Nel contesto della crescente urgenza climatica, la COP30 – in programma a novembre 2025 a Belém, in Brasile – ha in programma una riflessione sulla ridefinizione del nostro rapporto con le risorse. Il Circularity Gap Report 2025 (CGR 2025), pubblicato da Circle Economy, rappresenta lo stato dell’arte e documenta le sfide e le opportunità legate alla transizione verso un’economia circolare globale.
Secondo il CGR 2025, soltanto il 6,9% dei materiali impiegati a livello mondiale proviene da fonti riciclate, in calo rispetto al 9,1% del 2015. Nonostante l’aumento complessivo dei volumi riciclati – circa 200 milioni di tonnellate in più tra il 2018 e il 2021 – la domanda di materie prime vergini cresce a un ritmo ancora più rapido, neutralizzando i progressi compiuti. Il consumo complessivo di materiali ha raggiunto quota 106 miliardi di tonnellate annue, segnalando un livello di pressione sulle risorse senza precedenti.
Il report dimostra che nemmeno il riciclo spinto al massimo delle capacità tecniche permetterebbe di colmare il divario: il tasso di circolarità globale salirebbe al massimo al 25%, restando ben lontano da un modello pienamente circolare. Per questo, la transizione non può limitarsi a “chiudere il cerchio” a valle, ma deve ridisegnare processi produttivi, modelli di consumo e logiche di business a monte.
Il CGR 2025 introduce un sistema di 11 indicatori – articolati in 23 sotto-indicatori – che consentono di analizzare in dettaglio l’origine e la destinazione dei flussi di materiali, distinguendo tra: materiali secondari riciclati, biomassa carbon-neutrale e non carbon-neutrale, uso di combustibili fossili per energia, accumulo netto di materiali in edifici, infrastrutture e stock industriali, dispersioni e rifiuti in ambiente. Questa struttura rende il report uno strumento di monitoraggio strategico per governi e imprese, traducendo dati complessi in leve d’azione concrete.
Il CGR 2025 evidenzia due aree di intervento spesso sottovalutate. Gli stock esistenti – infrastrutture, edifici e macchinari – costituiscono un serbatoio enorme di materiali recuperabili, che può ridurre la dipendenza dall’estrazione di nuove risorse. Mentre la bioeconomia richiede un’attenzione particolare: molti materiali biologici hanno impatti significativi in termini di emissioni e uso del suolo, e il loro ciclo di vita deve essere gestito in chiave circolare.
Verso la COP30, il Circularity Gap Report 2025 non si limita a misurare lo stato dell’arte, ma offre un’agenda chiara su come tradurre la teoria in azione. In qualità di Paese ospitante, il Brasile ha davanti a sé la possibilità di imprimere una svolta storica: inserire la circolarità come elemento strutturale nei propri Nationally Determined Contributions (NDC), nominarne un ambasciatore dedicato che ne porti la voce nei negoziati e istituire, per la prima volta, una Giornata della circolarità all’interno del calendario ufficiale della conferenza. Secondo Reuters, l’obiettivo non è solo dare visibilità a questo approccio, ma farlo entrare nei testi finali della COP30, con impegni concreti e misurabili che obblighino la comunità internazionale a considerare l’uso efficiente delle risorse come leva imprescindibile nella lotta al cambiamento climatico.
Il report sottolinea che la circolarità non è una strategia parallela alla decarbonizzazione, bensì una condizione necessaria per raggiungerla: oltre il 55% delle emissioni globali è legato all’estrazione e alla lavorazione dei materiali, e senza una riduzione drastica dell’uso di materie prime vergini gli obiettivi climatici rischiano di restare fuori portata. Per orientare le decisioni su basi solide, il CGR 2025 mette a disposizione un dashboard interattivo che raccoglie milioni di dati e indicatori, permettendo a governi, imprese e investitori di definire strategie coerenti e monitorabili.
In questo quadro, la COP30 rappresenta un banco di prova politico e culturale. Il passaggio da un’economia lineare, basata sull’estrazione e sullo smaltimento, a una pienamente circolare richiede un impegno coordinato e una visione di lungo periodo. Il Circularity Gap Report 2025 è un invito a trasformare l’urgenza in leadership, a cogliere l’occasione per fare della circolarità non un’opzione accessoria, ma un pilastro della prosperità e della resilienza globale. Se i leader mondiali sapranno raccogliere questa sfida, Belém potrebbe essere ricordata come il momento in cui l’economia circolare è uscita dalla nicchia delle buone intenzioni per diventare il linguaggio comune della sostenibilità.