Ormai lo sappiamo bene. La sostenibilità sta cambiando le regole del gioco, e le PMI — che, ricordiamolo, in Italia rappresentano il 95% del tessuto produttivo — si trovano oggi di fronte a una scelta strategica non è più rimandabile: adattarsi o restare indietro, essere competitive e resilienti o combattere disarmate tutte le incertezze e le sfide imposte dalle turbolenze del mercato globale.
Ma di cosa stiamo parlando, esattamente?
ESG è l'acronimo di Environmental, Social, Governance: tre dimensioni che misurano quanto un'impresa sia responsabile verso l'ambiente, verso le persone che ci lavorano e ci vivono attorno, e verso la qualità della sua gestione interna. Il rating ESG sintetizza queste performance e incide sulle condizioni di accesso al credito, sulla possibilità di entrare o meno in alcuni mercati, sulla selezione come fornitore da parte di grandi aziende. Il rating ESG misura il rischio. Le PMI non quotate non sono soggette a obblighi informativi sulla sostenibilità, eppure si trovano a fronteggiare richieste di informazioni ESG sempre più pressanti provenienti sia da grandi imprese committenti che da banche e intermediari finanziari. Questo ormai lo sappiamo, ma essere informati non significa che lo stiamo facendo davvero.
Le PMI italiane ci credono ma faticano a strutturarsi
Secondo l'Osservatorio sulle prospettive delle PMI in Italia pubblicato da Deloitte Private nell'ormai lontano 2023, basato su interviste a 300 leader di PMI, per otto aziende su dieci la sostenibilità è una priorità. Il 73% crede che il rispetto dei parametri ESG sia un asset capace di valorizzare il Made in Italy, e il 79% è convinto che essere virtuosi sul fronte della sostenibilità consenta di preservare il proprio valore nel tempo.
I dati più recenti dell'ESG Outlook 2025 di CRIF — l'osservatorio annuale che fotografa lo stato del sistema imprenditoriale italiano rispetto ai criteri di sostenibilità — mostrano un'evoluzione importante ma ancora incompiuta. Le piccole e medie imprese con adeguatezza ESG elevata sono aumentate di 17 punti percentuali, mentre quelle con punteggi bassi sono diminuite di 11 punti percentuali. Un progresso reale, ma il cammino è ancora lungo.
Il dato che cambia tutto: la banca guarda l'ESG
C'è un numero che dovrebbe far riflettere ogni imprenditore italiano. Nel 2024 circa il 39% dei finanziamenti destinati alle PMI è stato erogato a imprese con buoni livelli di sostenibilità — classificate come "Alto" e "Molto Alto" — contro poco più del 25% dell'anno precedente. In un solo anno, la quota di credito che va alle imprese più virtuose è cresciuta di 14 punti percentuali.
È una scelta strutturale del sistema bancario, suffragata da un dato incontrovertibile: le imprese con un'alta adeguatezza ESG presentano un tasso di default inferiore del 25,3% rispetto alla media di mercato. Al contrario, finanziare aziende con bassi standard di sostenibilità è diventato molto più rischioso: per queste realtà il tasso di default supera la media del 2,7%, un divario che è quasi triplicato rispetto al 2023.
La sostenibilità, in altri termini, rappresenta la solidità finanziaria misurabile delle nostre PMI. Parlare di questo significa parlare dell'Italia.
Arriva il VSME: finalmente uno strumento su misura
Per rispondere a questa esigenza, l'Europa ha fatto un passo concreto. Lo standard VSME — Voluntary Sustainability Reporting Standard for non-listed SMEs — è stato sviluppato dall'EFRAG per rispondere alla necessità di un sistema di rendicontazione accessibile alle PMI, consentendo loro di gestire in modo efficiente e proporzionato le crescenti richieste di dati sulla sostenibilità da parte di banche, investitori e grandi aziende, di cui spesso sono fornitori. La freddezza dell'acronimo racconta invece uno strumento capace di generare da solo una vera mappa del valore: riduce l'onere amministrativo derivante da richieste di informazioni, favorisce l'accesso al credito sostenibile e migliora la trasparenza nei confronti degli stakeholder.
Quante imprese lo conoscono?
