C’è sempre un fraintendimento di fondo nei temi del contemporaneo, e un abuso di parole con una superficialità dei significati.
Che cosa vuol dire sostenibile? È un “carico” una responsabilità che si può assumere, per un tempo relativamente lungo senza esaurire chi porta quel carico, un utilizzo efficiente e rispettoso delle risorse, ma anche sostenibile vuol dire che risponde a una domanda, a una richiesta, a un bisogno.
Pertanto prima di dare risposta bisogna valutare, pianificare, costruire una visione, ed essendo la cultura “avere cura”, va perfettamente a braccetto con la sostenibilità, ne indica il modo, “come assumere questo carico”.
Così, il valore sostenibile della cultura risiede nella sua capacità di generare benessere duraturo, ambientale, sociale, economico e identitario, attraverso la trasmissione di saperi, pratiche e significati che rafforzano la coesione delle comunità e il rispetto per l’ambiente.
È un sistema complesso, multifattoriale, e non potrebbe essere diversamente visto che il Territorio stesso è “Soggetto vivente ad alta complessità” (Magnaghi, 2000). “Come”, con la cultura.
La cultura è il motore silenzioso della sostenibilità, non consuma risorse, ma le rinnova nel tempo, non inquina, ma connette, non si esaurisce, ma si moltiplica quanto più viene condivisa.
Il valore sostenibile della cultura è qualcosa che già nel passato era attivo e conosciuto, sta nello stesso concetto di Made in Italy, quale modo di fare: gli stessi artisti rinascimentali elaborarono metodi e strategie che oggi fanno parte del bagaglio culturale delle imprese contemporanee cosiddette “sostenibili”. Pensiamo a Raffaello, capace di ricorrere a vere e proprie strategie di posizionamento, all’interno di una politica di autopromozione; pensiamo alla bottega rinascimentale, un modello imprenditoriale fortemente votato all’innovazione, con modalità rivoluzionarie di acquisizione e formazione del sapere, di confronto e di condivisione delle conoscenze. Una knowledge economy ante litteram, oggi applicata nelle botteghe digitali. Pensiamo alla curiosità, al desiderio di esplorare inediti itinerari commerciali, all’idea di fiera come luogo di scambi sociali e culturali che è l’embrione dell’Humanisǐic Tourism, un modo di viaggiare basato sull’umanesimo che spesso si sviluppa insieme al business.
L’arte stessa è da sempre un mezzo potente per comunicare, innovare e legare il proprio nome a un territorio, un modo di fare Made in Italy che parte dal Rinascimento e arriva ai giorni nostri.
È valore condiviso, è sostenibilità.