La popolazione globale al limite? L'unica risposta possibile è l'economia circolare

di Paolo Marcesini

07/04/2026

La popolazione globale al limite?  L'unica risposta possibile è l'economia circolare
Per lungo tempo abbiamo raccontato la crescita della popolazione mondiale come una curva inarrestabile. Una linea ascendente capace di spiegare, da sola, le pressioni sugli ecosistemi, le crisi ambientali, perfino le disuguaglianze sociali.

Un recente studio guidato da Corey Bradshaw della Flinders University ci invita a cambiare punto di vista. Analizzando oltre due secoli di dati demografici globali, i ricercatori arrivano a una conclusione tanto semplice quanto destabilizzante: la crescita sta rallentando perché abbiamo già superato i limiti del pianeta. Scopriamo numeri alla mano una cosa che conoscevamo già. “Se le tendenze attuali continueranno, la popolazione globale raggiungerà un massimo e poi inizierà a stabilizzarsi o diminuire”, spiega Bradshaw. “Ma questo non significa che la pressione sull’ambiente si ridurrà automaticamente”. 

Un paradosso? “Significa che l'aumento della popolazione non si traduce più in una crescita più rapida”, osserva Bradshaw. “Stiamo assistendo a un rallentamento che riflette vincoli reali, biofisici, e non solo dinamiche sociali o economiche”. Non è un dettaglio. È il segnale di un sistema che ha iniziato a incontrare i propri confini.

Oggi siamo oltre 8 miliardi di persone. Secondo lo studio, potremmo arrivare a un picco compreso tra 11,7 e 12,4 miliardi tra la fine degli anni Sessanta e gli anni Settanta di questo secolo. Ma la vera notizia non è quando smetteremo di crescere. È che, già adesso, stiamo vivendo al di sopra delle possibilità della Terra.

Consumiamo ogni anno molto più di quanto gli ecosistemi riescano a rigenerare. È come se avessimo bisogno di quasi due pianeti per sostenere il nostro stile di vita. In questo squilibrio e nella sua lettura si gioca la partita decisiva. La popolazione globale continua ad aumentare, ma lo fa sempre più lentamente. In alcuni paesi  del mondo diminuisce.

“Il rallentamento della crescita non è sinonimo di sostenibilità”, sottolinea Bradshaw. “Anche con una popolazione stabile, livelli elevati di consumo possono continuare a superare la capacità della Terra”. Il calo demografico riguarda singole aree del pianeta, soprattutto le economie avanzate, dove nascono meno persone di quante ne muoiano. È ciò che accade anche in Italia, dove da anni si registra una riduzione delle nascite e un progressivo invecchiamento della popolazione.

Eppure, meno persone non significa automaticamente meno impatto. Anzi. Il nostro Paese, come gran parte dell’Europa, continua ad avere un’impronta ecologica elevata, legata a modelli di consumo e produzione ancora fortemente lineari. È il paradosso del nostro tempo: la pressione sul pianeta non dipende solo da quanti siamo, ma da come viviamo.

Se il limite è stato superato, non sarà la demografia a salvarci sottolinea la Flinders University,  serve una trasformazione profonda dei sistemi economici. Serve l'economia circolare  Ridurre l’uso di risorse vergini, progettare prodotti che durino nel tempo, recuperare materia, eliminare lo spreco: non si tratta di rinunciare al benessere, ma di ridefinirlo.

Il possibile picco demografico tra il 2060 e il 2070, allora non è un avvertimento ma una linea oltre la quale si aprono scenari diversi: equilibrio o crisi, rigenerazione o collasso. Dipenderà da ciò che faremo adesso.

Perché la vera domanda, oggi, non è più quanti saremo. Ma se saremo capaci di vivere usando l'unico pianeta che abbiamo a disposizione.