"Jeans ed economia circolare" è stato uno degli ultimi temi affrontati durante la rassegna Genova Jeans, tenutasi nel capoluogo ligure dal 2 al 6 settembre. Come ha sottolineato il Ministro Cingolani, il tessile è tra le filiere più impattanti e hard-to-abate. Questo settore si trova dunque ad avere un ruolo cruciale tra le attività che rappresentano l’unica via percorribile per il raggiungimento degli obiettivi UE di decarbonizzazione stabiliti dall’Agenda di Parigi.
E così, parlando di jeans ed economia circolare, tra un presente in cerca di trasformazione, la valorizzazione dell’antica tradizione manifatturiera genovese del vecchio tessuto blu e la necessità di uno sviluppo realmente sostenibile di tutto il settore del tessile, il Ministro della transizione ecologica ha ricordato gli impegni e gli obiettivi che l’Europa è chiamata a perseguire per la riduzione di emissioni di anidride carbonica: il 72% di energia prodotta da energia rinnovabile entro il 2030 (oggi 25%) e il raggiungimento nel 2050 di emissioni nette pari a zero. Tra i settori più interessati, la manifattura, che pesa per il 30% nelle emissioni di anidride carbonica.
“L’elephant in the room” dell’industria della moda è la sovrapproduzione. A monte di questa tendenza, alimentata esponenzialmente negli ultimi anni dalle pratiche del fast fashion, vi è un problema strutturale: il sistema infatti è stato disegnato in questo modo. Cambiarlo è necessario, me difficile. Nel corso della conferenza, il giovane imprenditore Matteo Ward ha illustrato come nel 1600, presso la corte del Re Sole, il ministro delle finanze Colbert stabilì che l’industria tessile dovesse essere funzionale a produrre ricchezza e impose per legge l’esistenza di due stagioni. In tal modo i nobili del tempo erano obbligati a cambiare il proprio guardaroba almeno due volte l’anno, finanziando così le attività della Corona. In pratica, si certificava l’inizio della fine. Una transizione dell’industria risulta quindi assai complessa poiché radicata a un modello che mira a un consumo eccessivo. Lo ha ricordato recentemente Giorgio Armani, lo indicano tutti gli indici di consumo ormai insostenibili con lo sfruttamento delle risorse del pianeta. È necessario dunque ridisegnare tutto il sistema moda, mettendo mano a una nuova definizione della catena di valore.
I jeans ormai vanno stretti al mondo. E non può cambiare il mondo, devono semmai cambiare i jeans.