Promossa, bocciata o rimandata? Ecco cosa ci racconta la Voluntary National Review italiana

di Paolo Marcesini

17/07/2026

Promossa, bocciata o rimandata? Ecco cosa ci racconta la Voluntary National Review italiana
Tra progressi disomogenei, nuove revisioni territoriali e giovanili e l'aggiornamento della Strategia nazionale, il Paese prova a rimettere in fila le priorità a meno di quattro anni dalla scadenza degli SDGs. Ma andiamo con ordine. Il 12 luglio, nell'ambito del 14° High Level Political Forum delle Nazioni Unite riunito a New York dal 7 al 15 luglio, l'Italia ha depositato all'ONU la sua terza Voluntary National Review sull'Agenda 2030, dopo quelle presentate nel 2017 e nel 2022. Attenzione, non è un adempimento burocratico ma la fotografia più aggiornata di dove si trova il Paese rispetto ai 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile, ed è anche l'atto che apre formalmente l'aggiornamento della Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile (SNSvS), lo strumento che dovrebbe tradurre gli SDGs in policy concrete a livello nazionale, regionale e locale.

Quest'anno il documento cambia nome e struttura, si intitola "Italy Voluntary National Local Youth Review" (VNLYR) e mette in evidenza, più delle edizioni precedenti, l'approccio multilivello alla sostenibilità, valorizzando il contributo di Regioni, Province autonome e Città metropolitane insieme a quello delle nuove generazioni. Il sottosegretario al MASE Claudio Barbaro ha descritto Regioni e Città metropolitane non come semplici destinatarie delle strategie nazionali ma come protagoniste della loro costruzione. Sul fronte diplomatico, il Rappresentante permanente d'Italia all'ONU Giorgio Marrapodi ha osservato che, nonostante le crisi globali in corso, molti degli SDGs restano ancora raggiungibili, e che la VNR italiana dimostra quanto lavoro sia comunque possibile portare avanti.

Per chi come noi si occupa di economia circolare, questo passaggio merita attenzione per almeno tre ragioni. La prima. La revisione della Strategia è l'occasione per aggiornare gli indicatori e gli strumenti con cui l'Italia misura (e quindi orienta) i propri sforzi su produzione e consumo responsabili. La seconda, perché fotografa con chiarezza dove la transizione sta funzionando e dove no. Infine perché apre già lo sguardo oltre il 2030, in un momento in cui si discute a livello internazionale di come ridisegnare l'intera architettura degli obiettivi globali.

Un quadro a luci e ombre

Il documento, curato dal ministero dell'Ambiente e della sicurezza energetica insieme al ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, restituisce un'Italia in movimento ma tutt'altro che allineata su tutti i fronti. Gli obiettivi che arrancano di più sono la parità di genere (Goal 5), la vita sott'acqua (Goal 14), la vita sulla terra (Goal 15) e pace, giustizia e istituzioni solide (Goal 16). Per questi obiettivi oltre il 60% degli indicatori risulta stabile o in peggioramento. Energia pulita e accessibile (Goal 7), lavoro dignitoso e crescita economica (Goal 8) e le partnership per gli obiettivi (Goal 17) mostrano i miglioramenti più netti. Guardando al decennio, la tendenza complessiva è comunque positiva: per 14 Goal su 17 almeno metà degli indicatori è in progresso. Restano deboli, anche nel confronto storico, l'acqua pulita e i servizi igienico-sanitari (Goal 6) e ancora la vita sulla terra (Goal 15). Curiosamente, l'istruzione di qualità (Goal 4) migliora nell'ultimo anno ma peggiora su oltre il 40% dei suoi indicatori nel lungo periodo. E questo è un segnale che vale la pena approfondire, anche perché tocca direttamente le competenze necessarie alla transizione ecologica e circolare.

C'è poi la questione territoriale, che per un Paese come l'Italia è sempre decisiva. Il Centro-Nord si conferma sopra la media nazionale (51,2% degli indicatori al Nord, 48,4% al Centro), mentre nel Mezzogiorno oltre metà degli indicatori è sotto media. A pesare sulle regioni meridionali sono soprattutto povertà, istruzione, lavoro e disuguaglianze. Al Nord, paradossalmente, le criticità maggiori riguardano la lotta alla fame e proprio il consumo e la produzione responsabili (Goal 12) . In sintesi, le regioni più industrializzate e a maggiore capacità produttiva sono anche quelle dove i modelli di consumo restano più lontani dalla sostenibilità.

I territori e i giovani

Rispetto alle edizioni precedenti, la Vnr 2026 introduce due elementi che cambiano il modo di raccontare la sostenibilità in Italia. Il primo è l'affiancamento di 14 Voluntary Local Review, realizzate da 15 tra Regioni, Province autonome e Città metropolitane. Un tentativo concreto di misurare la sostenibilità non solo a livello nazionale ma anche territoriale, coerente con l'idea che la transizione si gioca soprattutto nei sistemi produttivi e amministrativi locali.

