Moda circolare: l’Italia guida la transizione sostenibile con il Monitor for Circular Fashion

di Elisabetta Del Soldato

09/08/2025

Moda circolare: l’Italia guida la transizione sostenibile con il Monitor for Circular Fashion

Giunto alla sua quarta edizione, il Monitor for Circular Fashion della SDA Bocconi School of Management si conferma come uno dei principali punti di riferimento in Europa per la transizione del settore moda verso modelli di business circolari. Diretto dalla professoressa Francesca Romana Rinaldi – docente ed esperta in sostenibilità, innovazione e circular economy –, il Monitor promuove ricerca, formazione e co-creazione tra imprese, istituzioni e stakeholder della filiera, con l’obiettivo di rendere la trasformazione sostenibile del Made in Italy misurabile, concreta e condivisa.

Attraverso analisi empiriche, workshop e indicatori specifici, il progetto supporta l’adozione di pratiche trasparenti, responsabili e tracciabili lungo tutta la catena del valore. Con il coinvolgimento di 28 partner industriali tra brand, fornitori e aziende tech, il Monitor rappresenta oggi un osservatorio privilegiato sul futuro della moda circolare, capace di unire visione strategica e applicazione operativa. La sostenibilità e la circolarità non rappresentano più un’integrazione accessoria al modello di business della moda, ma ne costituiscono oggi un pilastro strategico imprescindibile. 

Il quadro normativo: normative UE sempre più stringenti.

Il 2024 rappresenta un anno di svolta per il settore moda, con l’entrata in vigore o l’approvazione di normative europee destinate a ridefinire profondamente progettazione, produzione e comunicazione dei prodotti. Tra le più significative figurano il Regolamento Ecodesign for Sustainable Products (ESPR), che introduce criteri ambientali fin dalla fase di design; la Green Claims Directive, pensata per contrastare il greenwashing; e il Passaporto Digitale di Prodotto (DPP), che rende più trasparente la tracciabilità delle informazioni lungo la filiera. A queste si aggiungono la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), che estende gli obblighi di rendicontazione ESG, e la Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CSDDD), che impone nuove responsabilità in materia di filiera. Completano il quadro le normative sul lavoro forzato e sulla deforestazione legata alle importazioni.

Questo nuovo scenario normativo impone standard più rigorosi in termini di responsabilità, trasparenza e tracciabilità, spingendo le aziende a ripensare l’intera catena del valore, dai fornitori alla relazione con il consumatore.

In questo contesto, il ruolo del MFCF è decisivo: supportare le imprese nell’adattamento a un cambiamento che non è solo regolatorio, ma anche culturale. Un passaggio da una sostenibilità dichiarata a una sostenibilità dimostrabile, integrata e misurabile, che influenzerà in modo determinante la competitività del Made in Italy a livello globale.
 
Moda circolare: l’Italia guida la transizione sostenibile con il Monitor for Circular Fashion

Obiettivi chiari: meno impatto, più trasparenza.

Tra gli obiettivi principali del MFCF c’è la promozione delle migliori pratiche di circular fashion: modelli produttivi e organizzativi pensati per ridurre gli sprechi, prolungare la vita utile dei prodotti e incentivare riuso e riciclo.

Uno degli aspetti più innovativi riguarda lo sviluppo e il collaudo di KPI specifici, pensati per misurare la sostenibilità non con slogan, ma con numeri. Indicatori chiari, comparabili e legati a processi reali, fondamentali anche per combattere il greenwashing e garantire trasparenza nei claim ambientali. Il Monitor promuove inoltre l’ecodesign, la tracciabilità digitale lungo tutta la filiera e un approccio inclusivo all’impatto sociale, in linea con le nuove direttive europee.

Ma il M4CF non è solo teoria: è ricerca applicata e collaborazione concreta. Le aziende partner vengono coinvolte in workshop interattivi, tool operativi, progetti pilota e momenti di confronto strutturati, per trasformare la sostenibilità da principio a prassi quotidiana.

Il passaporto digitale: identità e tracciabilità per ogni prodotto.

Tra le innovazioni più strategiche evidenziate nel report, il Digital Product Passport (DPP) si impone come una leva chiave per la transizione circolare. Previsto dalla normativa europea, il DPP sarà obbligatorio per i prodotti tessili entro pochi anni e avrà il compito di racchiudere tutte le informazioni essenziali lungo il ciclo di vita del prodotto: composizione, tracciabilità dei materiali, processi produttivi, impatti ambientali, modalità di riparazione, riciclo e smaltimento.

Il MFCF sottolinea come il DPP non sia solo un adempimento normativo, ma anche uno strumento abilitante per brand e consumatori. Da un lato, aiuta le aziende a dimostrare la veridicità delle proprie dichiarazioni ambientali; dall’altro, fornisce ai consumatori informazioni chiare e trasparenti per fare scelte più consapevoli.

Secondo il sondaggio M4CF 2024, il DPP è tra le tecnologie più prioritarie per le aziende partner, che lo considerano uno strumento strategico per il futuro del fashion system, nonché un possibile ponte tra sostenibilità, innovazione e customer experience.

Un futuro circolare è già in atto

In un momento in cui la moda è chiamata a rispondere a sfide ambientali, sociali e normative sempre più complesse, il MFCF rappresenta molto più di un osservatorio accademico: è un alleato strategico per le imprese, un laboratorio di soluzioni concrete, e una piattaforma di dialogo tra industria, istituzioni e società civile.

L’evoluzione del quadro normativo europeo, con le sue regole più stringenti su ecodesign, tracciabilità e responsabilità sociale, non lascia più spazio all’improvvisazione. Ma proprio in questa trasformazione si apre un’opportunità unica: ripensare la moda come leva di rigenerazione economica, ambientale e culturale.

Chi saprà investire oggi in trasparenza, innovazione e collaborazione, non solo sarà conforme alla legge, ma sarà protagonista di un nuovo modo di fare impresa. Un modo che guarda avanti, senza dimenticare il valore profondo di ciò che l’Italia sa fare meglio: creare bellezza, con intelligenza e responsabilità.