L'Italia della plastica, dai dati COREPLA alle nuove sfide del PPWR

di Federica Migliorati

17/06/2026

L'Italia della plastica, dai dati COREPLA alle nuove sfide del PPWR
L'Italia continua a rafforzare la propria posizione tra i Paesi europei più avanzati nella gestione degli imballaggi in plastica. I dati presentati da COREPLA raccontano infatti un sistema in crescita, capace di avvicinarsi agli obiettivi fissati dall'Unione europea e di consolidare il ruolo della raccolta differenziata come infrastruttura strategica dell'economia circolare.

Nel 2025 la raccolta differenziata urbana degli imballaggi in plastica ha raggiunto quasi 1,3 milioni di tonnellate, pari a circa 27 chilogrammi per abitante, con una crescita del 3,75% rispetto all'anno precedente. Un risultato che conferma una tendenza positiva ormai consolidata e che coinvolge una platea sempre più ampia di cittadini e amministrazioni locali. Il sistema consortile ha infatti raggiunto 7.534 Comuni, coprendo il 98% della popolazione italiana, pari a circa 58 milioni di abitanti.

Anche sul fronte del riciclo i risultati appaiono particolarmente significativi. Nel corso del 2025 sono state avviate a riciclo circa 1,18 milioni di tonnellate di imballaggi in plastica, delle quali 970 mila tonnellate sono state effettivamente riciclate. In rapporto all'immesso al consumo, la quota di riciclo effettivo raggiunge il 49,6%, sostanzialmente in linea con il target europeo del 50% fissato per il 2025.

Dietro il dato nazionale emergono però differenze territoriali ancora rilevanti. La Sardegna si conferma la regione con la maggiore raccolta pro capite, con 36,7 chilogrammi per abitante, seguita da Liguria, Veneto e Campania. Rimangono invece più indietro altre aree del Paese, segno che esistono ancora margini di miglioramento sia nell'efficienza dei sistemi di raccolta sia nella qualità dei conferimenti.

Un sistema maturo, tra risultati consolidati e nuove criticità

La fotografia che emerge dal Bilancio e dalla Relazione sulla Gestione di COREPLA restituisce l'immagine di un sistema industriale ormai maturo, capace di consolidare risultati che collocano l'Italia tra i Paesi più avanzati in Europa nella gestione degli imballaggi in plastica. Il sostanziale raggiungimento degli obiettivi comunitari sul riciclo conferma la solidità di un modello costruito negli anni grazie alla collaborazione tra cittadini, Comuni, sistema consortile e imprese della filiera.

Particolarmente significativo è il dato relativo al recupero complessivo degli imballaggi raccolti. La quasi totalità degli imballaggi che non trova sbocco nel riciclo meccanico viene infatti valorizzata energeticamente, riducendo al minimo il ricorso alla discarica. A ciò si aggiunge una rete impiantistica diffusa sul territorio nazionale, composta da centri di selezione e impianti di riciclo che garantiscono capacità di trattamento, tracciabilità dei flussi e controllo della qualità lungo l'intera filiera.

I risultati ambientali sono altrettanto rilevanti. Il sistema consente infatti di evitare ogni anno significativi consumi di energia primaria e consistenti emissioni di gas climalteranti, confermando il ruolo strategico del riciclo della plastica all'interno delle politiche di economia circolare e decarbonizzazione.

Accanto a questi elementi positivi emergono tuttavia alcune criticità che rappresentano le vere sfide dei prossimi anni. La prima riguarda il mercato delle materie prime seconde. La diminuzione dei prezzi delle plastiche riciclate e la volatilità della domanda stanno mettendo sotto pressione gli operatori del settore, con il rischio di indebolire la sostenibilità economica di una parte della filiera. In altre parole, il sistema dimostra di saper raccogliere e trattare quantità crescenti di imballaggi, ma incontra ancora difficoltà nel garantire sbocchi di mercato stabili e remunerativi per tutta la materia recuperata.

