Per ridurre il traffico nelle città le misure "soft" non bastano

Di Giovanni Franchini

12/12/2025

La metafora utilizzata è quella classica del bastone e della carota. Per incentivare i cittadini di metropoli congestionate dal traffico automobilistico ad abbandonare l'auto, servono più misure "carota" come  le misure "carota" come migliorare il trasporto pubblico, favorire gli spostamenti a piedi e in bicicletta attraverso modifiche urbanistiche, avviare campagne educative che favoriscano il cambiamento culturale? Oppure è necessario ricorrere anche a misure "bastone" come aumentare i costi di guida, con l'aumento drastico delle tasse sui carburanti, introduzioni di ZTL a costi progressivamente crescenti, scomparsa di posti auto gratuiti, riduzioni drastiche delle corsie e carreggiate riservate alle automobili?i 

Il rapporto "Educing Traffic with "Carrots": Evidence Review" condotto dagli esperti di trasporto svedesi Maria Börjesson e Jonas Eliasson, giunge a una conclusione netta e disillusa: sebbene le misure "carota" possano offrire benefici significativi e ridurre il traffico a livello locale, il loro potenziale per ridurre i volumi aggregati di traffico stradale a livello nazionale appare esiguo, specialmente se confrontato con la necessità di tagli rapidi e radicali imposti dalla politica climatica.

Il rapporto avverte che sovrastimare la capacità di queste misure non coercitive di ridurre il traffico aggregato comporta seri rischi. Tali rischi includono l'induzione alla compiacenza, la sottovalutazione della necessità di politiche meno popolari o più costose (come l'aumento dei costi del carburante o l'accelerazione dell'elettrificazione), la potenziale errata allocazione delle scarse risorse pubbliche e il rischio di contraccolpi contro la politica climatica se le aspettative di accettabilità pubblica basate sulla "compensazione" dell'accessibilità non vengono soddisfatte.

Il Dominio schiacciante dell'automobile

La premessa fondamentale del rapporto è che per affrontare le emissioni di carbonio, è necessario concentrarsi sui volumi di traffico aggregati (VKT, chilometri percorsi dai veicoli) su scala nazionale o globale, piuttosto che su problemi localizzati come la congestione.

La sfida principale è la schiacciante quota modale dell'automobile. In Svezia e nell'Unione Europea, le auto rappresentano circa il 77-78% dei chilometri-passeggeri totali. Questa egemonia rende intrinsecamente difficile la sostituzione. Ad esempio, anche se il volume di biciclette aumentasse del 100% e tutti questi nuovi spostamenti venissero deviati dall'auto, ciò comporterebbe una riduzione del traffico automobilistico totale di poco più dell'1%, semplicemente perché il trasporto in bicicletta rappresenta solo circa l'1% dei chilometri passeggeri totali.

Inoltre, il traffico che si presume più facile da spostare, come gli spostamenti per lavoro e le brevi distanze, costituisce una porzione relativamente piccola del VKT totale. Gli spostamenti per lavoro e scuola rappresentano meno di un quarto del traffico automobilistico totale. Un equivoco comune è credere che sostituire i brevi viaggi in auto (sotto i 5 km) risolverebbe gran parte del problema; tuttavia, questi viaggi rappresentano meno del 5% del VKT totale, proprio perché sono brevi. La maggior parte del traffico (circa i due terzi) è costituita da viaggi più lunghi (oltre 30 km), spesso per svago o visite, ed è effettuata da residenti al di fuori dei centri metropolitani.

Limiti delle "Carote": misure soft e trasporto alternativo

Le "misure soft" sono interventi che mirano a cambiare il comportamento di viaggio influenzando percezioni, atteggiamenti e norme, senza alterare variabili oggettive come costi o tempi. Nonostante le enormi somme spese nel marketing testimonino che il comportamento può essere influenzato, la letteratura empirica di alta qualità sulle misure soft, come la fornitura di informazioni o la promozione di atteggiamenti, tende a mostrare "effetti piccoli o addirittura trascurabili" sulla riduzione dell'uso dell'auto,. Molti studi positivi soffrono di problemi metodologici, come la mancanza di un gruppo di controllo o il bias di auto-selezione (i partecipanti sono spesso volontari già motivati), il che esagera i risultati.