Il secondo è la prima Youth Voluntary Review della storia italiana, costruita attraverso un percorso di consultazione con giovani da tutto il Paese e presentata in linea con gli impegni assunti dall'Italia nell'ambito del Patto per il Futuro, adottato dalle Nazioni Unite nel 2024. Alla base della YVR c'è l'iniziativa "Raccogliamo le idee", lanciata a marzo 2026 dall'Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS) insieme al MASE e al ministero dell'Istruzione e del Merito. Quattro eventi territoriali, a Milano, Perugia, Velletri e Barletta, hanno coinvolto centinaia di bambini e ragazzi tra i 6 e i 18 anni. Il documento riconosce che includere le prospettive giovanili non è un esercizio simbolico ma una necessità del presente. Dai risultati emergono alcuni segnali interessanti. Resta alta la sensibilità ambientale tra i più giovani, anche se cresce la percezione che il contributo individuale non basti a produrre cambiamento reale  e questo è un tema che riguarda da vicino la credibilità delle politiche pubbliche sulla circolarità, spesso percepite come lontane dalla vita quotidiana. Cresce anche il peso attribuito al benessere psicologico, e si allarga il divario tra fiducia nella scuola e crescita: un dato su tutti,  la percentuale di ragazzi che ritiene utile la scuola per il proprio futuro crolla dal 92% tra i 6-10 anni al 13,1% tra i 14-18 anni.

La Strategia nazionale

La VNR non è un punto di arrivo, ma la base su cui l'Italia dovrà costruire l'aggiornamento della Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile. Il documento stesso individua tre fattori abilitanti della transizione: coerenza delle politiche, partecipazione degli attori sociali ed economici, e diffusione di una cultura della sostenibilità condivisa. Sono gli stessi tre pilastri su cui, da anni, l'Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) insiste quando chiede che la coerenza delle politiche smetta di essere un principio dichiarato e diventi prassi effettiva dell'azione di governo.

Il 15 luglio, il giorno dopo la presentazione a New York, ASviS ha promosso un evento dedicato proprio a discutere i risultati della Review con alcuni dei funzionari coinvolti nella sua redazione, tra cui il direttore generale per gli Affari europei, internazionali e la finanza sostenibile del MASE Alessandro Guerri e la coordinatrice dell'Unità per lo sviluppo sostenibile del ministero Mara Cossu. In quella sede, Giovannini ha indicato più nel dettaglio i settori dove l'Italia deve accelerare. Parliamo della lotta alle disuguaglianze e alla povertà, la gestione delle risorse idriche, il rafforzamento dei sistemi sociosanitari, la tutela degli ecosistemi terrestri e il consolidamento delle partnership per lo sviluppo sostenibile, un elenco che si sovrappone in larga parte ai Goal 6, 15 e 16 già segnalati come più critici dalla stessa VNR. Secondo quanto indicato da Giovannini, la revisione della Strategia dovrà rafforzare in particolare l'accelerazione della transizione energetica, il recupero del ritardo sulla parità di genere e generazionale, l'introduzione di una valutazione dell'impatto delle nuove norme sulle future generazioni, l'allineamento del sistema di indicatori con quello del PNRR e, appunto, la trasformazione della coerenza delle politiche in pratica concreta. Per il mondo dell'economia circolare, questo passaggio è particolarmente rilevante: un sistema di indicatori più coerente con il PNRR significherebbe finalmente poter misurare in modo integrato investimenti, normative e risultati su produzione e consumo responsabili, oggi ancora frammentati tra più strumenti di pianificazione.

Tra le Voluntary Local Review presentate a New York, un caso utile a capire cosa significhi tradurre gli SDGs in pratica territoriale è quello del cosiddetto "modello Lombardia", un impianto normativo costruito attorno alla Legge Clima regionale, a cui si affiancano la nuova legge sui data center, pensata per coniugare sviluppo digitale e sostenibilità ambientale, con l'obiettivo dichiarato di attrarre circa 22 miliardi di euro di investimenti privati in cinque anni, e la normativa sulle aree idonee per le rinnovabili, orientata a salvaguardare al tempo stesso suolo agricolo e paesaggio. Il modello prevede l'Osservatorio su Economia Circolare e Clima, insieme al Protocollo lombardo per lo sviluppo sostenibile e alla Strategia regionale dedicata, un tentativo di tenere insieme, in un'unica cornice di governance, obiettivi regionali, nazionali e internazionali. È esattamente il tipo di coerenza multilivello che la Vnr nazionale indica come necessaria, e che ASviS chiede da anni non resti confinata alle intenzioni.

Mentre l'Italia lavora sulla propria Strategia, il dibattito internazionale sul "dopo Agenda 2030" è già aperto, e mancano meno di tre anni alla scadenza degli SDGs. Il prossimo appuntamento chiave sarà il Summit sugli SDGs del 2027, in programma a New York durante l'82ª Assemblea generale ONU: probabilmente l'evento politico più rilevante sul tema dal 2015 a oggi.