Animali a parte, la fase 2 del virus, assieme al distanziamento sociale, si porterà dietro un cambiamento nelle abitudini alimentari, così apparentemente e indissolubilmente legate al consumo di materie e materiali? Diventeremo più circolari nella distanza sociale? Secondo Il Foglio, intanto: “È così che l'Italia, prima in Europa per indice di circolarità, sta affrontando la crisi in corso: tra aumenti dello stoccaggio concessi per trattenere negli impianti più rifiuti (e più a lungo) e l'incremento della capacità delle discariche. Misure applicate a macchia di leopardo, che renderanno ancora più evidente il dislivello del servizio sui territori e di cui non si sa ancora come saranno gestiti i costi”.
Rincara il Corriere: “Impianti fermi, piattaforme di conferimento sature, trasporti difficili. Accanto all’emergenza sanitaria, presto l’Italia potrebbe avere un’emergenza rifiuti, se la filiera del riciclo si inceppa definitivamente. Già sotto pressione per la chiusura dei confini cinesi, che non fanno più entrare le materie prime seconde in arrivo dall’estero, causando il crollo dei prezzi, il sistema dell’economia circolare italiana ora rischia il collasso per colpa del Coronavirus. 'Il problema è enorme. Paradossalmente proprio perché l’Italia è un Paese che ricicla moltissimo, l’effetto di un blocco potrebbe essere drammatico sulla gestione dei rifiuti urbani', spiega Francesco Sicilia, direttore dell’Unione Nazionale dell’Imprese Recupero e Riciclo Maceri”.