Responsable Care: più efficienza energetica e riciclo tra le aziende chimiche italiane

di Andrea Begnini

03/12/2021

Responsable Care: più efficienza energetica e riciclo tra le aziende chimiche italiane
Risultati in linea con l'Agenda 2030 dell'Unione Europea per quel che riguarda la sostenibilità ambientale delle imprese chimiche italiane, con la riduzione degli inquinanti nell'aria che continua nonostante i problemi vissuti negli ultimi 24 mesi a causa dell'emergenza Covid. Il 27esimo rapporto annuale Responsable Care di Federchimica evidenzia come dal 1990 al 2020 il settore abbia visto una riduzione dei consumi energetici del 48%. In particolare, l'industria chimica ha ridotto le emissioni di gas serra del 62% rispetto al 1990, con un calo a parità di produzione ridotte del 59%. Dati che hanno portato l'industria chimica a migliorare nel 2020 la propria efficienza energetica del 46% rispetto al 2000. Un risultato che si unisce a una diminuzione importante del consumo d'acqua, con le imprese aderenti a Responsable Care che hanno prelevato 1.432 milioni di metri cubi d'acqua, 700 milioni in meno rispetto al 2005. Inoltre, il 30% dei rifiuti prodotti viene riciclato, con un ulteriore 28% che viene destinato al ripristino ambientale. 

Spiega Filippo Servalli, responsabile del programma Responsable Care per Federchimica: “è il comportamento che porta al cambiamento. Non possiamo pensare di occuparci dell'ambiente senza pensare alle sfide sociali ed economiche. Lo schema deve passare dallo schema delle tre P, cioè persone, pianeta e prosperità. E guardando all'ultima voce, il valore della chimica italiana vale 50,6 miliardi di euro, con 111mila dipendenti, con il personale nella ricerca e sviluppo che è cresciuto dell'82% dal 2008 al 2018, a dimostrazione dell'attenzione verso una produzione sempre più moderna ed efficiente”. 

L'assessore all'Ambiente della Lombardia Raffaele Cattaneo, durante la presentazione: “Perché la finanza sta investendo sempre più, se non esclusivamente, sull'industria e i prodotti green? Non perché sono santi, ma perché la finanza ha una visione del futuro dell'economia e capisce che è sulla transizione energetica e sulla sostenibilità che si muoverà il mondo. Dobbiamo smetterla di pensare al rapporto tra ambiente e impresa come abbiamo fatto in passato. Abbiamo sempre guardato all'ambiente come a delle redini che frenavano e volevano frenare il cavallo impresa. Oggi, invece, l'ambiente è il nuovo nome dello sviluppo, serve un'alleanza tra ecologia ed economia, perché la sfida che abbiamo di fronte nei prossimi decenni è quella di lavorare tutti assieme”.