Il VSME è strutturato in un Modulo Base e un Modulo Completo, progettati per soddisfare una parte sostanziale delle richieste provenienti dai partner commerciali. Un punto di forza rilevante: sostituisce i vari questionari non coordinati con uno standard unico e mette a disposizione strumenti online gratuiti o a basso costo, come ad esempio i calcolatori di emissioni di gas serra, per facilitare la preparazione delle informazioni. Le nostre Università attraverso molti progetti di ricerca hanno sviluppato tool e modalità di calcolo, spesso gratuiti, in grado di aiutare le imprese ad adeguare il proprio standard. La cassetta degli attrezzi è piena, ma non è adeguatamente comunicata e di conseguenza resta lontana dalle esigenze concrete delle aziende.
Il Documento MEF: lo Stato entra nel dialogo tra PMI e banche
Mentre l'Europa costruisce il suo standard volontario, l'Italia ha deciso di non stare ferma. Il "Documento per il dialogo di sostenibilità tra PMI e Banche", pubblicato nel dicembre 2024 e aggiornato nel 2025, è il risultato del lavoro del Tavolo per la Finanza Sostenibile presieduto dal Ministero dell'Economia e delle Finanze (MEF), con la partecipazione del Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica, del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, di Banca d'Italia, CONSOB, IVASS e COVIP.
L'obiettivo è preciso: supportare le PMI nella produzione di informazioni attinenti agli impatti ambientali, sociali e di governance per facilitare il dialogo con le banche. Il Documento individua quaranta informazioni di sostenibilità rilevanti per i processi bancari e per la valutazione e gestione dei rischi ESG. Eccola quindi una nuova mappa del valore che a fine 2025 è stata integrata con lo standard VSME, per razionalizzare le richieste informative, ridurre gli oneri per le imprese e favorire l'accesso al credito. La tabella esplicita i casi di convergenza informativa, i profili di parziale allineamento e le specificità nazionali, chiarendo dove i dati richiesti dal Documento possano essere rinvenuti nell'ambito del VSME e viceversa.
Ci sono anche indicatori tipicamente italiani, senza equivalente nel VSME europeo: le coperture assicurative contro eventi fisici catastrofali (rese obbligatorie dalla legge di bilancio 2024), la presenza di personale nelle categorie protette oltre il limite di legge, e l'adozione dek Modello 231 che serve per dimostrare il proprio impegno nella salvaguardia dei dipendenti e a evitare eventuali ripercussioni in caso di contenzioso.
Il ranking ESG: da obbligo a opportunità
Mettendo insieme VSME, Documento MEF e dati CRIF, emerge un quadro chiaro: non si tratta di appesantire ulteriormente le imprese con nuove regole e nuove burocrazie, ma di un ecosistema di strumenti pensati per aiutare le PMI a raccontare quello che già fanno e a farlo in modo riconoscibile da banche, investitori e grandi clienti. Chi ha un profilo ESG strutturato accede a finanziamenti con più facilità, a condizioni migliori, e con un rischio di default statisticamente molto più basso.
Sul fronte delle grandi imprese, l'Italia si difende bene: secondo il Big Picture 2025 di Standard Ethics, si colloca al terzo posto in Europa per sostenibilità delle imprese quotate, e nel Sustainability Yearbook 2025 di S&P Global figurano 24 aziende italiane con cinque nella top 1% mondiale — Hera, Italgas, Moncler, Pirelli e Saipem. Ma il vero banco di prova rimane il tessuto diffuso di PMI. Sono loro la spina dorsale dell'economia reale, della manifattura, del Made in Italy. E sono loro che, oggi più che mai, hanno gli strumenti per trasformare la sostenibilità in vantaggio competitivo concreto.
Da dove si comincia?
Il punto di partenza non è un maxi-investimento. È la consapevolezza. Misurare dove si è, capire cosa si fa già bene, individuare le aree di miglioramento. Il fatto di non essere soggette alla CSRD non rende irrilevanti i temi ESG per le PMI. Anzi. Li rende ancora più strategici, perché chi si muove prima costruisce un vantaggio che gli altri faticheranno a colmare.
La sostenibilità non è un traguardo da raggiungere. Ma un percorso. Non è qualcosa da fare ma un modo di essere. La sfida è aperta.