Non ci rompete le scatole. Quando il packaging parla al futuro

di Paolo Marcesini

18/02/2026

Non ci rompete le scatole.  Quando il packaging parla al futuro

Si è svolta a Bologna, la scorsa settimana, la Sales Conference di Smurfit Westrock Italia, che ha visto la partecipazione di 160 protagonisti della rete vendita, momento chiave di confronto e condivisione per il team commerciale dell’azienda. L’incontro, ospitato in un albergo della città, ha riunito manager e professionisti provenienti da tutta Italia per fare il punto sui risultati raggiunti, sulle strategie per il nuovo anno e sulle opportunità di crescita in un mercato sempre più orientato a soluzioni di packaging sostenibile e innovative. La convention ha rappresentato anche un’importante occasione di team building e allineamento sugli obiettivi futuri, rafforzando lo spirito di squadra e la visione condivisa dell’azienda. Alla convention ha partecipato anche Italia Circolare.

Nelle corsie di un supermercato italiano, tra scaffali pieni di prodotti, la parola “sostenibilità” campeggia su (quasi) ogni etichetta. Eppure, dietro alla retorica dei claim e dei report aziendali, il concetto rischia di apparire stanco, quasi logoro. La sostenibilità, come parola, è entrata in crisi. È una crisi politica, di visione, certe volte solo semantica. Perché la sua sostanza, o per meglio dire, i suoi contenuti, continuano ad essere percepiti come fondamentali, concreti e necessari. La sostenibilità non è più un ideale astratto o un’etichetta da marketing: è una leva concreta di competitività, capace di orientare scelte di consumo, guidare innovazione e rafforzare la resilienza industriale e distributiva. La sostenibilità è un modo di essere, quindi un modo di produrre e consumare.

Chi oggi si trova a fare la spesa è alle prese con scelte complesse. L’ultimo rapporto Istat ci consegna una fotografia preoccupante. La crisi economica e l’inflazione hanno reso più difficile mantenere il potere d’acquisto, mentre la spesa alimentare rimane pressoché stabile, nonostante l’aumento dei prezzi. Di fronte a questo scenario, i consumatori italiani mostrano un comportamento virtuoso e di buon senso: selezionano con attenzione prezzo, qualità e valori. Nonostante i limiti economici, più della metà dei consumatori italiani ha già modificato le proprie abitudini in funzione della sostenibilità. Lo certifica l’Istat. Questo dato non è simbolico: dimostra che i cittadini attribuiscono valore concreto alla reputazione ambientale di un marchio. Come emerge dallo studio “Trend di sostenibilità nel retail” di Confimprese e Global Strategy, circa l’80% dei consumatori cambierebbe le proprie scelte se un’azienda perdesse credibilità sul tema della sostenibilità.

Non ci rompete le scatole.  Quando il packaging parla al futuro
Non si tratta solo di un valore etico o morale: la sostenibilità oggi è percepita come sinonimo di qualità. L’80% degli italiani associa i prodotti sostenibili a maggiore affidabilità e attenzione al dettaglio. Fondazione Symbola e Ipsos insieme sottolineano come questo cambiamento culturale sia radicale: se una volta scegliere sostenibile significava rispettare un dovere, oggi significa scegliere fiducia e valore. Nel settore alimentare, sei italiani su dieci si definiscono consumatori etici e sostenibili, disposti a pagare di più per prodotti animali o vegetali di alta qualità, proprio perché percepiscono una correlazione tra sostenibilità e eccellenza. Se un prodotto è sostenibile allora è di qualità, se ne viene definita la qualità per forza è sostenibile.

