Con il tempo, ogni creatura, animata e inanimata, invecchia.
Questo discorso vale tanto per gli oggetti di uso comune quanto per gli impianti industriali, le attrezzature e, addirittura, le infrastrutture.
Le nostre reti, ad esempio, perdono il 30% dell'acqua potabile e ben oltre il 50% delle reti fognarie sono assolutamente inadeguate, oltre che al buon senso, agli standard europei.
Soprassedendo sulla gravità dello spreco di una risorsa preziosa come l'acqua – cosa che meriterebbe un capitolo a parte –, riparare le condotte esistenti significa compiere un passo in direzione della sostenibilità e dell'economia circolare.
Purtroppo, le reti acquedottistiche e fognarie sono state le prime a essere posate, con la conseguenza che quasi sempre si trovano ormai sepolte da decine di altre reti, da urbanizzazioni prive di reale coordinamento e da terreni di riporto che, qualche volta, presentano stratificazioni secolari.
Esistono metodi alternativi al classico scavo a trincea per estendere la vita utile delle condotte sotterranee di acqua, gas e fognatura?
La tecnologia viene in nostro aiuto con le tecniche trenchless (dette anche no-dig), ovvero tecniche di sostituzione senza scavo delle reti idrauliche interrate.
Dette anche tecniche di relining, queste tecniche permettono di ripristinare una qualsiasi condotta sotterranea, ma adoperando un "ri-tubaggio" tecnologicamente avanzato.
In sostanza, si riescono a proteggere strutture e condotte dalla corrosione, ripristinare l'integrità strutturale, ridurre l'infiltrazione, eliminare difetti di costruzione, migliorare la qualità dell'acqua, aumentare la capacità di flusso senza i limiti dello scavo a trincea. Fattibilità logistica, costo di esecuzione (diretto) e costi socio-ambientali (indiretti): il rumore, l'inquinamento, i cantieri.
Le principali tecniche di riabilitazione senza scavo sono le seguenti.
CIPP lining
La tecnica CIPP (Cured In Place Pipe), detta anche della "calza", è basata sull'inserimento, all'interno della condotta da risanare, di un tubolare flessibile impregnato di resina, che viene gonfiato per aderire alle pareti della condotta e infine fatto indurire per polimerizzazione della resina.
Hose lining
La tecnica hose lining consiste nell'inserire all'interni del tubo danneggiato (o da preservare) di un tubolare flessibile autoportante, composto essenzialmente da 3 strati: uno strato esterno in materia plastica, uno strato intermedio costituito da un tessuto in fibre di diversa natura (capace di supportare per intero la pressione interna del tubo), uno strato interno sviluppato per garantire l'impermeabilità e resistenza all'aggressività chimica (acqua potabile, gas, petroliferi).
Slip lining
La tecnica slip lining consiste nell'inserire, nella condotta da riabilitare, una nuova tubazione, solitamente di polietilene ad alta densità (HDPE e/o PE) dal diametro più piccolo.
La condotta preesistente funge da tubo guida, all'interno del quale viene infilata la nuova condotta. Ad inserimento completato, si deve provvedere a riempire con una malta cementizia lo spazio anulare che rimane tra le due tubazioni. In questo modo nuovo e vecchio tubo si trasformano in unico corpo, con una maggiore rigidità anulare e quindi una maggiore resistenza ai carichi esterni.
Close-fit lining
Il sistema si basa sulla proprietà dei materiali termoplastici di "ricordare" la loro forma originale e recuperarla interamente nel momento in cui non sono più sottoposti alla forza interna o esterna che ne modificava la forma.
La tecnica di close-fit lining consiste nell'inserire, all'interno della tubazione da risanare, una nuova tubazione di cui si è momentaneamente modificata la sezione trasversale. Quando la nuova tubazione ha raggiunto la sua posizione progettuale all'interno del vecchio tubo, viene applicata una pressione interna affinché la tubazione possa tornare alla sua forma originale.