Moda sostenibile: l’esempio di Tiziano Guardini

di Maria Chiara Laurenti

30/10/2019

Moda sostenibile: l’esempio di Tiziano Guardini
L’industria della moda è una delle più inquinanti al mondo e i numeri sono agghiaccianti.  Pare infatti che sia responsabile del 10% delle emissioni di anidride carbonica, per il 24% dell’uso di insetticidi e per l’11% dell’uso di pesticidi; che l’85% dei vestiti finisca in discarica mentre solo l’1% viene riciclato o rigenerato.
Analisi recenti indicano poi che dal 2000 il consumatore medio acquista il 60% in più. Siamo tutti vittime colpevoli del cosiddetto Fast mood, quel falso bisogno che ci porta ad accumulare capi di scarsa qualità e di cui non abbiamo necessità reale, in modo bulimico e sconnesso.
Da qualche tempo però anche l’inviolabile mondo del fashion si è aperto al dialogo sulla sostenibilità, difficilmente per un improvviso senso di etica, quanto perché il mercato lo chiede a gran voce; tant’è che è partita la corsa ad accaparrarsi il podio per il gesto più politicamente impegnato, anche se molto spesso si tratta di epidemie di Green Washing e poco altro.

APERTURA AL CAMBIAMENTO

Ma c’è uno spiraglio. Tra i tanti surfisti del green factor, vi sono diverse aziende e designer che hanno deciso di accettare una sfida importante, quella di proporre collezioni in linea con le esigenze del mercato ma al tempo stesso etiche, ossia rispettose dell'ambiente, dei lavoratori impegnati nella produzione, degli animali. Come? Riscrivendo l’agenda delle priorità.

GLI ATTORI CONTEMPORANEI

Tra le aziende degne di menzione due in primis: Ecoalf, la spagnola che trasforma la plastica recuperata dal mare in abiti, giacche e borse di prima qualità; e Isko Denim, società turca produttrice di denim che fa capo al gruppo Sanko Holding con una sede nel trevigiano e che vanta collaborazioni con una quarantina di brand tra cui Dolce e Gabbana, Dondup, Diesel e molti altri. Esempi questi che fungono da modello per le decine di realtà italiane che già vantano politiche attive in ambito ambientale o stanno riconvertendosi.

I DESIGNER

Rapido cambio di passo anche qui, basti pensare a tutti i nuovi corsi in “Eco qualcosa” proposti dagli istituti di moda. Tra i designer che in tempi non sospetti hanno iniziato con vero e sincero spirito di ricerca vi è Tiziano Guardini, designer romano che ho la fortuna di conoscere da anni e con cui di tanto in tanto collaboro.

Definito da Suzy Menkes, iconica penna del NY Times, come lo stilista della Natura, Tiziano si è guadagnato l’attenzione dell’intero panorama internazionale, ricevendo il plauso di Anna Wintour, Livia Firth e decine di premi, tra cui il primo Green Carpet Fashion Award nel 2017, l’Oscar verde della moda.

La ricerca di Tiziano è votata all’utilizzo di materiali innovativi che soddisfino le necessità tecniche di costruzione di un capo, siano performanti ma sostenibili. Ecco allora l’introduzione della seta ahimsa, una seta proveniente dall’Himalaya che non comporta l’uccisione dei bachi, dell’ econyl®, un filo di Nylon 100% rigenerato da materiali di scarto pre e post consumer come le reti da pesca, il cotone bio certificato GOTS.

Oltre alle collezioni che da diversi anni sfilano in calendario durante la Fashion Week milanese, Tiziano collabora con diverse scuole, lo IED per citare un nome fra tutti, e offre consulenza a diverse aziende italiane che hanno abbracciato l’ondata del cambiamento; segno questo che il processo di cambiamento è in atto e, posso garantire, non è sempre tutta questione di marketing.
 
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