Ogni anno in Europa oltre 800.000 tonnellate di plastica proveniente dai veicoli a fine vita vengono incenerite o avviate in discarica. A fronte di questi volumi, meno del 2,5% della plastica recuperata dalle auto dismesse viene oggi riutilizzato nella produzione di nuovi veicoli. È da questo divario che parte l’analisi pubblicata da Reuters sul possibile ruolo dell’industria automobilistica nello sviluppo del riciclo della plastica in Europa.
Le nuove regole europee prevedono che entro il 2031 almeno il 15% della plastica utilizzata nelle nuove automobili provenga da materiale riciclato. Un quinto di questa quota dovrà inoltre derivare direttamente da veicoli arrivati a fine vita. La misura introduce quindi una domanda obbligatoria di plastica secondaria in un settore che utilizza grandi quantità di polimeri ma che attualmente ne recupera solo una parte limitata.
La distanza rispetto agli obiettivi fissati è significativa. Nel 2025 nell’Unione europea sono state immatricolate circa 10,8 milioni di nuove autovetture e ogni veicolo contiene mediamente tra 200 e 240 chilogrammi di plastica. L’applicazione delle nuove soglie richiederà quindi un aumento consistente dei volumi di materiale riciclato disponibili per l’industria automobilistica.
Il tema non riguarda soltanto la quantità di rifiuti raccolti. Una delle principali difficoltà è ottenere dalle auto dismesse una plastica con caratteristiche sufficienti per essere nuovamente utilizzata nella produzione di componenti automobilistici. I veicoli contengono numerosi tipi di polimeri, spesso combinati con altri materiali, saldati, incollati o utilizzati all’interno di strutture complesse. La separazione e la selezione diventano quindi passaggi determinanti per la qualità del materiale recuperato.
Per verificare le possibilità offerte dalle tecnologie disponibili, la Global Impact Coalition ha promosso un progetto pilota che ha coinvolto otto aziende dei settori chimico e della gestione dei rifiuti. Cento veicoli a fine vita sono stati sottoposti a smontaggio, triturazione e selezione con l’obiettivo di recuperare la plastica e trasformarla nuovamente in materia utilizzabile.
Il progetto ha confermato la fattibilità tecnica del recupero, evidenziando allo stesso tempo alcune criticità. I costi restano elevati e i sistemi di selezione non consentono sempre di ottenere materiali con il livello di purezza necessario. Per alcune applicazioni, inoltre, la plastica riciclata deve rispettare standard particolarmente elevati in termini di prestazioni, resistenza e sicurezza.
Il riciclo meccanico rappresenta oggi una delle principali modalità di trattamento, ma può determinare una progressiva perdita delle proprietà del materiale dopo ripetuti cicli di lavorazione. Un’altra possibilità è rappresentata dal riciclo chimico, attraverso processi che scompongono i rifiuti plastici e permettono di ottenere materie utilizzabili per produrre nuovi polimeri.
La capacità europea disponibile per il riciclo chimico resta tuttavia limitata rispetto ai volumi complessivi. Secondo i dati riportati da Reuters, la capacità attualmente operativa è pari a circa 290.000 tonnellate, mentre ulteriori progetti per circa 2,8 milioni di tonnellate sono programmati. Il confronto è con un mercato nel quale l’Unione europea produce decine di milioni di tonnellate di rifiuti plastici ogni anno.
L’aumento della capacità richiede investimenti negli impianti, ma anche una domanda sufficientemente prevedibile per i materiali ottenuti. È proprio su questo punto che gli obblighi introdotti per il settore automobilistico assumono un ruolo centrale nell’analisi di Reuters. I produttori dovranno utilizzare quantità crescenti di plastica riciclata nei nuovi modelli e una parte di questa dovrà provenire direttamente dai veicoli dismessi.
Anche la progettazione delle automobili entra nel nuovo modello di gestione dei materiali. La possibilità di recuperare plastiche e componenti al termine della vita del veicolo dipende infatti anche da come vengono assemblati. Alcuni produttori stanno lavorando sulla riduzione del numero di polimeri utilizzati e su soluzioni che rendano più semplice la separazione delle parti quando il mezzo viene rottamato.
Le nuove regole prevedono inoltre strumenti digitali per aumentare la disponibilità di informazioni sui materiali presenti nei veicoli. La tracciabilità della composizione può facilitare le operazioni di smontaggio, identificazione e recupero e fornire agli operatori della filiera dati più precisi sulle plastiche disponibili.
L’automotive si trova così ad affrontare contemporaneamente due passaggi. Da una parte dovrà aumentare l’utilizzo di materiale riciclato nella produzione. Dall’altra sarà chiamato a migliorare il recupero delle plastiche contenute nei milioni di veicoli che ogni anno arrivano a fine vita in Europa.
Il raggiungimento della quota del 15% entro il 2031 richiederà quindi un aumento della disponibilità di plastica riciclata con caratteristiche compatibili con gli standard industriali. È su questa combinazione tra obblighi di utilizzo, capacità di recupero e sviluppo degli impianti che si concentra l’approfondimento di Reuters dedicato alla nuova fase del riciclo della plastica nel settore automobilistico europeo.