Eccolo finalmente il documento-manifesto ideato dalla task force di esperti guidata dall'ex manager Vodafone Vittorio Colao e consegnato al Presidente del Consiglio Conte per disegnare "un'Italia più forte, resiliente ed equa", con l'indicazione di una serie di "iniziative per il rilancio 2020-2022". Un dossier imponente con 121 schede di proposte dove, meglio dirlo subito, per fortuna c'è molta green economy.
E non potrebbe essere altrimenti. Dall'introduzione di una carbon tax alla tanto auspicata (ma non spiegata) semplificazione nell'iter per la realizzazioni di impianti utili allo sviluppo sostenibile del Paese.
Dal punto di vista legislativo infatti siamo ancora indietro, lenti, farraginosi, inutilmente complessi e burocratici e questo viene sottolineato con forza in molti passaggi. La durata dell'iter autorizzativo di una infrastruttura energetica in Italia è superiore alla fase realizzativa dell'impianto stesso (fino a 7 anni) e questo rappresenta un freno decisivo all'innovazione energetica del Paese.
All'interno del documento Colao indica e definisce l'Economia Circolare uno dei drive di sviluppo economico per far uscire il paese dalla crisi e "chiudere il cerchio" della sostenibilità. Ecco il passaggio: "Per migliorare la sostenibilità del Paese è altresì necessario accelerare le iniziative per il passaggio all'economia circolare, la gestione virtuosa dei rifiuti e il riutilizzo delle acque reflue, sia da un punto di vista infrastrutturale sia di incentivi per le singole aziende".
Bene, ma non benissimo.
È positivo che il ruolo dell'Economia Circolare diventi scheda di progetto per il rilancio della nostra economia ma appare riduttivo definirne il ruolo esclusivamente al servizio dell'impresa e solo per la gestione dei rifiuti. Si chiede, giustamente, di adeguare norme, incentivi e fondi relativi al trattamento di rifiuti e scarti per favorire l'attivazione di progetti di economia circolare a livello aziendale, anche su piccola scala, attraverso un piano strategico specifico sul modello della transizione energetica e di recuperare il più possibile plastica non solo dagli imballaggi.
Per Colao e il comitato di esperti chiamati a redigere il documento, l'Economia Circolare è sostanzialmente la gestione e conversione dei rifiuti sotto tutte le forme e per realizzarla occorre semplificare e revisionare le normative esistenti al fine di rendere efficace la gestione dell'End of Waste. Ma questo non è sufficiente.
Colao scrive quello che i cluster dell'Economia Circolare chiedono da anni. E spero che solo l'urgenza di definire un documento così ambizioso abbia banalizzato un concetto che espresso così non solo è inadeguato a comprendere il significato stesso di Economia Circolare all'interno della ridefinizione del rapporto tra materia e consumo ma arretra culturalmente su tutti i suoi significati "olistici" che vengono invece ribaditi con forza dal Green Deal Europeo. Colao sa benissimo che appartengono alla circolarità anche l'efficientamento energetico, la gestione dell'acqua, la riduzione del consumo di suolo, la mobilità sostenibile dentro e fuori le città. Ne parla nella definizione di economia "verde" ma oggi sappiamo che la circolarità intesa come filiera produttiva è l'unica scelta possibile per un futuro all'insegna dell'equilibrio tra risorse del pianeta e la necessità di consumarle. Una scelta che invade il campo dell'innovazione, della formazione, della ricerca di nuove forme di utilizzo degli scarti naturali, del nuovo design dei prodotti, della rigenerazione urbana, dell'agricoltura, della lotta allo spreco alimentare e del diritto al riuso delle tecnologia.