Il progetto per la diga di Genova interveniva sulla porzione più a levante dell’antemurale, collocata di fronte al quartiere della Fiera del Mare e in dialogo visuale con il Waterfront di Levante, in corso di realizzazione.
In questo contesto, lo studente Emiljano Nokaj proponeva l’inserimento di una funzione terrestre e la sua declinazione in chiave marittima e portuale. Sulla diga nasceva un “boatgrill”, insediamento estremo per il ristoro e la sosta durante i viaggi per mare. L’architettura, integrata nel profilo della diga esistente, era inserita in un sistema più ampio e complesso di attrezzature galleggianti: tre percorsi circolari che, intersecati con il profilo della diga, tracciavano sull’acqua tre aree protette con utilizzi specifici. In questo modo il progetto forniva attrezzature per il rifornimento di carburante e l’ormeggio di piccole e medie imbarcazioni, aree pubbliche di servizio del boatgrill e, al contempo, una zona balneare eccezionale con vista sulla città.
In ultimo, il progetto dello studente Andrea Rebora sul contesto olandese del porto di Rotterdam prendeva in considerazione gli aspetti di temporalità legati alla diga Maeslantkering. Finalizzate alla protezione del porto e della costa dalle inondazioni, le paratoie della massiccia infrastruttura sono azionate da un sistema automatico che si attiva all’innalzamento del livello delle acque. Da un studio sui livelli delle mareggiate sono stati pianificati diversi scenari che incrociano la frequenza di chiusure della diga all’anno con l’incidenza delle mareggiate, sia in termini di tempo che di innalzamento lineare del mare.
È su questi intervalli di tempo e variazioni metriche tra terra e acqua che agisce il progetto ipotizzando la realizzazione di un paesaggio produttivo temporaneo e mutevole. Sul bordo settentrionale del Nieuwe Waterweg è installato un sistema di piattaforme galleggianti che ospita orti botanici con tre tipi di coltivazioni locali. Nello scenario standard l’orto si trova al livello del mare e può ospitare coltivazioni con una lunghezza massima delle radici di 2 metri (barbabietola da zucchero), nello scenario di mantenimento le piattaforme si muovono in modo indipendente e permettono coltivazioni con una lunghezza massima delle radici di 1,2 metri (orzo), infine nello scenario di sicurezza le piattaforme si ritraggono verso la terraferma all’innalzarsi delle acque e possono ospitare piante con radici di massimo 60 cm (patate).
In continuità con il corso “Port-City Architectures. Inclusive and Hybrid Approaches for Land-Sea Settlements” (a.a. 2022/2023, codocenza con Arch. Michele Manigrasso), il corso Coastal Design and Other Extreme Environments continuerà la sua sperimentazione nell’anno accademico 2024/2025 sul tema “Operative Machines. The Port Grammar”.
LINK al Syllabus del corso 2024/2025
https://corsi.unige.it/en/off.f/2024/ins/81265