L’impatto ambientale e il cambiamento climatico: implicazioni di governance per le imprese e il mondo finanziario

di Maria Siclari – Direttore Generale ISPRA e Letizia Macrì – Vice Presidente ESG European Institute

25/05/2023

L’impatto ambientale e il cambiamento climatico: implicazioni di governance per le imprese e il mondo finanziario


A seguito dell’adozione dell’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici e dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile, i Governi stanno compiendo importanti progressi nella transizione verso economie più circolari e a basse emissioni di carbonio su scala globale.
Il cambiamento climatico è stato definito uno dei rischi più significativi per la nostra economia globale ed è per questo motivo che l’azione di Governi e Istituzioni non può sicuramente bastare. Unitamente a quello del settore privato, gioca e giocheranno sempre più un ruolo nella lotta al cambiamento climatico.

È necessario, di conseguenza, adattare i propri modelli di business affinché le politiche governative e i meccanismi di mercato vengano anticipati dalle aziende nella formazione della strategia, nella pianificazione aziendale e nella gestione del rischio, in linea con gli obiettivi e la mission sostenibile aziendale.
Gli investitori stanno, inoltre, valutando sempre di più la natura dei rischi e delle opportunità legati al clima nelle società e come posizionare i propri portafogli in relazione ai cambiamenti climatici sia nel breve che nel lungo termine. In tal modo, gli investitori sono sempre più attenti ad analizzare come le aziende hanno valutato la loro esposizione ai rischi del cambiamento climatico e qualsiasi potenziale adattamento ai loro modelli di business.
In un tale contesto di governance, ciò richiede una supervisione diligente da parte dei Consigli di Amministrazione delle società e la consapevolezza degli investitori di ciò che le aziende devono fare per posizionarsi in modo sostenibile in un ambiente dinamico di politica climatica.

Sebbene i rischi legati al clima possano avere un impatto maggiore su alcuni settori rispetto ad altri, le aziende di tutti i settori devono sviluppare una maggiore sensibilità agli impatti del rischio climatico e della politica climatica globale, sia in un contesto aziendale sistemico che individuale.
A tal proposito molte aziende stanno integrando l’analisi dei rischi connessi al climate change nell’ambito delle attività di risk management, al fine di allineare il sistema aziendale alle principali evoluzioni normative in essere in materia. Tali analisi dovrebbero prendere in considerazione sia i rischi di ripercussioni negative sul clima (es. produzione emissioni), sia i rischi di ripercussioni negative sull’impresa (es. effetti di eventi metereologici estremi, rischi di danno reputazionale in caso di reputazione negativa sotto il profilo ambientale).
Nell’ambito dei rischi climatici e ambientali rientrano comunemente come fattori di rischio principali sia il rischio fisico (ossia l’impatto finanziario dei cambiamenti climatici, compresi eventi metereologici estremi più frequenti e mutamenti graduali del clima che possono determinare direttamente e indirettamente dei danni alla produttività) sia il rischio di transizione (che tiene conto delle eventuali perdite finanziare in cui si può incorrere per adeguare il business ad una gestione più sostenibile possibile).

Le aziende si stanno muovendo anche in linea con i requisiti e gli obiettivi ambientali della Tassonomia EU: una lista di attività economiche definite eco-sostenibili che contribuiscono in modo sostanziale al raggiungimento dei diversi obiettivi ambientali.
La Tassonomia, in questo senso, è un utile strumento di lavoro per perseguire gli obiettivi di sostenibilità dell’Unione Europea: sviluppare le analisi preliminari e predisporre i processi e le informazioni funzionali a rispondere alle richieste di disclosure richiamate dalla Tassonomia EU in relazione ai prodotti o servizi associati ad attività economiche considerate ecosostenibili a livello di Fatturato, Capex e Opex.

Con la sua importanza e grandezza costruttiva come fattore di rischio e come questione strategica, la rendicontazione sulle questioni climatiche materiali diventa un’importante area di governance e divulgazione per le aziende.
I rapporti sulla corporate governance possono offrire alle aziende e ai loro Consigli di Amministrazione l’opportunità di fornire informazioni per dare colore a questo processo, compresa la misura in cui il cambiamento climatico appare come un punto dell’agenda del Consiglio, se le aziende hanno integrato diversi scenari energetici e climatici nella pianificazione aziendale, se hanno sviluppato un proprio modello di carbon pricing o valutano formalmente l’impatto dei rischi climatici sull’azienda.

Ecco, la sostenibilità significa anche questo: saper analizzare il contesto aziendale in cui si opera, non solo dal punto di vista della produttività e della redditività, ma anche nel comprendere come i rischi climatici e ambientali possano incidere sul contesto in cui la società opera nel breve, medio e lungo periodo, per assumere decisioni informate nella definizione della strategia aziendale.

La gestione del rischio climatico sta diventando sempre di più un tassello importante non solo per le diverse realtà aziendali ma viene anche richiesto dal mondo finanziario e dagli investitori.
In particolare, con riferimento a tale ultimo aspetto, a livello globale è aumentata l’attenzione degli investitori per i fattori ESG: sulla base dell’indagine del 2022 del World Economic Forum, i profili ambientali e di sostenibilità figurano tra le categorie di rischio più rilevanti, in termini sia di probabilità sia di severità degli impatti potenziali.
Secondo un rapporto della Global Sustainable Investment Alliance, nel 2020 gli investimenti finanziari sostenibili, che costituivano circa il 36 per cento degli attivi globali in gestione, avevano raggiunto 35,3 trilioni di dollari, un valore più che doppio rispetto a quello del 2016.
Il ruolo principale nel contrastare il cambiamento climatico e i rischi ESG spetta ai governi. Questi rischi sono tuttavia importanti anche per le banche centrali e per le autorità di vigilanza, in quanto possono condizionare la loro capacità di conseguire gli obiettivi istituzionali relativi alla stabilità dei prezzi, del sistema finanziario e dei singoli intermediari. Per le banche centrali tali rischi rilevano anche ai fini della loro attività di investitori istituzionali. Dal 2019 la Banca d’Italia ha iniziato a utilizzare criteri ESG nella gestione dei propri portafogli non di politica monetaria.

