Il secondo pilastro prevede otto aree di impegno trasversali divise a loro volta in più interventi, che variano dall’ambito ambientale e climatico, alla gestione del rischio, alla necessità di cooperazione e diffusione dell’informazione e delle conoscenze.
All’interno del secondo pilastro si trovano i pagamenti agro-climatico ambientali, che si differenziano dagli eco-schemi in quanto questi ultimi prevedono un impegno dell’agricoltore completamente volontario, rinnovabile su base annuale, mentre nel secondo pilastro è richiesto un impegno pluriennale.
La nuova architettura verde della PAC connette impegni obbligatori e volontari dei due pilastri, agevolando il percorso verso la realizzazione degli ambiziosi obiettivi dell’UE. Di questa programmazione è apprezzata la flessibilità tra i pilastri, che ha permesso ad ogni Stato di prevedere il passaggio di fondi dal primo al secondo, in base alle necessità del proprio territorio. In Italia si è ritenuto strategico incentivare lo sviluppo rurale, andando a ridurre di 3.65% i pagamenti diretti (quasi 133 milioni di euro), trasferendoli al secondo pilastro.
Sono diversi i pareri che classificano la PAC come una politica obsoleta, che ormai ha terminato la sua utilità. Nonostante il contesto in cui si è formata fosse diverso, questa politica resta uno strumento moderno, in grado di adattarsi e rispondere alle necessità in evoluzione dell’agricoltura e del contesto sociale. Resilienza, sostenibilità, lungimiranza, questi gli strumenti utili per stare al passo con la nuova strategia europea. Promuovere la condivisione di conoscenze, innovazione, digitalizzazione e connessione tra gli attori coinvolti, investire nella ricerca e nella formazione, per coprire tutti e tre gli aspetti della sostenibilità. L’area economica mira a promuovere un settore agricolo smart, competitivo, diversificato, per consolidare la food quality e food security e migliorare il posizionamento degli agricoltori lungo la catena del valore. Il piano ambientale vuole contemporaneamente tutelare gli ecosistemi e la biodiversità, attraverso strategie per mitigare e adattarsi ai cambiamenti, gestendo efficientemente il suolo, l’aria, l’acqua e valorizzando i servizi ecosistemici. Sul versante sociale si vuole rafforzare il tessuto socioeconomico delle zone rurali, promuovendo il ricambio generazionale, la parità di genere e valori come la sana alimentazione.