La VNR non è un punto di arrivo, ma la base su cui l'Italia dovrà costruire l'aggiornamento della Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile. Il documento stesso individua tre fattori abilitanti della transizione: coerenza delle politiche, partecipazione degli attori sociali ed economici, e diffusione di una cultura della sostenibilità condivisa. Sono gli stessi tre pilastri su cui, da anni, l'Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) insiste quando chiede che la coerenza delle politiche smetta di essere un principio dichiarato e diventi prassi effettiva dell'azione di governo.
Il 15 luglio, il giorno dopo la presentazione a New York, ASviS ha promosso un evento dedicato proprio a discutere i risultati della Review con alcuni dei funzionari coinvolti nella sua redazione, tra cui il direttore generale per gli Affari europei, internazionali e la finanza sostenibile del MASE Alessandro Guerri e la coordinatrice dell'Unità per lo sviluppo sostenibile del ministero Mara Cossu. In quella sede, Giovannini ha indicato più nel dettaglio i settori dove l'Italia deve accelerare. Parliamo della lotta alle disuguaglianze e alla povertà, la gestione delle risorse idriche, il rafforzamento dei sistemi sociosanitari, la tutela degli ecosistemi terrestri e il consolidamento delle partnership per lo sviluppo sostenibile, un elenco che si sovrappone in larga parte ai Goal 6, 15 e 16 già segnalati come più critici dalla stessa VNR. Secondo quanto indicato da Giovannini, la revisione della Strategia dovrà rafforzare in particolare l'accelerazione della transizione energetica, il recupero del ritardo sulla parità di genere e generazionale, l'introduzione di una valutazione dell'impatto delle nuove norme sulle future generazioni, l'allineamento del sistema di indicatori con quello del PNRR e, appunto, la trasformazione della coerenza delle politiche in pratica concreta. Per il mondo dell'economia circolare, questo passaggio è particolarmente rilevante: un sistema di indicatori più coerente con il PNRR significherebbe finalmente poter misurare in modo integrato investimenti, normative e risultati su produzione e consumo responsabili, oggi ancora frammentati tra più strumenti di pianificazione.
Tra le Voluntary Local Review presentate a New York, un caso utile a capire cosa significhi tradurre gli SDGs in pratica territoriale è quello del cosiddetto "modello Lombardia", un impianto normativo costruito attorno alla Legge Clima regionale, a cui si affiancano la nuova legge sui data center, pensata per coniugare sviluppo digitale e sostenibilità ambientale, con l'obiettivo dichiarato di attrarre circa 22 miliardi di euro di investimenti privati in cinque anni, e la normativa sulle aree idonee per le rinnovabili, orientata a salvaguardare al tempo stesso suolo agricolo e paesaggio. Il modello prevede l'Osservatorio su Economia Circolare e Clima, insieme al Protocollo lombardo per lo sviluppo sostenibile e alla Strategia regionale dedicata, un tentativo di tenere insieme, in un'unica cornice di governance, obiettivi regionali, nazionali e internazionali. È esattamente il tipo di coerenza multilivello che la Vnr nazionale indica come necessaria, e che ASviS chiede da anni non resti confinata alle intenzioni.
Mentre l'Italia lavora sulla propria Strategia, il dibattito internazionale sul "dopo Agenda 2030" è già aperto, e mancano meno di tre anni alla scadenza degli SDGs. Il prossimo appuntamento chiave sarà il Summit sugli SDGs del 2027, in programma a New York durante l'82ª Assemblea generale ONU: probabilmente l'evento politico più rilevante sul tema dal 2015 a oggi.