Nella Carta degli investimenti sostenibili (la “Carta”), pubblicata nel 2021, la Banca d’Italia (la “Banca”) ha definito tre linee di azione strategica:
(a) promuovere la diffusione di informazioni sulla sostenibilità da parte degli emittenti e degli operatori del sistema finanziario;
(b) integrare i principi ESG nella gestione dei propri investimenti, contribuendo così alla diffusione di buone pratiche in questo campo;
(c) pubblicare dati e analisi sulla finanza sostenibile, comunicare periodicamente i risultati conseguiti, nonché contribuire alla diffusione della cultura ESG nel sistema finanziario e tra i cittadini.

Il rapporto del 10 maggio 2022 (il “Rapporto”) risponde all’impegno, preso con la pubblicazione della Carta, di fornire informazioni sulle metodologie applicate per tenere conto dei rischi ESG nell’attività di investimento dei portafogli della Banca non riferiti alla politica monetaria, e sui risultati conseguiti.

Si fa seguito, pertanto, alle iniziative che dal 2019 mette in atto la Banca in materia ESG, che possono riassumersi in:
– Integrazione criteri ESG nel portafoglio azionario euro e nel portafoglio italiano
– Acquisizione quote del fondo della Banca dei regolamenti internazionali che investe in green bond
– Sostituzione degli OICR azionari tradizionali con OICR ESG per i mercati statunitense e giapponese
– Integrazione criteri ESG nei portafogli di obbligazioni societarie dell’area denominate in euro e dollari statunitensi
– Acquisizione di green bond in dollari nel portafoglio delle riserve valutarie e del portafoglio finanziario
– Pubblicazione della Carta degli investimenti sostenibili

Il Rapporto si ispira alle raccomandazioni elaborate dalla task force per la diffusione di informazioni finanziarie collegate ai rischi climatici (Task force on climate-related financial disclosures, TCFD) e alla guida per la divulgazione di informazioni sui rischi climatici da parte delle banche centrali, pubblicata dal Network for Greening the Financial System (NGFS), cui la Banca aderisce dal 2019.

Dall’altro canto il tema della sostenibilità è diventato rilevante anche ai fini dell’accesso ai fondi di cui al PNRR, tenuto conto che il Piano si sviluppa intorno a tre assi strategici condivisi a livello europeo:

  1. digitalizzazione e innovazione
  2. transizione ecologica

La transizione ecologica, come indicato dall’Agenda 2030 dell’ONU e dai nuovi obiettivi europei per il 2030, è alla base del nuovo modello di sviluppo italiano ed europeo. Intervenire per ridurre le emissioni inquinanti, prevenire e contrastare il dissesto del territorio, minimizzare l’impatto delle attività produttive sull’ambiente è necessario per migliorare la qualità della vita e la sicurezza ambientale, oltre che per lasciare un Paese più verde e una economia più sostenibile alle generazioni future.

  1. inclusione sociale

Garantire una piena inclusione sociale è fondamentale per migliorare la coesione territoriale, aiutare la crescita dell’economia e superare diseguaglianze profonde spesso accentuate dalla pandemia. Le tre priorità principali sono la parità di genere, la protezione e la valorizzazione dei giovani e il superamento dei divari territoriali. L’empowerment femminile e il contrasto alle discriminazioni di genere, l’accrescimento delle competenze, della capacità e delle prospettive occupazionali dei giovani, il riequilibrio territoriale e lo sviluppo del Mezzogiorno non sono univocamente affidati a singoli interventi, ma perseguiti quali obiettivi trasversali in tutte le componenti del PNRR.

Da questi elementi del Piano, che fissa 6 “missioni” (coerentemente ai pilastri di Next Generation EU – digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo; rivoluzione verde e transizione ecologica; infrastrutture per una mobilità sostenibile; istruzione e ricerca; inclusione e coesione; salute) derivano le “clausole sulla sostenibilità” presenti nei bandi, che tendono a subordinare le erogazioni al rispetto del principio “do not significantly hard”, che è un principio orizzontale di Next Generation EU, e che quindi deve essere rispettato in primis dal PNRR. Gender equality, riduzione della disoccupazione giovanile, superamento delle disuguaglianze sociali e orientamento al clima e alla transazione digitale sono invece elementi imprescindibili che sono stati oggetto di valutazione da parte delle istituzioni dell’Unione relativamente ai PNRR nazionali approvati.

Alla luce di quanto sopra, la risposta strategica delle imprese al mutare del contesto aziendale in seguito ai rischi climatici e ambientali avrà un impatto sulla resilienza del loro modello imprenditoriale nel corso del tempo: i vantaggi per le imprese vanno ben oltre la riduzione delle emissioni, le aziende che riescono a valutare e comprendere i rischi e le opportunità legati al clima, saranno in grado di prendere decisioni migliori sul lungo periodo, divenendo una vera e propria opportunità di business proponendo così un nuovo modello di corporate governance.