La transizione circolare della moda comincia dal luogo in cui il prodotto incontra il consumatore: il negozio. È questa l’idea alla base di Retex Re.Store, il servizio di raccolta selettiva dei prodotti tessili post-consumo avviato a Milano dal Consorzio Retex.Green, in collaborazione con il Comune, AMSA e Vesti Solidale. Abiti, tessili, calzature e accessori non più utilizzati potranno essere conferiti nei punti vendita coinvolti, senza l’obbligo di acquistare un nuovo prodotto.
L’iniziativa rappresenta la fase operativa dell’accordo sperimentale delineato da Palazzo Marino nel febbraio 2025. Le linee di indirizzo approvate dalla Giunta prevedevano una rete di punti di raccolta presso gli esercizi commerciali, per rendere il conferimento più semplice e sperimentare nuove soluzioni di recupero. Con Re.Store, quel disegno prende forma e assegna al retail una funzione ulteriore: non soltanto spazio di vendita, ma presidio urbano per l’intercettazione dei capi a fine vita.
Il modello è un servizio chiavi in mano per le imprese. Retex.Green mette a disposizione ecobox negli store, organizza i ritiri e la logistica, forma il personale e fornisce materiali informativi per i clienti. Ogni passaggio rientra in un sistema di tracciabilità digitale e reportistica end-to-end, dalla raccolta alla selezione, fino alla destinazione al riuso o al riciclo. Lo smaltimento resta limitato ai materiali non ulteriormente valorizzabili.
La gestione operativa coinvolge AMSA, che già cura con il Comune la raccolta degli indumenti usati, e Vesti Solidale, cooperativa sociale attiva nella filiera del recupero tessile. Nel Textile Hub di Rho, esteso su 12 mila metri quadrati e con una capacità potenziale di 20 mila tonnellate l’anno, i materiali vengono selezionati per fibra, qualità e colore e preparati per le successive lavorazioni. La presenza di un operatore sociale aggiunge alla dimensione ambientale anche quella occupazionale e inclusiva.
Per i cittadini il cambiamento è soprattutto logistico. Milano dispone già di oltre 400 contenitori gialli per abiti, scarpe e accessori e del ritiro domiciliare gratuito per quantità consistenti. I negozi introducono però un canale complementare, collocato nei luoghi frequentati durante gli acquisti e potenzialmente capace di avvicinare alla raccolta chi utilizza meno i sistemi tradizionali. Il conferimento in store rende inoltre visibile il tema della destinazione dei prodotti e del loro fine vita.
Il progetto si inserisce in un quadro normativo europeo definito. La revisione della direttiva quadro sui rifiuti, entrata in vigore il 16 ottobre 2025, impone agli Stati membri di istituire sistemi di responsabilità estesa del produttore per tessili e calzature. Le aziende che immettono i prodotti sul mercato contribuiranno ai costi della raccolta e della gestione successiva all’uso; le tariffe saranno modulate anche in base a durata e riciclabilità. Gli Stati hanno venti mesi per recepire la direttiva e trenta mesi per istituire i sistemi EPR.
La sfida è ampia. Secondo l’Agenzia europea dell’ambiente, nell’Unione europea nel 2022 sono stati generati circa 6,94 milioni di tonnellate di rifiuti tessili, pari a 16 chilogrammi per abitante. Il tasso medio di intercettazione separata dei tessili e delle calzature provenienti dalle famiglie è rimasto sotto il 15%, segnale di una filiera che necessita di maggiore capacità di raccolta, selezione e trattamento. La Commissione europea stima inoltre che, considerando anche tessili tecnici e scarti pre-consumo e industriali, nel 2019 siano state prodotte 12,6 milioni di tonnellate di rifiuti tessili, solo per un quinto raccolte separatamente per riuso o riciclo.
In questo contesto, Re.Store consente alle aziende di sperimentare in anticipo processi destinati a entrare nella gestione ordinaria del prodotto. Il servizio è gratuito per tutto il 2026 per le imprese già aderenti a Retex.Green e per quelle che completeranno l’adesione entro l’anno. Milano è la prima area di applicazione come laboratorio di un modello destinato a estendersi su scala nazionale.
L’efficacia dell’iniziativa dipenderà dalla capacità di coinvolgere marchi e negozi, dalla qualità dei materiali raccolti e dalla trasparenza dei dati. Il passaggio decisivo sarà trasformare la sperimentazione in un’infrastruttura stabile, capace di collegare comportamento dei consumatori, responsabilità dei produttori e capacità industriale di recupero. Se il modello funzionerà, il negozio non sarà più soltanto l’ultimo anello della vendita, ma il primo della nuova vita del prodotto.