Il mercato del second hand è in forte crescita, spinto da motivazioni economiche, ambientali e di tendenza. Se una volta il riutilizzo di abiti fra familiari era una pratica comune, oggi questo fenomeno si è trasformato in un business globale, che potrebbe raggiungere i 350 miliardi di dollari nei prossimi anni. Alimentato dall'e-commerce e dalle app, il second hand è visto come un'alternativa sostenibile che riduce l'impatto ambientale dell'industria della moda.
Fino a qualche decennio fa, passare abiti usati tra fratelli e cugini era una pratica consolidata all'interno delle famiglie. Non si trattava solo di una scelta economica, ma di un'abitudine radicata nel senso comune di riutilizzare ciò che ancora poteva essere utile, evitando sprechi inutili. Oggi, questa consuetudine è stata riscoperta e trasformata in un vero e proprio mercato: il second hand, che ha visto una crescita esponenziale negli ultimi anni.
Questo boom è dovuto a diversi fattori. Da un lato, le esigenze economiche hanno spinto molti consumatori a cercare alternative più accessibili rispetto agli abiti nuovi. Dall'altro, l'economia circolare e la sostenibilità sono diventate temi sempre più centrali nel dibattito pubblico, portando molti a rivedere le proprie abitudini di consumo. E infine, l'estetica del vintage è diventata una vera e propria tendenza, con abiti di seconda mano che spopolano tra le nuove generazioni.
Secondo uno studio realizzato da Global Data, il mercato globale dell'usato potrebbe raggiungere i 350 miliardi di dollari entro i prossimi cinque anni, grazie soprattutto alla crescita dell'e-commerce. Negli Stati Uniti, che rappresentano il mercato principale, oltre la metà della popolazione ha già acquistato almeno una volta un capo usato. La Generazione Z è particolarmente attiva in questo settore: il 65% di loro cerca prima nel mercato del second hand, per poi eventualmente considerare l'acquisto di abiti nuovi.
La terza edizione del report di Boston Consulting Group, conferma il valore crescente di questo settore. Attualmente, il mercato second hand per abbigliamento, calzature e accessori è stimato tra i 100 e i 120 miliardi di dollari. Questa crescita è alimentata anche da un cambiamento di mentalità: molti ex “fashion victim”, stanchi del consumismo sfrenato, hanno abbracciato una filosofia di acquisto più consapevole, che privilegia la qualità, la semplicità e il rispetto per l'ambiente.
Sempre più aziende stanno cavalcando questa tendenza, offrendo nei propri shop online la possibilità di acquistare abiti usati delle proprie collezioni, accuratamente selezionati e controllati per garantirne la qualità. Questo approccio non solo risponde alla domanda di un mercato in continua evoluzione, ma rappresenta anche una risposta concreta alle crescenti preoccupazioni ambientali legate all'industria della moda.
Il problema dei rifiuti tessili, infatti, è tutt'altro che trascurabile. La produzione di abbigliamento e calzature è responsabile del 5% del totale dei rifiuti solidi urbani, con materiali difficili da riciclare come pelle, gomma, plastiche e tessuti sintetici. Il tasso di riciclaggio medio è solo del 13%, e la maggior parte dei rifiuti tessili finisce ancora in discarica. Secondo l'ultimo rapporto dell'Ispra sui rifiuti urbani, nel 2023 sono state raccolte differenziate 62mila tonnellate di rifiuti tessili, di cui 47mila tonnellate costituite da abiti. Una gran parte di questi rifiuti viene recuperata e rivenduta all'estero, con la Tunisia che si conferma uno dei principali mercati di destinazione.
Ogni capo che non viene gettato, ma rivenduto o donato come abito di seconda mano, contribuisce a ridurre l'impatto ambientale dell'industria della moda. Infatti, il riciclo e il riutilizzo di abiti consentono di evitare le emissioni di CO2 che sarebbero state prodotte per realizzare nuovi capi.
Le app dedicate alla compravendita di abiti usati hanno avuto un ruolo fondamentale in questa rivoluzione. Tra queste, Vinted ha un valore di mercato di 3.5 miliardi di dollari, oltre 800 dipendenti e 45 milioni di iscritti. Altre app come Subito e Wallapop, anch'esse molto utilizzate, vantano milioni di utenti e un vastissimo catalogo di articoli disponibili. Non mancano poi i negozi fisici specializzati in abiti di seconda mano, spesso firmati, che offrono l'esperienza diretta dell'acquisto e della prova in camerino.
In un mondo sempre più digitale, questi negozi continuano a mantenere il loro fascino, attirando clienti che preferiscono ancora un approccio tradizionale allo shopping. In ogni caso, che si tratti di un acquisto online o in negozio, il mercato del second hand è destinato a crescere, rappresentando non solo una scelta economica, ma anche un'alternativa etica e sostenibile.