La politica agricola europea sfida il futuro

di Lorena Giglio

31/03/2023

La politica agricola europea sfida il futuro


La PAC – politica agricola comune – ha recentemente compiuto sessanta anni. Quali sono le prospettive per il prossimo futuro?

La nuova programmazione conferma l’elevata complessità di questo strumento, tanto che l’entrata in vigore in ritardo (1° gennaio 2023) è da attribuire ai molteplici negoziati che hanno richiesto ben due anni di regolamento transitorio. La nuova PAC ha partecipato alla nascita di un’ambizione europea, raccontata nel Green Deal. In particolare, le strategie di Biodiversità e Farm to Fork hanno inevitabilmente condizionato gli obiettivi della politica agricola. Quello a cui si sta assistendo in questo momento è un vero e proprio cambio di paradigma nell’agricoltura moderna, che vuole avere un ruolo da protagonista nella lotta al cambiamento climatico. Raggiungere la “neutralità climatica” entro il 2050 (quindi emissioni nette pari a zero) richiede un grande impegno per mitigare gli impatti negativi e adattarsi alle nuove condizioni.

L'architettura verde

Nuovi obiettivi richiedono nuovi strumenti e per questo il pacchetto normativo della riforma PAC 2021-2027 annuncia delle novità, tra cui l’“architettura verde” e il New Delivery Model. Quest’ultimo, letteralmente “nuova modalità di lavoro”, assegna una maggiore autonomia e responsabilità a ogni singolo Stato che diventa il protagonista nelle scelte delle strategie più adatte al proprio territorio. Ogni membro è chiamato a redigere un “Piano Strategico Pac” (PSP), documento che contiene gli obiettivi, le modalità, gli indicatori di valutazione delle performance e tutti gli interventi previsti nei due pilastri con i rispettivi fondi di finanziamento (FEAGA e FEASR).

Una delle più grandi novità risiede nell’architettura verde, che vuole incentivare le aziende agricole ad aumentare il proprio impegno per contrastare i cambiamenti climatici, valorizzare il paesaggio rurale e proteggere la biodiversità. Il primo strumento dell’architettura verde è la condizionalità rafforzata, seguita dagli eco-schemi e dai pagamenti agro-climatico-ambientali. La condizionalità è una conditio sine qua non per percepire il sostegno di base al reddito per la sostenibilità. Si parla di condizionalità “rafforzata” in quanto sono compresi gli impegni del vecchio pagamento greening. L’impostazione si basa sul rispetto dei Criteri di gestione obbligatori (CGO) e delle Buone condizioni agronomiche e ambientali (BCAA). Nella nuova programmazione sono inserite due nuove BCAA, la prima relativa alla rotazione delle colture sui seminativi; la seconda relativa all’inserimento di una percentuale di suolo destinata a colture non produttive (come un prato permanente). Insieme alla condizionalità rafforzata, l’Italia ha recepito anche gli impegni relativi alla condizionalità sociale, che subordina l’erogazione degli aiuti al rispetto delle norme di base (nazionali ed europee) relative alla salute e sicurezza nel posto di lavoro.

Il primo pilastro

Secondo quanto stabilito dal PSP, nel nostro Paese sono cinque i pagamenti diretti del primo pilastro destinati agli agricoltori attivi:

  • il sostegno di base al reddito per la sostenibilità: pagamento annuale disaccoppiato basato sul valore dei diritti all’aiuto assegnati nel 2015, ma con valore ricalcolato in virtù del processo di convergenza interna;
  • i regimi per il clima, l’ambiente e il benessere degli animali (eco-schemi);
  • il sostegno ridistributivo complementare al reddito per la sostenibilità: pagamento disaccoppiato annuale per ettaro, con importo unitario calcolato in base agli ettari ammissibili (massimo 14 ha). Le aziende compatibili con questo sostegno hanno dimensioni tra gli 0.5 e i 50 ettari. Sono escluse le grandi aziende e quelle troppo piccole, eccessivamente frammentate.
  • il sostegno complementare al reddito per i giovani agricoltori: pagamento annuale disaccoppiato per ettaro ammissibile (massimo 90 ha), che può essere percepito dal giovane agricoltore per un periodo massimo di cinque anni.
  • il sostegno accoppiato al reddito: settori come latte, carni bovine, ovi-caprine, colture tra cui alcune proteiche, sono ammissibili per ricevere dei pagamenti accoppiati.

Al contrario della precedente programmazione, rimane escluso il sostegno ai piccoli agricoltori.

