La sfida globale contro lo spreco di cibo e i rifiuti

di Paolo Marcesini

01/04/2026

La sfida globale contro lo spreco di cibo e i rifiuti

Se vogliamo costruire un futuro circolare, dobbiamo ripensare radicalmente il modo in cui produciamo, consumiamo e gestiamo il cibo.

Solo affrontando le cause profonde dello spreco — dagli inefficienze della filiera alla cultura dell’usa e getta passando per pratiche di acquisto e gestione domestica dei cibi — sarà possibile avvicinarsi all’obiettivo di ridurre i rifiuti e rilanciare un approccio circolare alla sostenibilità.

La Giornata internazionale dei rifiuti zero è una ricorrenza annuale proclamata dall’United Nations Environment Programme e dall’United Nations Human Settlements Programme per mobilitare l’azione globale su consumo sostenibile, produzione responsabile e soluzioni circolari per la gestione dei rifiuti. Quest’anno il tema scelto — lo spreco alimentare — ha puntato i riflettori sull’enorme portata di un fenomeno che minaccia la sicurezza alimentare, aggrava la crisi climatica e ostacola la transizione verso un’economia più circolare e resiliente.

Secondo dati recenti, circa un miliardo di tonnellate di cibo finisce ogni anno nella spazzatura, pari a quasi il 19% di tutto il cibo disponibile ai consumatori. Questa enorme quantità non rappresenta solo spreco di alimenti, ma anche uno smacco per la sostenibilità: la produzione di alimenti non consumati richiede terra, acqua ed energia, e genera tra l’8% e il 10% delle emissioni globali di gas serra, con una particolare incidenza sulle emissioni di metano, estremamente potente nel contribuire al riscaldamento globale. 

La giornata non è solo simbolo: è legata anche agli obiettivi della Agenda 2030, che puntano a ridurre almeno della metà lo spreco alimentare pro capite a livello globale entro il 2030, in linea con l’ambizioso programma di sviluppo sostenibile sottoscritto dai Paesi membri delle Nazioni Unite.

Nel corso delle celebrazioni del 2026, le Nazioni Unite hanno infatti evidenziato come lo spreco alimentare non sia un “problema di nicchia” ma una delle principali leve per contrastare il cambiamento climatico, proteggere le risorse naturali e rafforzare la sicurezza alimentare mondiale. In un messaggio ufficiale per l’occasione, il Segretario Generale dell’ONU ha ribadito l’importanza di iniziative come il Food Waste Breakthrough e No Organic Waste — lanciate durante la COP30 — che mirano a metà dello spreco alimentare entro il 2030, con la conseguente riduzione delle emissioni di metano fino al 7%. 

Il ruolo della Zero Waste Foundation, partner dell’iniziativa ONU, è centrale nel costruire ponti tra strategie istituzionali e azioni locali: la fondazione lavora con città, imprese e comunità per promuovere approcci sistemici di prevenzione dei rifiuti e di gestione sostenibile, sottolineando che zero waste non significa solo riciclo, ma riduzione, riuso, riparazione e ripensamento dei sistemi di produzione e consumo fin dalle loro origini.

La scelta di porre al centro lo spreco alimentare non è casuale: oltre a rappresentare una delle principali componenti dei rifiuti solidi urbani, lo spreco di cibo ha impatti profondi sulla giustizia sociale e sulla resilienza dei sistemi alimentari locali. Ogni pasto sprecato rappresenta risorse investite — acqua, fertilizzanti, lavoro umano, trasporto — che non solo non producono alcun valore nutritivo, ma si traducono anche in emissioni inutili di gas serra e in una maggiore pressione sugli ecosistemi. 

La Giornata internazionale dei rifiuti zero ha quindi offerto una piattaforma globale di riflessione e un richiamo all’azione per governi, imprese e cittadini: dalle politiche pubbliche che integrano la riduzione degli sprechi nei piani climatici e di biodiversità, alle strategie aziendali per ottimizzare la distribuzione e redistribuzione degli alimenti in eccedenza, fino ai comportamenti individuali che puntano alla pianificazione, conservazione e consumo consapevole dei cibi. 

In Italia, dove ogni settimana si stima che ogni persona getti oltre mezzo chilo di cibo — sebbene in lieve diminuzione rispetto agli anni precedenti — la sfida resta enorme. Ridurre lo spreco non è solo un imperativo ambientale, ma anche un gesto quotidiano di responsabilità sociale ed economica: ogni alimento risparmiato è una risorsa in più per ridurre l’impronta ecologica e per combattere la disuguaglianza alimentare

La “Giornata dei rifiuti zero” non è dunque un evento isolato sul calendario, ma un appuntamento di riferimento per una transizione culturale e sistemica. Ridurre lo spreco alimentare e abbracciare pratiche di prevenzione è una strada che — se intrapresa dalle comunità, dalle imprese e dalle istituzioni — può davvero accompagnare l’Italia e il mondo verso un futuro più equo, resiliente e circolare.