Se dovessimo guardare ai prossimi candidati, alcuni Stati membri sembrano avere caratteristiche favorevoli.
L'Italia potrebbe essere tra i primi, non solo per la presenza di un'importante industria tessile e manifatturiera, ma anche per l'interesse già manifestato verso un'iniziativa europea condivisa. Una regolazione dell'ultra-fast fashion rappresenterebbe anche uno strumento di tutela della competitività delle produzioni ad alto valore aggiunto. L'Italia è impegnata nell'attuazione delle nuove regole UE su ecodesign, passaporto digitale dei prodotti ed estensione della responsabilità del produttore, per coniugare competitività del Made in Italy ed economia circolare.
Anche i Paesi Bassi e i Paesi nordici potrebbero assumere un ruolo di primo piano. Da anni promuovono politiche avanzate sull'economia circolare, sulla responsabilità estesa del produttore e sul consumo sostenibile, dimostrando una particolare sensibilità verso strumenti fiscali e normativi che correggano le esternalità ambientali.
La Germania potrebbe seguire con maggiore cautela, cercando un equilibrio tra sostenibilità, competitività industriale e armonizzazione del mercato unico.
Più che iniziative nazionali isolate, è però plausibile attendersi una progressiva convergenza europea. La questione centrale non riguarda soltanto la moda, ogni mercato risponde agli incentivi che gli vengono dati.
Quando riparare costa più che sostituire, quando il prezzo non riflette il consumo di risorse, le emissioni o gli impatti sociali lungo la filiera, il problema non è il consumatore: è il sistema economico che sta inviando segnali distorti, e la legge francese prova a correggere proprio questi segnali.
Non risolverà da sola il problema dell'ultra-fast fashion, né affronta completamente temi cruciali come il fine vita dei prodotti o la gestione dei rifiuti tessili. Tuttavia, introduce un principio destinato probabilmente a diventare sempre più centrale nelle politiche europee: la sostenibilità non può restare una scelta volontaria affidata esclusivamente alla sensibilità dei consumatori, ma deve essere incorporata nelle regole che governano il mercato.
Se ciò accadrà, la domanda non sarà più se altri Paesi seguiranno la Francia, ma quando e con quali strumenti.