano, Torrita Tiberina e Montopoli di Sabina riceve le acque del torrente Farfa. Poco più a valle della confluenza nel Tevere, dopo la costruzione della diga Enel, si è formato il Lago di Nazzano area umida tutelata dalla convenzione Ramsar per l'aviofauna migratoria internazionale gestita dell'Ente Regionale Riserva naturale Nazzano Tevere Farfa per la preservazione delle biodiversità. Nel comune di Capena riceve le acque dell'antico fiume Capenas, il torrente Scorano, mentre a Labaro (alle porte di Roma) quelle del fiume Cremera. 

Mentre il fiume attraversa lentamente Roma, riceve le acque dell'Aniene che incrementa a quasi 320 m³/s la portata media. Infine, dopo un percorso di altri 30 km, sfocia nel mar Tirreno a Ostia, in un delta di due soli bracci: uno naturale, detto Fiumara grande, e uno artificiale - il Canale di Traiano - che delimitano l'Isola Sacra a Fiumicino. Nell'antichità i bracci erano tre, essendo la foce del Tevere nei pressi di Ostia Antica. 

«Il fiume fu utilizzato per molti secoli come via di comunicazione: in epoca romana il naviglio mercantile poteva risalire direttamente fino a Roma, all'Emporio che era situato ai piedi dell'Aventino, mentre barche più piccole e adatte alla navigazione fluviale trasportavano merci e prodotti agricoli dall'Umbria, attraverso un sistema navigabile capillare che penetrava nella regione anche attraverso gli affluenti, in particolare Chiascio e Topino», spiega Roberto Crosti, attuale presidente e portavoce dell'associazione sportiva Discesa Internazionale del Tevere, erede di una storia che si tramanda da oltre mezzo secolo, di volontario in volontario. 

La navigabilità del Tevere: per le associazioni sportive si può fare, con soluzioni creative, ma l'idea centrale è rendere possibile il trasporto pubblico. 

«Oggi la navigabilità è molto limitata, con navigabilità commerciale assente e soltanto alcuni tratti parzialmente navigabili, pochi punti di attracco, spesso in disuso. Ma la nostra associazione, dal basso, senza particolari attenzioni e potendo contare unicamente sul supporto volontario degli associati e degli amici, si propone di dare un contributo per far conoscere quale sia l’effettivo stato dell'arte a fronte delle potenzialità della navigabilità tiberina», spiega Roberto. 

«La navigabilità del Fiume Tevere non è soltanto possibile ma addirittura realizzabile, peraltro in tempi relativamente brevi ed a costi iniziali niente affatto eccessivi, qualora si volesse perseguire l’obiettivo di una percorribilità a tappe - prosegue - come i nostri volontari dimostrano da decenni. Almeno da un punto di vista di piccoli gruppi di turisti, si può scendere dalle sorgenti in canoa o in sup: quando le rapide o le dighe impediscono di proseguire, l'organizzazione ritira le imbarcazioni con un furgone e lascia ai partecipanti le biciclette, che saranno recuperate qualche chilometro più a valle, dove sono restituiti i natanti». 

«Nella parte urbana, invece, è possibile pensare di utilizzare imbarcazioni di nuova concezione, oggi ampiamente utilizzate in Europa, capaci di trasportare fino a 250 passeggeri e dotate di motori ibrido elettrici e basso impatto ambientale, che rendono realizzabile l’idea di rendere il Tevere una valida alternativa di trasporto pubblico, contribuendo al decongestionamento della mobilità terrestre e rappresentando un'alternativa interessantissima per giungere nella Capitale con un servizio sicuro e veloce», aggiunge.
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