Gli eco-schemi

Un accento è posto sugli eco-schemi, una misura volontaria per gli agricoltori che svolgono pratiche ambientali virtuose. Sono un aiuto compensativo, per bilanciare mancati ricavi o maggiori costi sostenuti. Ogni eco-schema prevede l’erogazione di un “importo previsto” definito per ettaro o UBA ammissibile che rispetta gli impegni introdotti.

ECO1: Pagamento per la riduzione dell’antimicrobico-resistenza e il benessere animale, per contrastare il fenomeno dell’antibiotico-resistenza e migliorare le condizioni degli animali allevati. Si applica su tutto il territorio nazionale e prevede due livelli di impegno: il primo è riservato agli allevatori che si impegnano a ridurre l’uso degli antimicrobici, monitorato attraverso il sistema Classyfarm; il secondo livello prevede l’adesione al sistema di qualità nazionale per il benessere animale con pascolamento.

ECO2: Pagamento per l’inerbimento delle colture arboree; prevede il mantenimento dell’inerbimento spontaneo o seminato nella SAU impegnata con colture permanenti, individuata e misurata nel SIPA (Sistema Identificazione delle Parcelle Agricole). Si applica nell’interfilare delle colture arboree o sulla superficie esterna alla proiezione verticale della chioma per quelle non a filare.

ECO3: Pagamento per la salvaguardia di olivi di valore paesaggistico; contempla il mantenimento e il recupero degli oliveti a valenza ambientale e paesaggistica, anche in consociazione con altre colture arboree.

ECO4: Pagamento per sistemi foraggeri estensivi con avvicendamento; spetta a chi effettua l’avvicendamento, almeno biennale, riportato nel Piano di coltivazione. L’avvicendamento riguarda le colture principali e secondarie, compresi i terreni a riposo, per un massimo di quattro anni consecutivi, escluse le colture di copertura.

ECO5: Pagamento per misure specifiche per gli impollinatori: incentiva gli agricoltori al mantenimento di una copertura dedicata a piante nettarifere e pollinifere a perdere, spontanee o seminate, nelle superfici con colture arboree o a seminativo.

Il secondo pilastro

Il secondo pilastro prevede otto aree di impegno trasversali divise a loro volta in più interventi, che variano dall’ambito ambientale e climatico, alla gestione del rischio, alla necessità di cooperazione e diffusione dell’informazione e delle conoscenze.

All’interno del secondo pilastro si trovano i pagamenti agro-climatico ambientali, che si differenziano dagli eco-schemi in quanto questi ultimi prevedono un impegno dell’agricoltore completamente volontario, rinnovabile su base annuale, mentre nel secondo pilastro è richiesto un impegno pluriennale.

La nuova architettura verde della PAC connette impegni obbligatori e volontari dei due pilastri, agevolando il percorso verso la realizzazione degli ambiziosi obiettivi dell’UE. Di questa programmazione è apprezzata la flessibilità tra i pilastri, che ha permesso ad ogni Stato di prevedere il passaggio di fondi dal primo al secondo, in base alle necessità del proprio territorio. In Italia si è ritenuto strategico incentivare lo sviluppo rurale, andando a ridurre di 3.65% i pagamenti diretti (quasi 133 milioni di euro), trasferendoli al secondo pilastro.

Sono diversi i pareri che classificano la PAC come una politica obsoleta, che ormai ha terminato la sua utilità. Nonostante il contesto in cui si è formata fosse diverso, questa politica resta uno strumento moderno, in grado di adattarsi e rispondere alle necessità in evoluzione dell’agricoltura e del contesto sociale. Resilienza, sostenibilità, lungimiranza, questi gli strumenti utili per stare al passo con la nuova strategia europea. Promuovere la condivisione di conoscenze, innovazione, digitalizzazione e connessione tra gli attori coinvolti, investire nella ricerca e nella formazione, per coprire tutti e tre gli aspetti della sostenibilità. L’area economica mira a promuovere un settore agricolo smart, competitivo, diversificato, per consolidare la food quality e food security e migliorare il posizionamento degli agricoltori lungo la catena del valore. Il piano ambientale vuole contemporaneamente tutelare gli ecosistemi e la biodiversità, attraverso strategie per mitigare e adattarsi ai cambiamenti, gestendo efficientemente il suolo, l’aria, l’acqua e valorizzando i servizi ecosistemici. Sul versante sociale si vuole rafforzare il tessuto socioeconomico delle zone rurali, promuovendo il ricambio generazionale, la parità di genere e valori come la sana alimentazione.