I primi paesaggi industriali e i colossi della rivoluzione meccanica, come fabbriche, treni, tram e ciminiere, facevano la loro prima, silenziosa e distaccata comparsa nelle tele e nelle pennellate di J.M.W. Turner, Claude Monet e Umberto Boccioni.
Ben lontane da essere rappresentazione critiche, quei dipinti hanno tramandato uno sguardo vergine sui cambiamenti di quel tempo, rendendo visibile e palpabile le prime forme di inquinamento antropico moderno.
Gli effetti e i prodotti di quel degrado, fino ad allora relegati a vedute e sfondi nelle tele, irrompevano materialmente nel mondo dell’arte; solo dagli anni Sessanta infatti, con l’avvento della società del consumo, nascevano le prime forme di arte di denuncia contro la moda dell’accumulo e dello spreco.
Il Nouveau Réalisme di Mimmo Rotella, Arman e Spoerri infatti, fondendo etica ed estetica, proponeva un'arte di materiali d’uso comune, oggetti di seconda mano, rifiuti e detriti, impegnata nel veicolare messaggi critici e riflessioni sulla realtà urbana e industriale.
Contemporaneamente l'Arte Povera e la Land Art, che emergevano negli stessi anni, rispondevano criticamente alla mercificazione dell'arte e all'impatto ambientale della società consumistica. Mentre Michelangelo Pistoletto nel 1967 realizzò la Venere degli Stracci, con cui rifletteva sul rapporto tra arte tradizionale e contemporanea, Richard Long, nel 1972 iniziò la serie Stone Circles, creando sculture effimere utilizzando solo materiali naturali trovati sul posto, senza alterare l’ambiente circostante.
L’arte diventa coscienza ecologica
Tra i contributi più significativi di quegli anni spicca 7000 Oaks di Joseph Beuys, un'opera di Land Art degli anni '80. Questo progetto prevedeva la piantumazione di 7000 querce nella città di Kassel, in Germania. Ogni piantumazione era collegata all'acquisto di un blocco di basalto: ogni volta che un privato o un collezionista comprava un pilastro, veniva piantata una quercia associata a quella lastra di pietra. In questo modo si creava un legame tangibile tra il committente e l'albero. Inoltre, veniva rilasciato un Baumzertikikat (Certificato dell’Albero) che, non sanciva tanto la proprietà del bene, quanto la partecipazione simbolica a questo atto d’arte.
Tra i collezionisti ad aver contribuito a quel progetto c’è Giorgio Cozzani, dottore e professore spezzino e grande estimatore d’arte che con il suo lascito al Comune della Spezia ha permesso l’istituzione del Museo di Arte Contemporanea della città. Il CAMeC tuttora conserva nei suoi archivi il certificato di Cozzani che attesta la partecipazione alle 7000 Oaks.
Ciò che stupisce ancora oggi di questo progetto è l’unione tra scultura ambientale, performance artistica, partecipazione attiva e coscienza ecologica che questo costituisce. Joseph Beuys ha lasciato alla città un’opera d’arte vivente, una testimonianza in continua trasformazione e in stretta connessione con la natura. Un’opera green e una vera e propria azione ambientale per riportare il verde nella città e far riflettere sull’importanza della rigenerazione e consapevolezza ambientale.
La coscienza ecologica dell’artista si riflette anche in Difesa della Natura che, sulla scia del progetto di Kassel, ha promosso la piantumazione di 7.000 alberi di specie a rischio in Abruzzo, nella convinzione che piantare alberi non sia solo un gesto ecologico ma un rito di salvezza per l'anima e per il pianeta.
La visione pioneristica di Beuys ha contribuito ad inaugurare un nuovo connubio tra arte ed ecologia, proponendo un’arte che deliberatamente contribuisce, in un atto collettivo, a creare un posto migliore nel mondo.