Anche il miglioramento dei modi alternativi di trasporto si scontra con la realtà delle basse elasticità incrociate. Sebbene ci siano prove che il miglioramento del trasporto pubblico aumenti l'utenza, l'estensione con cui questa utenza viene deviata dall'auto tende a essere piccola.

Per illustrare le proporzioni, il rapporto fornisce un esempio svedese: un investimento ambizioso che raddoppiasse tutte le frequenze dei servizi di trasporto pubblico, riducendo le tariffe a zero (un costo stimato intorno all'1,5% del PIL svedese), "ridurrebbe il traffico automobilistico aggregato solo di circa il 5%".

Inoltre, i dati suggeriscono che l'aumento dell'uso della bicicletta, spesso sostenuto con entusiasmo, attira passeggeri dal trasporto pubblico piuttosto che dall'auto, come si osserva confrontando le quote modali di città come Stoccolma, Copenaghen e Londra.
 
Per ridurre il traffico nelle città le misure "soft" non bastano

Forma urbana: cambiamento troppo lento

La pianificazione urbana, che promuove densità, diversità e "walkability" (le 5 D), è spesso indicata come una soluzione per ridurre l'uso dell'auto, dato che le città più dense tendono ad avere distanze medie di viaggio più brevi. Tuttavia, la relazione tra forma urbana e modelli di viaggio è dibattuta: le correlazioni osservate possono derivare dall'auto-selezione dei residenti o dalla dipendenza dal percorso storico della città, piuttosto che da una causalità diretta.

Meta-analisi che tengono conto dei bias di auto-selezione rilevano che l'impatto della forma urbana è generalmente **molto modesto**,. Soprattutto nelle città europee e americane, dove le strutture urbane sono mature e i cambiamenti sono lenti, il potenziale delle politiche di pianificazione per ridurre il VKT in modo sostanziale è limitato,. L'IPCC stesso calcola che la maggior parte del potenziale di riduzione delle emissioni urbane derivante dai cambiamenti nella forma urbana entro il 2050 proviene dalle città in rapida crescita in Asia e Africa, con i Paesi OCSE-1990 che contribuiscono solo per il 6% del potenziale totale.

l'Illusione di "accessibilità compensata"

Tasso le auto brutalmente ma rendo gratis i mezzi pubblici, è un'altra teoria che si sente più spesso ripetere nelle città maggiormente congestionate. Funziona davvero?

Un esperimento simulato nella Mälar Valley svedese ha testato un pacchetto di politiche radicali: raddoppio del costo per chilometro in auto (raddoppio del prezzo del carburante), raddoppio di tutte le frequenze del trasporto pubblico e annullamento totale delle tariffe. Questo scenario estremamente costoso (circa 55 miliardi di corone all'anno, implementato a livello nazionale) porterebbe a una riduzione del traffico automobilistico aggregato di circa il 15%.

Tuttavia, anche con questo massiccio miglioramento del trasporto pubblico, l'accessibilità complessiva diminuirebbe per una parte considerevole della popolazione, in particolare per coloro che vivono fuori dalle grandi città e dipendono maggiormente dall'auto. Il tentativo di "spostare l'accessibilità" non riesce a mantenere l'accessibilità totale invariata per tutti, creando "perdenti" che potrebbero innescare forti resistenze contro la politica climatica in generale.

Conclusioni: l'importanza della lucidità politica

La conclusione principale degli autori è che, sebbene le "carote" offrano indubbi benefici (come città più vivibili, accessibili ed eque) e non debbano essere abbandonate, non sono la soluzione miracolosa per la riduzione rapida e radicale delle emissioni di carbonio,.

Sovrastimare la loro efficacia può portare a diversi rischi: indurre compiacenza, sottovalutando la necessità di politiche più costose o impopolari (come l'aumento dei costi dei combustibili o l'elettrificazione accelerata); causare una errata allocazione delle scarse risorse pubbliche; e rischiare un contraccolpo contro le politiche climatiche se le aspettative di accettabilità pubblica basate sulla compensazione non vengono soddisfatte.

In sintesi, per raggiungere obiettivi climatici ambiziosi, le misure non coercitive devono essere considerate un utile bonus, ma non il fondamento di una strategia efficace per la riduzione del traffico aggregato. Per quello ci vuole anche il bastone. Il nodo sta nel come renderle accettabili politicamente.