-Monica, mi hai detto che scrivi poesie, le dico all’improvviso.
-Sì, amo la poesia, la cerco, la scrivo. Organizzo anche “maratone di poesia” sui social, cui partecipano molte persone.
-Umberto Galimberti scrive che secondo Heidegger “fare poesia è fare opera di verità, è svelare, è portare qualcosa alla luce”. Mi pare che sia quello che fai con i libri: porti alla luce il desiderio di leggere.
-Mi dò da fare, ci diamo da fare. La diffusione della lettura apre non solo molte menti, ma anche molte porte a nuove idee, per dare vita a progetti. Per esempio, stiamo per inaugurare un corso di italiano per adulti stranieri a Riano, e più in generale facciamo formazione ai docenti sulle tematiche del bullismo, per riuscire a individuare in tempo sintomi di quella rabbia che ne è l’origine. Prevenire è meglio che punire.
-Hai mai pensato di aprire una libreria?
-L’ho avuta per qualche anno. Ma ho dovuto chiudere. Non era economicamente sostenibile. Ormai le mie figlie erano diventate grandi, allora, mi sono messa a fare la giornalista free lance. E poi mi è venuto in mente di fondare l’associazione e creare il progetto “Pagine viaggianti”. Amo leggere e vedere che tante persone hanno ripreso i libri in mano mi riempie di energie.
-Dunque, non è vero che la “gente non legge”, le dico.
-La gente legge quello che le interessa. Ma bisogna che quando esce di casa incontri facilmente occasioni in cui poter prendere in mano un libro, sfogliarlo, soffermarsi su un brano. C’è sempre un libro che può interessare, e riaccendere la voglia di saperne di più. Della vita, delle cose, del mondo che ci circonda.
Alla fine di questa conversazione con Monica Maggi, libraia appassionata dei libri come oggetti di scambio di esperienze umane, mi viene in mente “La cultura degli europei” di Donald Sassoon (BUR, 2011), il quale a conclusione dell’introduzione del suo monumentale lavoro, scrive: “Gli oggetti culturali, il processo creativo a loro sotteso, la loro vendita, la loro fruizione, il loro commercio servono a molteplici scopi: hanno un valore simbolico, definiscono le identità, recano prestigio e fama, danno lavoro, informano e intrattengono. Soprattutto ci aiutano a passare il tempo. Il fatto di profondere tali sforzi alla ricerca di qualcosa che sembra di così scarsa importanza – se paragonati a questioni rilevanti come la guerra e la pace, la lotta contro le malattie, la ricerca di cibo e di un riparo – è il tratto distintivo della civiltà umana.”
Dunque, questa donna minuta ma tenace, che salva e ridistribuisce i libri, sta facendo bene una parte di quel tratto distintivo di cui parla Sassoon.