Tutte le indagini lo dimostrano: l’Italia continua a rimanere la meta di viaggio più amata nel mondo. Certamente i fattori di attrattività non mancano, in ragione dei grandi patrimoni culturali, monumentali, naturalistici, paesaggistici ed enogastronomici, ma spesso sembriamo dimenticare la vera motivazione che conferma la presenza del Bel Paese nel cuore dei cittadini di ogni parte del pianeta: lo stile di vita italiano, in tutte le sue espressioni. L’incredibile varietà di riti, costumi, usanze, dialetti, ricette, devozioni, attitudini e abitudini che appaiono resistere ai tempi e alla frenesia della modernità. Per non parlare della moda, del design, del gusto, della creatività, della fantasia, della flessibilità, della capacità di adattamento, dell’intelligenza emotiva, del senso critico, della capacità di far fronte ai problemi…
Forse non sempre ce ne rendiamo conto, ma noi italiani possediamo “naturalmente” una gran parte delle “soft skills” oggi estremamente celebrate e ricercate nel mondo delle imprese e delle organizzazioni. Abbiamo nel DNA, ereditate dalla storia, uno straordinario insieme di conoscenze, capacità, abilità e competenze che oggi rappresentano il vero valore aggiunto che ogni individuo sogna di imparare ad esprimere nel proprio contesto. Sommate peraltro ad una complessiva immagine di piacevolezza, di benessere e di qualità.
Il paradosso del campanile
Fu lo storico economista Carlo M. Cipolla il primo a rilevare che «Il segreto del miracolo italiano è stata la capacità di produrre all’ombra dei campanili cose che piacciono al mondo». Peccato che ancora oggi, oltre mezzo secolo dopo, ancora ci lasciamo influenzare dagli effetti meno desiderabili del campanilismo: non riusciamo ad alimentare la consapevolezza diffusa della eccezionale ricchezza di biodiversità culturale di cui siamo dotati e ci lasciamo sempre dividere, rimanendo costantemente ancorati a presidio del poco che ci è sufficiente.
Costantemente divisi tra nord e sud, tra costa ed entroterra, tra città e campagna, tra destra e sinistra, sembriamo più coinvolti dal desiderio di mostrare di avere il campanile più lungo piuttosto che dall’aspirazione a trovare i motivi di connessione tra i campanili.
Eppure sarebbero proprio quelle connessioni a restituirci la pienezza dell’identità nazionale e della sempre necessaria coesione, ma anche le opportunità per creare valore aggiunto, rispondendo alle aspettative dei mercati e delle più evolute domande di “italianità” che il mondo esprime.