In cosa consiste nel dettaglio questa capacità resiliente?
“Lo scopro nel marzo 2022 quando, appena aperti i confini dell'India dopo il lockdown, sono tornata in Ladakh. Appena arrivata non avevo ben chiaro dove andare esattamente, finché non sono capitata nella Valle di Zanskar, Questa è una regione isolata, fuori dalle cosiddette vie della seta e per questo meno toccata dal turismo o dalla militarizzazione che purtroppo è molto presente sul territorio. Per la sua conformazione è una terra che, a causa della neve, rimane isolata dal resto del mondo per gran parte dell'anno. Nella maggior parte dei villaggi c’è una grave carenza idrica, in particolare nei mesi cruciali di aprile e maggio quando c'è poca acqua nei torrenti e tutti gli abitanti fanno fatica a innaffiare i raccolti appena piantati. A metà giugno c'è invece un eccesso d'acqua e possiamo assistere a inondazioni improvvise causate del rapido scioglimento della neve e dei ghiacciai. Entro la metà di settembre tutte le attività agricole finiscono. Il problema acqua sta peggiorando, poiché i ghiacciai del cosiddetto “Terzo Polo” stanno scomparendo a causa del surriscaldamento globale e dell'inquinamento. In questa valle, grazie a una tradizione e cultura millenaria del saper fare, l’approvvigionamento idrico avviene attingendo direttamente dai ghiacciai e non dalle sorgenti o dai fiumi come accade di solito. Vengono costruiti e alimentati dei serbatoi di ghiaccio comunemente noti come “ghiacciai artificiali” utilizzati per l’irrigazione dei campi nel periodo tra la semina e la raccolta andando a compensare la carenza idrica che si viene a creare nel periodo in cui c’è più bisogno di acqua.
I ghiacciai artificiali sono delle vere e proprie meraviglie di ingegneria, una strategia di resilienza messa in atto da poco meno di un millennio dalla popolazione nativa. E funzionano, malgrado la crisi climatica. È bene specificare che funzionano finché esistono i ghiacciai naturali, nel momento in cui questi ultimi sparissero non esisterebbero nemmeno i cosiddetti ghiacciai artificiali. Una meraviglia che merita di essere studiata, compresa e innovata. Collegato a questa pratica vi è un elaborato sistema di conoscenza che viene tramandato oralmente di generazione in generazione attraverso storie e miti, fondamentali per la comprensione dei ghiacciai a cui vengono attribuite le categorie di "ghiaccio femminile" e "ghiaccio maschile”. Ciò implica una visione dei ghiacciai come essere animati: per far crescere un ghiacciaio è necessario "sposare" un ghiacciaio femmina e uno maschio. E poi c’è la tecnologia. Nel 2014 nasce il primo Ice Stupa, pensato e realizzato dell’ingegnere Sonam Wangchuk, che immagazzina l'acqua invernale, altrimenti sprecata, sottoforma di montagne di ghiaccio che si sciolgono e alimentano le fattorie quando gli agricoltori hanno più bisogno di acqua.