Alla vigilia di Ecomondo 2025, la fotografia dell’economia circolare italiana restituisce un Paese in movimento, capace di coniugare efficienza industriale e sensibilità ambientale. L’Italia si colloca tra i leader europei della transizione verde, seconda solo ai Paesi Bassi nel 7° Rapporto Nazionale sull’Economia Circolare, con un punteggio di 65,2 su 100. Un risultato che riflette un sistema produttivo dinamico, orientato al recupero e alla rigenerazione delle risorse.
I numeri raccontano un modello che funziona. Nel 2023 il tasso di riciclo degli imballaggi ha raggiunto il 75,3%, superando ampiamente la media europea del 67% e già oltre gli obiettivi fissati dall’UE per il 2025 e il 2030. Anche la produttività delle risorse segna un primato: ogni chilo di materiale utilizzato genera in Italia 4,3 euro di PIL, contro i 2,7 euro della media continentale.
Altro indicatore chiave è quello dell’uso di materia seconda, ossia i materiali riciclati reimmessi nei cicli produttivi: nel 2023 l’Italia ha toccato il 20,8%, quasi il doppio del valore europeo (11,8%), conquistando il secondo posto in classifica. La capacità di trasformare scarti in risorse è una cifra distintiva del nostro Paese, sostenuta da filiere mature e consolidate.
Carta, acciaio, vetro e alluminio sono le punte di diamante di questo sistema: nel 2024 i tassi di recupero hanno raggiunto rispettivamente il 92,3%, l’87,8%, il 77,4% e il 70,3%, contribuendo a un riciclo complessivo – tra rifiuti urbani e speciali – dell’85,6%. Risultati che collocano l’Italia tra le economie più virtuose dell’Unione.
La transizione circolare non riguarda solo i materiali, ma anche la capacità di affrontare le sfide legate alle materie prime critiche – come litio, cobalto, nichel e terre rare – indispensabili per le tecnologie energetiche e digitali. L’Europa punta entro il 2030 a ridurre la dipendenza dall’estero, fissando obiettivi precisi: estrarre il 10%, raffinare il 40% e riciclare almeno il 25% di queste materie. L’Italia sta muovendo passi importanti in questa direzione, soprattutto nella gestione dei RAEE, i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche.
Nei primi otto mesi del 2025 sono state raccolte oltre 236.000 tonnellate di RAEE, con un incremento del 2% rispetto all’anno precedente. I grandi elettrodomestici rappresentano il 65% del totale, ma crescono anche i piccoli apparecchi, con un aumento del 5% nel volume avviato a riciclo.
Accanto ai risultati, emergono tuttavia criticità che richiedono politiche di lungo periodo. Il consumo di suolo rimane uno dei nodi più complessi: tra il 2012 e il 2022 l’Italia ha perso in media 68,7 km² all’anno, contro appena 8 km² di superficie recuperata. Il costo della perdita di servizi ecosistemici è stimato tra 7 e 9 miliardi di euro tra il 2006 e il 2023, un dato che misura in termini economici il valore sottratto al capitale naturale.
Un’altra sfida cruciale riguarda il capitale umano. Il mondo del lavoro verde cresce, ma non abbastanza in termini di competenze. Nel 2024 il 7,7% delle offerte di lavoro pubblicate su LinkedIn riguardava posizioni legate alla sostenibilità, ma gli esperti segnalano un disallineamento tra domanda e offerta. Si stima che entro il 2030 fino a un quinto dei posti “green” potrebbe restare vacante per mancanza di figure qualificate.
Le previsioni per il quinquennio 2025-2029 parlano chiaro: il fabbisogno complessivo nel settore potrebbe raggiungere tra i 3,3 e i 3,7 milioni di occupati, con una crescita potenziale fino a 679mila nuovi posti di lavoro. Ma senza investimenti mirati in formazione e competenze digitali, questa opportunità rischia di restare solo teorica.
Ecomondo 2025 accoglierà questo dibattito nel suo ampio programma di incontri e tavole rotonde, offrendo una piattaforma internazionale dove dati, politiche e tecnologie si incontrano per disegnare la prossima fase della transizione. L’Italia arriva a questo appuntamento con risultati solidi e una prospettiva chiara: fare della circolarità non solo una strategia ambientale, ma una leva di crescita economica e occupazionale, capace di generare valore in modo sostenibile e condiviso.