RegenERA, la startup delle macroalghe che coltiva il futuro del mare

di Matteo Marcesini

01/06/2026

RegenERA, la startup delle macroalghe che coltiva il futuro del mare
In Italia si parla sempre più spesso di economia circolare applicata all'agricoltura, all'energia e alla gestione dei rifiuti. Meno conosciuta è invece la cosiddetta blue bioeconomy, l'economia che valorizza in modo sostenibile le risorse biologiche marine. Eppure proprio dal mare potrebbero arrivare alcune delle soluzioni più promettenti per affrontare le sfide ambientali, alimentari e industriali dei prossimi decenni.

È in questo scenario che nasce RegenERA, startup innovativa ligure e spin-off dell'Università di Genova che ha scelto di puntare sulle macroalghe mediterranee come leva per costruire una filiera produttiva rigenerativa, capace di generare valore economico e al tempo stesso benefici ambientali.

Alla guida del progetto c'è Beatriz Castelar, oceanografa ed ecologa marina con un dottorato in Botanica, che ha trasformato anni di ricerca sugli ecosistemi costieri in un'iniziativa imprenditoriale orientata alla sostenibilità. Insieme a lei lavora un team multidisciplinare composto da ricercatrici, biologhe marine e professionisti provenienti dal mondo dell'innovazione, accomunati dall'idea che le alghe possano rappresentare una delle risorse strategiche della transizione ecologica.

Dalla ricerca all'impresa

La storia di RegenERA racconta una tendenza sempre più importante nel panorama dell'innovazione italiana: il passaggio dalla ricerca scientifica all'impresa.

Il progetto prende forma all'interno dell'ecosistema dell'Università di Genova, uno dei poli italiani più attivi nella ricerca marina e nella blue economy. Qui un gruppo di studiose impegnate nell'ecologia degli ecosistemi costieri e nel restauro degli habitat marini ha iniziato a interrogarsi su come trasformare le conoscenze scientifiche in un modello economico sostenibile.

L'idea nasce da una constatazione semplice: le macroalghe non sono soltanto organismi fondamentali per la salute del mare, ma rappresentano anche una materia prima dalle straordinarie potenzialità industriali.

Da questa intuizione è nato un percorso che ha portato RegenERA a distinguersi in diversi programmi di innovazione e competizioni dedicate alle startup ad alto impatto ambientale, fino a diventare uno dei progetti emergenti della blue economy italiana.

Perché proprio le alghe?

Nel dibattito pubblico le alghe sono spesso associate esclusivamente all'alimentazione asiatica o a fenomeni di proliferazione lungo le coste. In realtà, a livello globale, rappresentano uno dei settori più dinamici della bioeconomia.

Le macroalghe possono essere utilizzate per produrre ingredienti alimentari, integratori nutraceutici, cosmetici, mangimi, fertilizzanti biologici e numerosi composti ad alto valore aggiunto. A differenza delle colture terrestri non richiedono terreni agricoli, non consumano acqua dolce e non competono con la produzione alimentare tradizionale.

Inoltre svolgono una funzione ecologica fondamentale: assorbono nutrienti in eccesso, contribuiscono alla cattura del carbonio e offrono habitat essenziali per molte specie marine.

Per queste ragioni la Commissione Europea considera il settore delle alghe una delle aree strategiche per lo sviluppo della bioeconomia sostenibile e della resilienza delle comunità costiere.

Il modello dell'acquacoltura rigenerativa

L'approccio sviluppato da RegenERA si basa sull'acquacoltura rigenerativa, un modello che non si limita a ridurre gli impatti ambientali delle attività produttive ma punta a generare effetti positivi sugli ecosistemi.

Al centro del progetto c'è l'utilizzo di sistemi IMTA (Integrated Multi-Trophic Aquaculture), una forma di acquacoltura integrata in cui organismi appartenenti a differenti livelli della catena alimentare convivono in modo complementare.

In questo sistema le macroalghe svolgono un ruolo cruciale. Assorbendo nutrienti e sostanze organiche presenti nell'acqua contribuiscono a migliorare la qualità dell'ambiente marino e a chiudere i cicli biologici, trasformando quelli che potrebbero essere considerati scarti in nuove risorse.

Si tratta di una delle applicazioni più avanzate dei principi dell'economia circolare in ambiente marino.
RegenERA, la startup delle macroalghe che coltiva il futuro del mare
Una filiera italiana delle macroalghe

Uno degli aspetti più interessanti del progetto riguarda la volontà di costruire una filiera nazionale.

Oggi gran parte delle alghe utilizzate dall'industria europea proviene dai mercati asiatici, dove la coltivazione è sviluppata da decenni. L'Italia dispone di migliaia di chilometri di coste, di competenze scientifiche di alto livello e di una straordinaria biodiversità marina, ma il settore delle macroalghe è ancora in una fase iniziale.

RegenERA punta a colmare questo divario attraverso attività di ricerca e produzione dedicate alle specie mediterranee.

L'obiettivo è sviluppare biomasse caratterizzate da specifici profili nutrizionali e funzionali, selezionando ceppi particolarmente performanti attraverso un hatchery di ricerca. In prospettiva, queste biomasse potrebbero alimentare diversi comparti produttivi, dall'industria alimentare a quella cosmetica, fino al settore nutraceutico.

Tra le applicazioni future figurano anche prodotti destinati direttamente ai consumatori, come condimenti e ingredienti innovativi a base di alghe mediterranee.

Rigenerare il mare creando valore

Ciò che distingue RegenERA da molte altre startup del settore è il tentativo di integrare ricerca scientifica, impresa e tutela degli ecosistemi.

Le conoscenze sviluppate nel campo dell'ecologia marina e del restauro ambientale vengono infatti applicate non soltanto alla produzione di biomassa ma anche alla conservazione degli habitat costieri.

In un Mediterraneo sempre più esposto agli effetti del cambiamento climatico, alla perdita di biodiversità e alle pressioni antropiche, le macroalghe possono diventare alleate preziose per aumentare la resilienza degli ecosistemi marini.

L'idea che ispira il progetto è che sviluppo economico e rigenerazione ambientale non debbano necessariamente essere in contrapposizione. Al contrario, possono rafforzarsi reciprocamente.

Una sfida che guarda al futuro

La crescita della popolazione mondiale, la necessità di ridurre la pressione sulle risorse terrestri e la ricerca di nuove materie prime sostenibili stanno accelerando l'interesse verso le risorse marine rinnovabili.

In questo contesto le macroalghe vengono considerate da molti osservatori una delle grandi opportunità ancora poco sfruttate dell'economia blu europea.

RegenERA rappresenta uno dei tentativi più interessanti di portare questa visione nel contesto italiano, trasformando il patrimonio di competenze sviluppato dalla ricerca universitaria in un'impresa capace di generare innovazione, occupazione qualificata e benefici ambientali.

La sfida è ambiziosa: contribuire alla nascita di una filiera italiana delle macroalghe e dimostrare che il mare può essere non solo una risorsa da proteggere, ma anche un laboratorio di economia circolare e rigenerazione.

Se il futuro della sostenibilità passerà anche attraverso gli oceani, progetti come RegenERA mostrano come la ricerca possa diventare il motore di una nuova stagione della blue economy italiana.