La guerra degli americani contro le rotatorie stradali

di Giovanni Franchini

21/07/2025

La guerra degli americani contro le rotatorie stradali

Alla fine il sindaco ha perso le elezioni per duecento voti. E la colpa, con ogni probabilità, è delle rotatorie stradali. "Ma non fa niente, lo rifarei", dice. Nella città di Ashland, Kentucky, ventimila abitanti nel cuore dei monti Appalachi, la resistenza alle rotatorie si è manifestata al di là di ogni immaginazione. Sicuramente al di là di quella del sindaco Joshua Blanton, quando ha deciso di rifare Winchester Avenue, il viale principale della cittadina, abolendo i semafori e mettendoci delle rotatorie.

Visto dall'Europa sembra assurdo, da noi le rotatorie sono ovunque, anche nei piccoli comuni. Ma negli Stati Uniti - come  racconta la testata Bloomberg in un ampio reportage - ogni rotonda è un campo di battaglia tra due visioni del mondo: quella dell’automobilista che pretende di avanzare senza interruzioni e quella dell’urbanista che tenta, con pazienza, di migliorare la mobilità, diminuire i tempi di attesa ai semafori (con conseguenti emissioni di CO2) e restituire un po’ di spazio e sicurezza ai pedoni.

Nonostante la mancata rielezione, Blanton non ha mai smesso di crederci. “È diventata un’abitudine,” racconta, spiegando perché, ogni sera, dopo aver messo a letto il figlio, prende l’auto e attraversa la città per guardare le nuove rotonde. “Siamo stati così coinvolti che è difficile lasciar perdere".

Una battaglia culturale

La resistenza americana non è solo un fatto estetico o logistico. È psicologica, culturale. Le rotatorie moderne, quelle in cui si dà la precedenza a chi è già dentro l’anello, richiedono una forma di negoziazione. Non c’è un semaforo che comandi. Devi rallentare, osservare, cedere il passo. Devi, in altre parole, ammettere che non sei solo sulla strada. Un gesto semplice, profondamente europeo.

E infatti in Europa è routine. Negli Stati Uniti, è un atto sovversivo.

E così, ad Ashland, tutto si è complicato. Un video diventato virale mostra un’auto che attraversa una rotonda come se non ci fosse, dritta, senza nemmeno curvare. Un meteorologo ride in diretta. I commercianti si lamentano per i disagi del cantiere. Su Facebook e Reddit piovono insulti. Blanton prova a rispondere, ma poi cancella tutto. “Non volevo alimentare polemiche,” spiega.

La sensazione, per molti, è che la rotatoria sia il simbolo perfetto di un governo che impone, che non ascolta, che complica la vita. "Era il pretesto che mancava - dice Blanton - per una cittadinanza già scettica verso ogni intervento pubblico".
 
Una delle rotatorie di Carmel, IndianaUna delle rotatorie di Carmel, Indiana


Il modello Carmel

Ma c’è un luogo, negli USA, dove le rotonde sono diventate motivo d’orgoglio. È Carmel, Indiana: sobborgo residenziale, un tempo ebbe come sindaco anche l'attore e regista Clint Eastwood. Qui oggi sono state realizzate oltre 150 rotatorie, la città con il primato nazionale. Tutto merito di un sindaco. Jim Brainard, che, trent’anni fa, tornò da un viaggio nel Regno Unito con un’idea fissa: sostituire i semafori con anelli di asfalto.

"All’inizio gli ingegneri non volevano nemmeno firmare i progetti", ricorda oggi Brainard. “Così sono andato alla biblioteca dell’università, ho fotocopiato qualche pagina e gliele ho date da leggere".

Oggi, lo stesso ingegnere è considerato uno dei massimi esperti del settore. E Carmel, nonostante qualche malumore iniziale, è diventata un esempio da manuale. "La gente risparmia benzina" dicono i residenti. "Non dobbiamo mai fermarci". Vallo a dire in Kentucky!

Una storia americana

Ma Ashland non è Carmel. Qui la storia è più complicata. Winchester Avenue, un tempo viale industriale, corre nel cuore di un centro storico semi-deserto. Amanda Clark, commissaria uscente, lo ricorda bene: "Era un’autostrada urbana. Nessuno voleva camminarci. Era pericoloso".

Il progetto di riqualificazione, co-finanziato dallo stato del Kentucky, prevedeva la riduzione delle corsie e l’aggiunta di rotonde per rallentare il traffico. Ma l’iter si è trasformato in una partita a scacchi tra Comune, tecnici e funzionari statali. "Dicevamo ai costruttori di fare una cosa, loro ne facevano un’altra. E alla fine toccava a noi rispondere ai cittadini", dice Clark. "Non avevamo il controllo".

Quando i cantieri hanno bloccato le strade, la rabbia è esplosa. I politici locali - colpevoli, agli occhi di molti, di aver "voluto" il progetto - sono stati puniti alle urne. Solo uno su quattro è stato rieletto.
 

Commenti negativi durante la costruzione delle rotatorie ad AshlandCommenti negativi durante la costruzione delle rotatorie ad Ashland


Un’occasione mancata?

Intanto però, a distanza di un anno, le cinque rotatorie sono lì, funzionanti. La segnaletica è chiara, i marciapiedi rifatti, qualche nuovo negozio ha aperto. Ma la ferita politica è ancora aperta.

Secondo Lee Rodegerdts, ingegnere e consulente esperto di rotatorie, il problema è sempre lo stesso: la comunicazione. Non puoi solo annunciare cosa farai. Devi costruire consenso. Far parlare anche altri: cittadini, associazioni, negozianti, genitori". Se il messaggio arriva da più voci, la comunità ascolta. Se viene solo dal Comune, si crea diffidenza.

Blanton lo sa. Durante il progetto, ha fatto di tutto: droni, video, mappe online, incontri. Ma mancava il sostegno esterno. "I negozianti contrari erano rumorosi. Quelli favorevoli non parlavano. E noi, da politici, non potevamo permetterci di attaccarli pubblicamente".

Eppure, rifarebbe tutto. “Come tante città degli Appalachi, dobbiamo cambiare da dentro. E imparare da chi certe cose le ha già fatte".

Alla fine, Joshua Blanton continua a girare intorno a quelle rotonde. Non per nostalgia, ma per convinzione. E forse anche per chiedersi, ogni sera, quante altre città americane potrebbero migliorare la loro vivibilità… se solo i politici non avessero così paura di perdere voti.