L'Italia potabile

di Paolo Marcesini

12/02/2026

L'Italia potabile

L’acqua che abbiamo è poca e quella che sprechiamo è troppa. In Italia l’acqua che esce dal rubinetto molto spesso è chiara e quasi sempre buona da gustare. È un tratto di civiltà consolidato, associato all’idea che l’acqua potabile sia un diritto garantito, un bene pubblico e comune essenziale, la base su cui si fonda la salute quotidiana di milioni di persone. Ma se guardiamo oltre il gesto semplice, quasi banale, di riempire un bicchiere, ciò che si rivela è uno specchio complesso di risorse, infrastrutture, consumi e disuguaglianze. Nel 2025, la fotografia della risorsa idrica italiana scattata dalle principali analisi e osservatori — dall’Osservatorio Valore Acqua per l’Italia agli indicatori di sviluppo sostenibile dell’ONU — restituisce un quadro che è insieme stabile nella qualità, vulnerabile nella gestione e distante dagli obiettivi di efficienza che la transizione ecologica rende urgenti e necessari.

L’Osservatorio Valore Acqua, promosso da The European House-Ambrosetti e molto studiato da istituzioni, imprese e operatori del settore idrico, non si limita a registrare dati ma propone una narrazione della filiera idrica italiana descritta come un ecosistema esteso che comprende non solo la distribuzione di acqua potabile, ma anche il ruolo delle risorse idriche per l’agricoltura, l’industria e i servizi associati. Secondo il Libro Bianco e il Blue Book 2025, la filiera estesa dell’acqua in Italia supera i 383 miliardi di euro, pari a circa il 20% del PIL nazionale, coinvolgendo oltre 1,5 milioni di imprese con una crescita media del 5% annuo dal 2015 al 2025. Questa cifra da sola racconta quanto profondamente l’acqua sia intrecciata con il funzionamento dell’intera economia italiana.

In questo grande sistema, l’acqua potabile conserva una caratteristica fondamentale: è ancora, nella maggior parte dei casi, sicura. Studi recenti sul controllo della qualità dell’acqua di rubinetto mostrano livelli di conformità ai parametri sanitari e chimici quasi del 100%, con un’assidua sorveglianza delle autorità sanitarie regionali e nazionali che rafforza la fiducia nel servizio idrico domestico. Eppure, pur nella sicurezza microbiologica, persistono dubbi e diffidenze tra molti cittadini, come dimostrano le indagini sul campo, soprattutto nelle regioni dove circolano alternative commerciali come l’acqua minerale. E questo è un vero mistero italiano.

Per comprendere a fondo l’efficienza idrica occorre però allargare lo sguardo oltre il rubinetto di casa. L’impronta idrica complessiva di un italiano medio, che include non solo l’acqua che beviamo o usiamo per lavarci, ma anche quella incorporata nei prodotti che consumiamo ogni giorno, supera i 6.300 litri al giorno. Questo dato, emerso dalla Community Valore Acqua, colloca l’Italia al 7° posto tra i Paesi UE per consumo idrico complessivo pro capite. Nell’uso quotidiano, la media italiana si attesta su circa 215 litri al giorno per persona, un livello relativamente alto rispetto ad altri Paesi europei.

È proprio nell’incrocio tra consumo diretto e gestione infrastrutturale che si evidenzia una delle grandi fragilità italiane. Le reti che trasportano l’acqua potabile, eredità invecchiate da decenni di investimenti insufficienti e di manutenzione spesso rinviata, disperdono nel terreno e nell’atmosfera una quantità incredibile di risorsa. Le perdite di rete, stimate da fonti statistiche come quelle dell’ ISTAT, raggiungono valori medi che si aggirano intorno al 40% dell’acqua immessa nei sistemi di distribuzione. In molte città, questa dispersione supera il 50%, facendo sì che una fetta enorme dell’acqua non raggiunga mai il consumatore finale. Sono segnali di un sistema che, se guardato solo attraverso i dati di rubinetto, sembra efficiente, ma che nella realtà perde gran parte del proprio potenziale prima ancora di poter essere usato.

In termini di sostenibilità, l’Italia mostra progressi incerti. L’Osservatorio Valore Acqua ha adottato, nella sua metodologia, indicatori basati sugli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG), mettendo in relazione l’uso della risorsa con parametri globali. Se prendiamo l’SDG 6, dedicato all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari, scopriamo che l’Italia registra sensibili miglioramenti rispetto agli anni precedenti, salendo nella classifica europea degli indicatori compositi sulla gestione sostenibile dell’acqua. Tuttavia, restano forti divari nei sottosistemi che compongono questa metrica: se l’accesso universale all’acqua potabile è ormai una realtà consolidata, l’efficienza della rete, la gestione degli scarichi e la resilienza alle crisi climatiche segnano ancora ritardi pericolosi. La parola siccità inizia a farsi strada nei titoli dei giornali. E la siccità fa paura.

Quanto pesa, tutto questo, nella percezione dei cittadini? Le survey realizzate all’interno della Community Valore Acqua raccontano un’Italia che riconosce l’importanza della risorsa idrica, ne apprezza la qualità, ma non sempre comprende fino in fondo le dinamiche che la regolano. Una larga parte della popolazione non conosce la reale tariffa dell’acqua, né la relazione tra costi di servizio e investimenti necessari per ammodernare un sistema vecchio e frammentato. Questo distacco tra percezione e realtà contribuisce a forme di diffidenza verso l’acqua del rubinetto e a un uso prevalente di bottiglie di plastica, che non solo innalza i costi per le famiglie, ma genera anche nuovi impatti ambientali legati all’energia e alla produzione di rifiuti, soprattutto di plastica.

La sfida che l’Italia si trova davanti non è dunque semplicemente una partita contro la siccità o contro il consumo domestico. È una sfida di sistema. La gestione dell’acqua potabile richiede investimenti consistenti e diffusi, una pianificazione che superi la logica dei singoli territori e una governance che consideri la risorsa idrica come un elemento centrale non solo per la salute pubblica, ma per l’economia circolare nazionale. Rendere le reti più efficienti, stimolare tecnologie che riducano le perdite, promuovere un uso più consapevole dell’acqua a livello individuale e collettivo: tutte queste sono tessere di un mosaico più grande che riguarda non solo l’Italia, ma il futuro stesso della sostenibilità.

Aprire un rubinetto è un gesto semplice, scontato. Ma comprendere cosa c’è dietro, e cosa serve per garantire che ogni goccia conti, è il vero segno di una comunità che ha deciso di prendersi cura della propria risorsa più preziosa.