Negli ultimi anni sempre più iniziative culturali in Italia e in Europa si stanno configurando non solo come eventi artistici o di intrattenimento, ma come strumenti di cura coesione sociale, rigenerazione umana e inclusione.
In un momento storico in cui la politica culturale italiana e quella europea sono chiamate a rispondere non soltanto alle esigenze artistiche ma anche ai bisogni sociali, il Ministero della Cultura ha ribadito con forza il valore della cultura come strumento di inclusione.
L'approvazione, in Conferenza Stato‑Regioni, di un protocollo d’intesa con il Ministero della Salute per promuovere la “prescrizione dell’arte come cura”, è un’iniziativa volta a riconoscere ufficialmente il valore terapeutico della cultura nella promozione del benessere individuale e collettivo.
Secondo la sottosegretaria alla Cultura Lucia Borgonzoni, il provvedimento nasce dalla consapevolezza che la fruizione di opere d’arte, spettacoli teatrali, musica, letteratura e visite nei musei e nei parchi archeologici può avere effetti positivi sulla qualità della vita, migliorando stati d’animo, riducendo la solitudine e incentivando la socialità.
Il protocollo mira a superare l’attuale frammentazione delle sperimentazioni sul territorio creando un quadro nazionale coordinato: attraverso l’istituzione di un tavolo tecnico saranno censite le iniziative esistenti per costruire modelli replicabili e fondati su evidenze scientifiche.
L’idea non è sostituire le cure mediche, ma affiancarle: la cultura diventa così uno strumento di supporto terapeutico, utile ad esempio per persone affette da patologie neurodegenerative, disturbi dell’umore o condizioni di isolamento sociale.