Un secondo nodo riguarda la qualità del riciclo. Se il recupero complessivo raggiunge livelli molto elevati, il riciclo effettivo, ovvero la trasformazione degli imballaggi raccolti in nuova materia prima destinata a nuovi prodotti, continua a rappresentare una sfida tecnologica e industriale. La presenza di polimeri diversi, materiali compositi e imballaggi complessi limita infatti la possibilità di chiudere completamente il ciclo e di mantenere elevato il valore dei materiali recuperati.

La sfida del PPWR

I risultati presentati da COREPLA assumono un significato ancora più rilevante se letti alla luce del nuovo Regolamento europeo sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (PPWR), destinato a ridisegnare il futuro degli imballaggi in Europa nel corso del prossimo decennio.

Se il raggiungimento del target del 50% di riciclo rappresenta oggi un traguardo importante, il nuovo quadro normativo sposta l'attenzione su obiettivi ancora più ambiziosi. Le tre grandi sfide che accompagneranno la filiera degli imballaggi in plastica da qui al 2030 saranno l'ecodesign, l'utilizzo di contenuto riciclato e il miglioramento della qualità complessiva della circolarità.

L'Europa punta infatti a intervenire sempre più a monte del problema, migliorando la sostenibilità degli imballaggi fin dalla fase di progettazione. Diventeranno centrali criteri come la riciclabilità effettiva, la riduzione degli imballaggi superflui, l'impiego di materia prima seconda e la capacità di mantenere i materiali all'interno dei cicli produttivi per il maggior tempo possibile.

Per la filiera della plastica si apre quindi una nuova fase. Accanto agli importanti risultati raggiunti nella raccolta differenziata e nel riciclo, sarà necessario accelerare sul cosiddetto "design for recycling", favorendo imballaggi più semplici, facilmente selezionabili e pienamente compatibili con le tecnologie di riciclo disponibili. La sfida non riguarderà soltanto la quantità dei materiali raccolti, ma soprattutto la loro qualità e la loro effettiva capacità di tornare a essere nuove risorse.

Il PPWR rappresenta inoltre una sfida industriale oltre che ambientale. L'aumento delle quote obbligatorie di contenuto riciclato previsto dalla normativa europea richiederà infatti una crescente disponibilità di materia prima seconda di elevata qualità. Questo rafforzerà ulteriormente il ruolo strategico della raccolta differenziata, degli impianti di selezione e delle filiere nazionali del riciclo, chiamate a garantire materiali sempre più performanti e idonei a nuovi impieghi industriali.

Dal traguardo del 2025 agli obiettivi del 2030

In questa prospettiva, i numeri presentati da COREPLA non rappresentano soltanto un bilancio positivo dell'anno appena trascorso. Costituiscono piuttosto una base importante da cui partire per affrontare gli obiettivi più ambiziosi che l'Europa ha fissato per il prossimo decennio.

L'Italia può guardare con soddisfazione ai risultati ottenuti, che la collocano tra i sistemi più avanzati nella gestione degli imballaggi in plastica. Tuttavia, il passaggio da una logica centrata prevalentemente sulla raccolta e sul recupero a una visione più ampia di economia circolare richiederà ulteriori investimenti in innovazione, progettazione sostenibile e sviluppo dei mercati delle materie prime seconde.

In sintesi, il Paese ha ormai dimostrato di saper intercettare e valorizzare la quasi totalità degli imballaggi in plastica immessi sul mercato. Le sfide che restano aperte riguardano soprattutto la qualità del riciclo, la competitività delle materie prime seconde e la capacità di progettare prodotti pienamente compatibili con i principi della circolarità.

La sfida dei prossimi anni non sarà quindi soltanto raccogliere e riciclare di più. Sarà progettare meglio, utilizzare più plastica riciclata nei nuovi prodotti e aumentare il valore circolare dei materiali lungo l'intera catena produttiva. È su questo terreno che si misurerà la capacità del sistema italiano di accompagnare la transizione verso il nuovo modello europeo degli imballaggi.