Si è svolta a Lecce l’anteprima del Festival “Territori Creativi – L’Officina delle idee”, ideato e promosso da Creative Lab e Creative Coaching APS in collaborazione con Confartigianato Imprese Lecce, Kairos Solutions, Polo Biblio-Museale di Lecce, Università del Salento e Camera di Commercio di Lecce, e approvato dal Consiglio Regionale della Puglia nel quadro delle iniziative dell’Avviso “Consiglio Aperto”.
Obiettivo – raggiunto – quello di ragionare sulla creatività come espressione culturale diffusa, leva di partecipazione civica e strumento di rigenerazione sociale, in un territorio che offre molteplici opportunità nei campi dell’arte, dell’artigianato, del design, dell’enogastronomia di qualità, della valorizzazione dei patrimoni.
L’INGEGNO DELLA MEMORIA è stato dedicato alla memoria attiva, all’intelligenza dei luoghi e al loro valore identitario, ai saperi materiali e immateriali che compongono la cultura dei territori. Le attività valorizzano la manualità, la narrazione, la comunità e il paesaggio come fonti vive di innovazione. Chair è stato Fabio Pollice, già rettore di Unisalento e membro della Società Geografica Italiana. Nel corso del panel Domenico Sturabotti, Direttore di Symbola, ha presentato il Rapporto 2025 Impresa Cultura. IL SEME E LE RADICI, condotto da Emanuela Aprile (Segretario provinciale Confartigianato Imprese Lecce) e Fiorella Perrone di Città del Gusto, ha raccontato come la creatività è motore di un pensiero trasformativo, produce cambiamento, contamina cultura, imprese, luoghi, prodotti, linguaggi, punto d’incontro tra generazioni, competenze e visioni. VISIONI DEL FUTURO, con Sarah Siciliano di Unisalento e Massimo del Monte di Kairos Solutions, ha definito la creatività come anticipazione e utopia concreta, immaginazione pubblica, esperienza collettiva. Il futuro viene evocato, narrato, disegnato, cantato. Le arti visive, la musica, la filosofia e la spiritualità laica costruiscono il senso profondo di un Festival umano.
Con Simone Piperno del Comitato promotore del Festival, abbiamo già in cantiere l’edizione prima del 2026: “La nostra anteprima ha confermato che la creatività è un atto politico, ovvero educare alla creatività significa formare coscienze progettanti, capaci di scegliere non solo cosa creare, ma per chi, con chi, e a quale prezzo. Non si tratta solo di inventare. Si tratta di assumersi la responsabilità dell’impatto che ogni idea, prodotto, esperienza o narrazione porta con sé. È un modo per dire: io non accetto il mondo così com’è, ma lo ricreo con le mani, le parole e le idee che ho”.
Perché la creatività è corpo vivente. Non si accumula, si attraversa. Si abita. Non è verticale, né orizzontale: è obliqua. È fatta di errori, rivelazioni, gesti, ferite. Non è un magazzino di dati da stipare nella mente come in uno scaffale ordinato. È un corpo che si muove, cambia, respira. Che si contrae quando ha paura e si espande quando è libero. È un organismo plurale, fatto di memorie antiche e intuizioni improvvise, di nozioni e di sogni, di pratica e di pelle. La creatività è permeata di errori. Fallire è il modo più creativo di imparare. Qui non temiamo il fallimento: lo studiamo, lo onoriamo, lo archiviamo. C’è una pedagogia che non passa per i manuali ma per le crepe. Una conoscenza che non nasce dall’imitazione del giusto, ma dalla frequentazione lucida dell’errore.