A Montemurlo (Prato) il lanificio Manteco apre al pubblico uno spazio immersivo che racconta ottant'anni di economia circolare della lana. Non un museo, ma un laboratorio vivente tra archivio, ricerca e innovazione.
C'è un filo che attraversa più di ottant'anni di storia tessile pratese e non si è mai spezzato. È quello della lana rigenerata, materia prima e filosofia insieme, che la famiglia Mantellassi trasforma dal 1943 in tessuto di lusso. Lo scorso 10 aprile, a Montemurlo, quel filo ha trovato una nuova casa — letteralmente. Manteco ha inaugurato Casa Manteco, uno spazio progettato dallo studio FormaFantasma che trasforma la memoria produttiva dell'azienda in esperienza accessibile, fisica, tangibile.
Un museo che non vuole essere museo
"Casa evoca ospitalità e accoglienza, appartenenza e relazione. L'azienda non è mai stata solo un luogo di produzione, ma uno spazio di relazioni umane e di comunità", spiega Franco Mantellassi, presidente di Manteco. Il progetto — disponibile per visite private su appuntamento — è articolato in spazi non sequenziali, pensati per una fruizione libera e personale: la Galleria, la Sala Tessuti, l'Archivio storico dal 1943 a oggi, un giardino, e poi il cuore pulsante del progetto, il Circularity Lab, dove è possibile toccare con mano ogni fase del percorso verso quello che l'azienda chiama "eccellenza circolare". A chiudere il percorso, lo Studio creativo, luogo di nascita delle collezioni presenti e future.
Le radici della circolarità: una storia che inizia dalla scarsità
La storia di Manteco nasce da un vincolo che diventa visione. Era il 1943 quando Enzo Anacleto Mantellassi, in assenza di lana vergine disponibile, cominciò a raccogliere e rigenerare vecchie divise militari e coperte di lana per ricavarne nuovi filati. Non era una scelta ideologica: era necessità. Ma quella necessità divenne metodo, poi brevetto, poi identità.
Oggi, quella stessa intuizione è diventata una strategia industriale certificata e misurata scientificamente. Manteco produce al 100% in Toscana, in una filiera a chilometro zero, completamente tracciata, trasparente e certificata chiamata MSystem, e vanta 15 brevetti e 17 marchi registrati. I più noti sono MWool® e ReviWool®, i due marchi proprietari di lana rigenerata e lana vergine a basso impatto che rappresentano il cuore della proposta circolare dell'azienda.
MWool® e ReviWool®: due approcci, una visione
MWool rappresenta una nuova generazione di lana rigenerata: nasce dal recupero di fibre esistenti, rielaborate con processi meccanici avanzati che preservano morbidezza, resistenza e versatilità. Non è semplicemente riciclo, ma una reinterpretazione della materia capace di restituire valore e qualità comparabili ai tessuti tradizionali. ReviWool incarna invece un approccio responsabile alla lana vergine, selezionata e lavorata secondo criteri che riducono l'impatto ambientale mantenendo elevati standard estetici e tecnici.
I numeri ambientali sono misurati con rigore scientifico, attraverso analisi del ciclo di vita (LCA) e certificazioni EPD internazionali. Rispetto alle fibre di lana vergine generiche, MWool ha un impatto inferiore del 99,2% sul cambiamento climatico, del 99,9% sul consumo di acqua e del 93,3% sul consumo energetico totale.
Il risparmio non è teorico. Nel 2024, con ReviWool l'azienda ha risparmiato 81.299 tonnellate di CO₂-equivalente, 14,67 ettometri cubi di acqua e 167,81 terajoule di energia rispetto all'utilizzo di lana vergine generica. MWool ha invece fatto risparmiare 90.977 tonnellate di CO₂-equivalente, 16,72 ettometri cubi di acqua e 146,4 TJ di energia.
A completare il modello, il programma Zero-Waste: nel 2024 sono stati recuperati 163.689 kg di scarti industriali di lana, di cui il 67% accuratamente selezionato e reintegrato nel ciclo produttivo.
Il colore senza coloranti: il processo Recype®
Uno degli aspetti più originali della filosofia Manteco riguarda la colorazione. Anziché ricorrere a tinture chimiche, l'azienda ha brevettato il processo Recype® (da Recycled Wool Color Recipe): oltre 1.000 colori senza tintura vengono ottenuti mescolando fibre e tonalità di lana riciclata in percentuali specifiche. Grazie a questa tecnica, ogni anno si risparmiano in media 43.000 kg di tinture, 35.000 kg di sostanze chimiche e 17 milioni di litri d'acqua.
Un bilancio di materie prime quasi interamente responsabile
Nel 2024, il 97,3% delle materie prime e dei filati utilizzati da Manteco è stato classificato come "responsabile" — con un aumento del 18,2% rispetto al 2023 — di cui il 58,9% certificato e il 38,3% proveniente da fonti riciclate. Per quanto riguarda la lana vergine, il 52,9% era certificata RWS e il 21,3% da allevamenti mulesing-free.
Conoscenza condivisa: la Manteco Academy e la formazione
La circolarità, per Manteco, non riguarda soltanto i materiali. L'azienda ha creato un hub culturale attraverso il quale condivide valori, cultura e know-how su sostenibilità, ecodesign ed economia circolare, avendo incontrato e formato migliaia di studenti di moda da tutto il mondo attraverso lezioni, webinar e viaggi sul campo. Dal 2021 è attivo anche il Manteco Sustainability Award, concorso rivolto agli studenti delle università partner per sviluppare capsule collection sostenibili e circolari.
Manteco è membro della Ellen MacArthur Foundation e partner del Monitor for Circular Fashion della SDA Bocconi.
Casa Manteco: la circolarità diventa racconto
In questo quadro, l'apertura di Casa Manteco non è un'operazione di immagine. È la traduzione spaziale di una coerenza industriale costruita in decenni. Il Circularity Lab, che ne è il cuore, non mostra prodotti finiti ma processi: il "saper fare" circolare come patrimonio condivisibile, non come segreto aziendale.
In un distretto tessile come Prato — che ha fatto del recupero della lana la sua identità storica prima ancora che la sua proposta di marketing — Manteco sceglie di rendere visibile la propria catena del valore. È un gesto che ha tutto il sapore di una sfida culturale: dimostrare che lusso e circolarità non sono in contraddizione, ma che anzi il primo, se vuole avere futuro, deve imparare a parlare il linguaggio del secondo.