La bozza della Tassonomia energetica presentata dalla Commissione europea da allegare al piano del Green Deal europeo contiene anche il nucleare, insieme al gas fossile, come fonti ritenute utili alla transizione ecologica per il raggiungimento della neutralità climatica entro il 2050. La bozza di classificazione è stata elaborata anche seguendo il parere della Piattaforma per la finanza sostenibile, composta da 57 Ong, scienziati ed esperti del settore finanziario, con lo scopo di indicare a governi, imprese e investitori quali sono le attività economiche sostenibili da promuovere e incentivare. Sul piatto ci sono miliardi di euro di investimenti pubblici e privati.
I Paesi membri hanno tempo fino al 12 gennaio per esprimersi. E il fronte europeo si mostra spaccato in due. Si schiera nettamente a favore la Francia di Macron, che già ricava il 70% della sua energia dalle 19 centrali nucleari in funzione, insieme alla Finlandia e ai “quattro di Visegrad”, Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia, a cui si aggiungono praticamente in blocco i paesi dell’est Europa quali Slovenia, Bulgaria, Croazia e Romania.
La Germania, impegnata nella dismissione totale dei suoi reattori decisa da Angela Merkel dopo il disastro di Fukushima, guida invece il fronte dei contrari che vede Austria, Danimarca, Lussemburgo e Spagna opporsi con convinzione all’etichetta di energia green per il nucleare. «Ritengo che sia assolutamente improprio includere l’energia nucleare nella tassonomia europea per la sostenibilità», ha dichiarato la neo ministra per l’Ambiente Steffi Lemke. Anche se, secondo l’agenzia Reuters, nelle ultime ore il governo di Scholz andrebbe sfumando i contorni della propria contrarietà anche per effetto della posizione della Presidente della Commissione Ursula Von Der Leyen, membro della Cdu tedesca e favorevole al nucleare.
Non usa mezzi termini invece il ministro dell'Energia del Lussemburgo, Claude Turmes, che definisce la bozza di piano della Commissione Ue "una provocazione dal punto di vista procedurale" che "in termini di contenuto nasconde il rischio di un greenwashing". Allo stesso modo, la ministra federale austriaca per il Clima, l’ambiente e l’energia, Leonore Gewessler, ha evidenziato che l’energia nucleare è “pericolosa e non rappresenta una soluzione nella lotta contro la crisi climatica”, dopo aver annunciato anche la richiesta di un parere legale circa la liceità della inclusione del nucleare nella tassonomia.
Certo, il riferimento nella bozza al nucleare di quarta generazione, una tecnologia in fase di progettazione sulla carta e di fatto non esistente, sembra complicare più che semplificare le cose. Basti pensare che al momento sono ancora in costruzione gli unici due reattori di terza generazione, uno francese e uno finlandese, con un ritardo di anni nella consegna e i conseguenti aumenti dei costi.
Ma la discussione sulle fonti energetiche non è appannaggio solo europeo. Anche negli Stati Uniti le pressioni sono sempre più forti, come rilevato da Paul Krugman sul “New York Times”, che nel settembre scorso dava notizia dell’azione di gruppi come ExxonMobile e Pfizer, entrambi con significativi interessi nel settore fossile, per incidere sul piano di ristrutturazione energetica che John Biden si era impegnato a promuovere.
Tornando all’Unione Europea, dopo il 12 gennaio, i passaggi temporali e procedurali prevedono l’adozione del documento definitivo da parte della Commissione entro fine mese. Seguiranno quindi quattro mesi di discussione da parte di Parlamento europeo e Consiglio europeo, che potranno riservarsi due mesi aggiuntivi per esaminarlo e formulare la propria posizione. Il Consiglio può opporsi a maggioranza qualificata che risiede nel 72% degli Stati membri che rappresentino almeno il 65% della popolazione Ue, mentre il Parlamento europeo a maggioranza semplice, che consiste in almeno 353 deputati nell’assemblea plenaria.
E qual è la posizione dell’Italia, fuori dal nucleare in forza dei due referendum popolari del 1987 e del 2011?
Il Pd e il Movimento 5 Stelle, assieme a sinistra e ambientalisti fuori dalla maggioranza, si dicono nettamente contro l’inclusione del nucleare nella tassonomia verde, mentre il centrodestra, insieme a Italia Viva e Azione di Carlo Calenda, si schiera a favore, con toni più accesi da parte di Matteo Salvini, anche alla luce del rincaro bollette. Più articolata la posizione di Fratelli d’Italia con l’europarlamentare Nicola Procaccini, responsabile del dipartimento energia e ambiente del suo partito che, da un lato ha sottolineato come «la buona notizia per l’Italia non è l’inserimento nella tassonomia del nucleare, la cui produzione richiederebbe tempi lunghissimi, oltre al superamento di ostacoli pratici e normativi troppo ingombranti», mentre dall’altro ha salutato “come un’opportunità storica” per il nostro Paese il riconoscimento del gas naturale come fonte energetica sostenibile. Intanto Eleonora Evi, co-portavoce nazionale di Europa Verde e parlamentare europea, ha lanciato una petizione per fermare la pubblicazione della bozza annunciando che «noi Verdi daremo battaglia in Parlamento per opporci a questa follia, a questa pericolosa operazione».
Il 2022 sembra aprirsi all’insegna di una questione davvero cruciale dell’agenda politica comunitaria destinata a dare forma e indirizzo alla politica energetica dell’Unione e dei singoli stati membri.