1. Premessa
A partire dall’emanazione della direttiva 2014/95/UE “Non-financial and diversity information”, entrata in vigore a dicembre 2014, e recepita in Italia con il d.lgs. 30 dicembre 2016 n. 254, nonché a seguito del Codice di Autodisciplina del 2018 e del novellato Codice di Corporate Governance del 2020, il legislatore ha delineato per gli emittenti quotati un sentiero improntato alla sostenibilità ed alla trasparenza in materia di informazioni non-finanziarie.
Parallelamente, sempre di più, si sta assistendo ad una transizione della finanza più “verde”. Noto il monito di Mark Carney, inviato speciale delle Nazioni Unite per l’ambiente ed ex governatore della Bank of England, secondo cui la finanza deve investire su quelle aziende che dichiarano la loro vera impronta ecologica. Analogamente, i fondi di investimento, sia nazionali che internazionali, valutano le società in base alle loro performance dal punto di vista ESG. Sul punto, nella sua lettera annuale ai CEO, Larry Fink, Chairman e CEO di BlackRock, segnala come la transizione climatica rappresenti un’opportunità di investimento storica. Tale processo, ad avviso della scrivente, non potrà che continuare in questa direzione sia all’estero che in Italia. Molte banche europee hanno annunciato il disinvestimento dai settori energetici più inquinanti. Anche in Italia si inizia a registrare, in maniera crescente, questo trend: Intesa Sanpaolo (dopo Assicurazioni Generali e UniCredit) ha reso noto di aver adottato una policy che limita i finanziamenti al settore dell’estrazione del carbone, il più inquinante tra i combustibili fossili. Da ultimo, si segnala che verrà lanciato questo anno il primo fondo italiano per la economia circolare.
La pandemia legata al Covid-19 ha messo in luce la necessità di modelli di business sostenibili e resilienti: ciò non può prescindere dall’approccio che le imprese devono seguire, impegnate nell’integrazione dei propri Piani di Sostenibilità con il Piano Strategico. Il tema è diventato così rilevante, che non è più percepito come una sola questione etica, ma va a indirizzare il purpose delle società e si pone come elemento competitivo di mercato. Questo si traduce in una gestione efficiente e strategica delle risorse a disposizione, siano esse naturali, finanziarie, umane o relazionali, allo scopo di generare valore in una prospettiva di medio-lungo periodo.
Tuttavia, per gli operatori, nonostante la consapevolezza della sempre maggiore importanza, anche a livello finanziario, della attenzione alla sostenibilità dei prodotti sui mercati, risulta particolarmente difficile reperire informazioni univoche.
2. Rating ESG e Agenzie di Rating ESG nel contesto attuale
Il rating ESG (o rating di sostenibilità) è un giudizio sintetico che certifica la solidità di un emittente, di un titolo o di un fondo dal punto di vista degli aspetti ambientali, sociali e di governance. L’obiettivo è quello di incrementare le informazioni a disposizione per la valutazione da parte degli investitori, utili all’assunzione di decisioni consapevoli. Esso costituisce l’ultimo passaggio che caratterizza l’analisi ESG di un’impresa, successivamente alla raccolta delle informazioni (bilanci, CSR reporting, interviste, questionari), all’analisi delle stesse e alla verifica dei dati.
Il rating di sostenibilità è affidato a centri di ricerca specializzati nella raccolta ed elaborazione di informazioni, dati sul comportamento ambientale, sociale, di governance ed etico delle imprese, le c.d. agenzie di rating ESG.
Le prime agenzie di rating vennero fondate negli anni ‘80: la francese Eiris (poi Vigeo Eiris) nel 1983, mentre la statunitense Kinder, Lydenberg & Domini (KLD), nel 1988. Una spinta fondamentale, in materia di investimento sostenibile, è stata data dalla pubblicazione, nel contesto delle Nazioni Unite, dei Principles for Responsible Investments (PRI), recanti il dichiarato obiettivo di favorire la diffusione dell’investimento responsabile e sostenibile tra gli investitori istituzionali.
L’adesione al PRI è volontaria e comporta il rispetto e l’applicazione dei seguenti principi:
a. incorporare parametri ambientali, sociali e di governance (ESG) nell'analisi finanziaria e nei processi di decisione degli investimenti;
b. essere azionisti attivi e incorporare parametri ESG nelle politiche e pratiche di azionariato;
c. esigere la rendicontazione delle pratiche ESG da parte delle aziende oggetto di investimento;
d. promuovere l'accettazione e l'implementazione dei principi dell'industria finanziaria;
e. collaborare per migliorare tali principi;
f. rendicontare periodicamente sull'applicazione dei principi.
Nonostante la pandemia, il rapporto annuale 2020 PRI ha mostrato un incremento del 20% del valore degli asset gestiti o detenuti (103,4 bilioni USD) e del 29% degli investitori firmatari (2701) .
All’esplosione del fenomeno ESG sono conseguiti l’aumento esponenziale degli istituti di valutazione e, in seguito alla fase di hype, il consolidamento mediante l’acquisizione delle agenzie di valutazione ESG più rilevanti e di più lunga tradizione da parte delle principali agenzie di rating del credito.
A livello istituzionale sovranazionale, inoltre, gli ultimi anni sono stati particolarmente produttivi. In particolare:
- Il 25 settembre 2015 è stata sottoscritta da 193 Paesi Membri dell’ONU, l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile.
- Il 12 dicembre 2015 è stato sottoscritto l'Accordo di Parigi tra gli Stati membri della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), riguardo alla riduzione di emissione di gas serra, e alla finanza.
- Nel 2018, la Commissione Europea ha emanato la Comunicazione recante il Piano d’Azione per finanziare la crescita sostenibile.
Si comprende, dall’evoluzione del quadro storico, l’esigenza di addivenire a un sistema di raccolta, elaborazione e valutazione delle informazioni affidabile per l’implementazione dei parametri ESG a sostegno del ruolo svolto dagli investitori.