“Faccio sempre del mio meglio per ottenere che i miei lavori possiedano la doppia valenza di specchio e mantello...”, questa è una sua frase che spiega bene di cosa si tratta.
Si, l’autocostruzione è un principio in base al quale si realizzano interi quartieri dal punto di vista urbanistico e architettonico con edifici nuovi, tecnologicamente avanzati, sostenibili, servizi di mobilità alternativa, insomma utilizzando tutto quello che di innovativo, tecnologicamente avanzato e sostenibile è disponibile. Ma alla fine, non finisco, quegli edifici non li costruisco del tutto. Lascio a chi ci dovrà abitare decidere come dovrà essere il disegno finale delle loro abitazioni. Lo scopo è creare le condizioni affinché i luoghi generino benessere psicologico. È un fenomeno del resto che si comincia a vedere anche negli slum, i grandi insediamenti popolari al centro delle città sviluppate, specie asiatiche, dove nonostante tutti i problemi derivanti dalla mancanza dei servizi e al sovrappopolamento, si nota comunque una certa serenità psicologica dovuta ad un felice connubio tra vecchio e nuovo, antico e moderno.
E se la città è fatta da cittadini di culture, nazionalità, etnie diverse?
L'altro aspetto per far fronte all'inurbamento è fare in modo che le persone possano connettersi ai luoghi in cui vivono tenendo aperti e attivi i legami con la propria infanzia e la propria cultura. Ad esempio è molto importante che nelle città ci possano essere i luoghi che rappresentano diverse culture a partire da quella religiosa, attraverso la presenza di chiese, moschee, sinagoghe. E poi quella che si definisce come comunicazione transnazionale, ovvero l’utilizzo della tecnologia per connettersi ai luoghi della propria provenienza. Da questo punto di vista i social network sono importanti. Io vivo in Italia, ma con i social posso connettermi alle pagine Facebook della mia città d'origine, dove resto connesso con la realtà che ho lasciato, ma dalla quale non mi sono disconnesso. Insomma, i luoghi devono trasmettere identità e costruire ponti tra culture diverse, ponti che alla fine creano legami e uniscono le persone.
Arriviamo al tema della sostenibilità. Energie rinnovabili, rifiuti zero, economia circolare. Quanto influiscono questi principi sul benessere psicofisico individuale?
Influiscono molto e sono molto importanti. Se io so che determinati comportamenti favoriscono l'ambiente, il pianeta e di converso il luogo in cui vivo, attuarli mi gratifica e mi aiuta. Ma questa è una molla che deve scattare dal basso. L’atteggiamento positivo verso la sostenibilità, e ci sono molte ricerche che lo dimostrano, non avviene grazie alle campagne di comunicazione o per decisioni politiche che pure sono importanti. Si tratta di scelte personali. Di esempi. Succede in famiglia quando un figlio che si occupa di fare la raccolta differenziata rimprovera il padre che non ci sta attento. Vedere una persona alla quale si vuol bene impegnarsi in un comportamento virtuoso, spinge a fare le stesse scelte, innescando un circolo che potremmo definire di narcisismo altruista. Ed è questo che rende una città felice.