Ricordo uno scambio di opinioni con lui durante Terra Madre a Torino. Ci sono imprenditori che scoprono la sostenibilità perché tutto sommato conviene, altri che la considerano l’unico modo possibile di fare impresa. Primo Barzoni, classe 1954, nato e cresciuto a Viadana, piccola città sul Po al confine tra Mantova e Cremona, appartiene decisamente alla seconda categoria. Presidente e amministratore delegato di Palm SpA SB, azienda familiare fondata nel 1980 insieme ai fratelli Antonio, Lorenzo e Maurizio, ha costruito in quarantacinque anni un modello capace di valorizzare insieme i capitali umano, economico e ambientale, anticipando di fatto la cultura della sostenibilità e dell’economia circolare.
Il prodotto che Palm realizza ogni giorno è tra i più invisibili e necessari dell'economia globale: il pallet di legno. Eppure, nelle mani di Barzoni, questo oggetto anonimo è diventato il veicolo di una visione precisa. Chi ha avuto l'occasione di ascoltarlo ne riporta quasi sempre la stessa impressione: un imprenditore che parla dell'"amore per la materia" come guida costante delle sue scelte umane e professionali, che racconta di quanto sia importante riconoscere il momento in cui in primavera il legno "va in amore". Un linguaggio narrativo ed emozionale insolito per il mondo dell'industria e della logistica, ma perfettamente coerente con chi ha fatto della relazione profonda con la natura il fondamento del proprio modello di business.
Barzoni racconta così la sua intuizione: «La nostra vision consiste nel promuovere l’eccellenza italiana dei pallet a ridotto impatto ambientale, integrando valori intangibili che incrementano la qualità del prodotto. Nel segno della sostenibilità ed inclusività perseguiamo l’impegno di diventare rigenerativi per creare condizioni più favorevoli alla vita, con lo sguardo rivolto alle future generazioni». Decisivi sono stati alcuni incontri: con l'Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, con il dipartimento di Design Sistemico del Politecnico di Torino e con Gunter Pauli, l'imprenditore belga teorico dell'economia blu. Da quegli incontri Barzoni ha maturato una convinzione che da allora non ha mai abbandonato: l'ecologia sganciata dall'economia non porta a nulla: “Il legno avrà un futuro meraviglioso. Lo scienziato Stefano Mancuso ci invita a chiamarle piante, non alberi. Perché le piante, come valore ecologico e come materia prima ce le dà la natura, in modo rinnovabile, è biodegradabile, le piante sequestrano CO₂ che rimane stoccata nei manufatti di legno. Il legno è perfettamente riciclabile all’infinito e quindi insostituibile. Certamente va fatta una gestione sostenibile delle risorse. Le certificazioni di buona e corretta gestione forestale PEFC e FSC stanno aiutando a rendere virtuosi i sistemi gestionali del bosco e anche a far conoscere i prodotti del sottobosco, come frutti di bosco, castagne, aghi di pino, funghi”.