Richiesta come queste hanno bisogno di investimenti, innovazione e competenze. Quanto conta la ricerca e sviluppo nel mondo del packaging?
È decisiva. L’economia circolare non è un’etichetta: richiede integrazione verticale, ricerca, persone preparate. Non si tratta solo di produrre una scatola, ma di progettare una soluzione che migliori le vendite di un prodotto, riduca l’impatto ambientale, garantisca conformità normativa e generi valore per il cliente. Abbiamo investito in centri di ricerca, innovazione, aggiornamento costante delle competenze, compliance regolatoria e tecnologia. Aumentano le domande, occorre essere efficienti e veloci nelle risposte. Il packaging per le aziende è diventato un elemento strategico. E questo sta favorendo un processo di concentrazione nel nostro settore: servono grandi dimensioni, investimenti rilevanti, garanzia di fornitura e capacità di governare la complessità.
Il tema del rischio, in un modello finanziario sempre più influenzato dai fattori ESG, è centrale. La carta è giudicata dal mercato più competitiva di altri materiali perché percepita come meno rischiosa.
È un materiale naturale, molto semplice da spiegare e comprendere. Non richiede lo stesso sforzo comunicativo di altri materiali. Ma anche il nostro settore deve garantire integrità e tracciabilità. Il nuovo regolamento europeo PPWR (Packaging and Packaging Waste Regulation) introduce un principio culturale fondamentale: allineare la durata del packaging alla durata del prodotto. Non è razionale che un imballaggio utilizzato per pochi giorni resti nell’ambiente per decenni prima di biodegradare. In questo squilibrio tra brevità dell’uso e permanenza del materiale si gioca una parte importante della trasformazione futura del mercato.
Guardando al 2030, quale scenario immagina per il packaging in carta e cartone?
Vedo una crescita costante, con oscillazioni legate al contesto economico e geopolitico. Il rischio è che la sostenibilità diventi terreno di scontro ideologico: se estremizzata questa tensione, può generare reazioni contrarie. Ma il trend di fondo è chiaro. C’è ancora molto spazio di innovazione: riduzione del vuoto negli imballaggi, ottimizzazione logistica, miglioramento dell’esperienza di apertura, design funzionale.
Il packaging non è più un dettaglio. È parte integrante del prodotto e della sua narrazione. E probabilmente non abbiamo ancora visto tutto il potenziale che questo settore può esprimere.
In collaborazione con Smurfit Westrock Italia