Eppure, la realtà economica impone dei limiti. Circa il 40% dei consumatori trova sempre più difficile integrare prodotti green nei propri acquisti, non per mancanza di interesse, ma per vincoli economici, mancanza del potere d’acquisto. In questo scenario complesso, il dato però più sorprendente è che il 75% degli italiani si colloca tra gli eco-actives e gli eco-considerers: persone attente alle questioni ambientali, che cercano di vivere in modo sostenibile anche quando le condizioni economiche complicano le scelte. Come osserva YouGov, “la sostenibilità non fallisce per mancanza di consenso, ma per mancanza di accessibilità economica.”
In questo contesto, il packaging diventa un fattore strategico. Non è più un semplice involucro, ma un veicolo di comunicazione e un indicatore tangibile di responsabilità. Il 54% degli italiani ha cambiato marca perché il packaging era percepito come più sostenibile, e il 18% ha rinunciato all’acquisto proprio per un imballaggio non allineato ai propri principi. I materiali giocano un ruolo fondamentale: carta e cartone emergono come i più affidabili, immediatamente comprensibili dai consumatori e supportati da filiere di riciclo consolidate. Come evidenzia lo studio europeo di Pro Carton, carta e cartone non solo comunicano sostenibilità, ma la realizzano concretamente, generando fiducia e riducendo il rischio reputazionale.
Non ci rompete le scatole.  Quando il packaging parla al futuro
L’economia circolare fornisce la cornice teorica e pratica di questa trasformazione. Non è un’astrazione filosofica: è un modello industriale che rigenera materiali, prolunga la vita dei prodotti e riduce gli sprechi. L’Italia è tra i paesi leader: con tassi di riciclo di carta e cartone certificati da Comieco superiori al 92%, il paese non solo supera molti obiettivi europei, ma genera benefici economici concreti per comuni, imprese e cittadini. 
Ma la sostenibilità non è solo un tema di processi produttivi: è una questione culturale, sociale e narrativa. Come scrive Ellen MacArthur, promotrice mondiale dell’economia circolare, “quando navighi in barca, devi gestire ogni risorsa fino all’ultima goccia. È allora che capisci quanto siano limitate le risorse. La nostra economia globale non è diversa.” Questo approccio porta a ripensare non solo cosa produciamo, ma come lo produciamo, come lo consumiamo e come lo rigeneriamo.

Il packaging diventa così una finestra sul futuro: il consumatore oggi non acquista solo un prodotto, acquista anche la storia che quel prodotto racconta. Le aziende che comprendono questo passaggio hanno un vantaggio competitivo: migliorano la reputazione, attraggono clienti informati, riducono rischi normativi e creano nuove partnership molto solide proprio perché unite da obiettivi comuni. Carta e cartone, grazie alla maturità delle filiere e alla semplicità del design, sono i materiali più coerenti con queste esigenze. La loro produzione richiede meno energia e acqua rispetto a molte alternative, e la tecnologia di riciclo è ormai matura. L’Italia, con sistemi di raccolta efficiente e una filiera consolidata, dimostra che questi materiali possono chiudere il cerchio della sostenibilità, trasformando un’idea in valore economico e sociale concreto.
Le aziende con la carta e cartone non fanno una scelta simbolica: scelgono sicurezza normativa, fiducia del consumatore e scalabilità industriale. I materiali complessi, difficili da riciclare o percepiti come poco sostenibili, rischiano di penalizzare vendite, reputazione e conformità legale. Carta e cartone, invece, offrono una combinazione unica di affidabilità, percezione positiva e sostenibilità reale, diventando così strumenti strategici di competitività.

Peter Drucker, uno dei pensatori di management più influenti del XX secolo, scriveva: “Il modo migliore per prevedere il futuro è crearlo.” Nel contesto del packaging, questa frase suona come un monito e una promessa: chi sa trasformare la responsabilità ambientale in azione concreta non subisce il mercato, lo guida. Carta e cartone rappresentano, oggi, la materializzazione di questa visione: sostenibili, competitivi, credibili.
In un mondo in cui le risorse sono finite, i consumatori sempre più informati e le normative europee spingono verso modelli circolari, scegliere carta e cartone significa fare la scelta più intelligente. Non si tratta di un compromesso tra ecologia e profitto: è la strategia che unisce valore percepito, efficienza industriale e impatto reale. È la scelta che racconta, concreta e tangibile, che sostenibilità e competitività non sono due mondi separati, ma due facce della stessa opportunità. Carta e cartone non sono solo materiali: sono strumenti di fiducia, comunicazione e innovazione. Chi li sceglie oggi, sceglie il futuro.

In collaborazione con Smurfit Westrock Italia