Rapporto ASviS: sostenibilità, aumentano le distanze tra le regioni

di Redazione

07/12/2022

Rapporto ASviS: sostenibilità, aumentano le distanze tra le regioni

Tra il 2010 e il 2021 aumentano le differenze tra le regioni e le province autonome nel perseguimento di 7 degli Obiettivi (SDGS - Sustainable Development Goals) dell'Agenda 2030 dell'ONU che riguardano temi cruciali come Povertà (Goal 1), Salute (Goal 3), Istruzione (Goal 4), Parità di genere (Goal 5), Energia (Goal 7), Lavoro e crescita economica (Goal 8), Città e comunità (Goal 11). Nello stesso periodo i divari tra i territori diminuiscono solo per gli Obiettivi di Economia circolare (Goal 12) e Giustizia e istituzioni (Goal 16) e restano stabili per altri 5 Obiettivi: Agricoltura e alimentazione (Goal 2), Acqua pulita e servizi igienico-sanitari (Goal 6), Infrastrutture e l'innovazione (Goal 9), Disuguaglianze (Goal 10), Vita sulla terra (Goal 15).

È quanto emerge dal Rapporto sui Territori 2022, pubblicato dall'ASviS, l'Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, che attraverso l'uso di indici compositi e obiettivi quantitativi, analizza l'andamento di Regioni, Province e Città metropolitane, rispetto ai 15 Obiettivi dell'Agenda ONU 2030 per cui sono disponibili dati comparabili, e contiene dieci proposte per la salvaguardia e lo sviluppo dei territori. 

“Il preoccupante quadro che emerge dal Rapporto raffigura un Paese a diverse velocità, dove le differenze tra aree forti e aree deboli (non necessariamente del Centro-Nord e del Sud) aumentano anziché diminuire”, sottolinea l'ASviS. Per alcuni Obiettivi, il Rapporto propone anche una prima valutazione dell'impatto della crisi pandemica da Covid-19, in particolare: per la Povertà (Goal 1), le differenze continuano ad aumentare anche nel periodo 2019-2021; per la Salute (Goal 3), nonostante il complessivo miglioramento in tutto il periodo 2010-2021, il gap esistente nel 2019 è aumentato considerevolmente nei due anni successivi; per l'Istruzione (Goal 4) la media nazionale migliora in tutto il periodo soprattutto grazie alle performance delle Regioni migliori, mentre negli anni della pandemia (2019-2021) si registra un ulteriore peggioramento per le Regioni peggiori. 

Nel Decalogo per un'Agenda territoriale per lo sviluppo sostenibile, contenuto nel Rapporto, l'ASviS propone, insieme alle associazioni degli urbanisti: “l'attivazione di una sede di confronto interistituzionale con tutti gli stakeholder istituita dalle Commissioni Ambiente e Territorio di Camera e Senato con 6 mesi di tempo per individuare il 'nucleo essenzialè delle questioni che necessitano di un aggiornamento normativo indicando anche lo strumento, legislativo o amministrativo”. Tra le altre proposte prioritarie, in evidenza: “l'approvazione in via definitiva della Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile; l'estensione a tutti i ministeri dell'Agenda urbana per lo sviluppo sostenibile del Mims (oggi Mit); l'attuazione delle raccomandazioni sul dissesto idrogeologico della deliberazione della Corte dei Conti del 18 ottobre 2021 in materia di finanziamenti, di accelerazione dei tempi degli interventi e di governance”.

Il Rapporto è uno strumento a disposizione delle istituzioni centrali e locali e sollecita il Parlamento ad aggiornare la normativa e a realizzare politiche coordinate per il governo dei territori, in considerazione delle relative diversità e fragilità. La disponibilità di risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e di altri fondi europei e nazionali, è un'occasione imperdibile per aiutare i territori nella transizione verso un modello di sviluppo sostenibile, ridurre le disuguaglianze e prevenire tragedie come quelle causate dalle recenti alluvioni. “Il ritardo del nostro Paese nel raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell'Agenda 2030 ONU, trova ragione in un errato modello di sviluppo i cui effetti devastanti, in termini di cambiamenti climatici, generano un'automatica accentuazione delle disuguaglianze sociali - dichiara il Presidente del CNEL, Tiziano Treu - Questa situazione, oggi aggravata dalla pandemia e dal complesso contesto geopolitico internazionale affonda, in verità, le proprie radici in problematiche strutturali del nostro sistema economico-produttivo e sociale che possono trovare soluzione solo in serie politiche volte a colmare i divari territoriali, generazionali e di genere”.