Risultati in linea con l'Agenda 2030 dell'Unione Europea per quel che riguarda la sostenibilità ambientale delle imprese chimiche italiane, con la riduzione degli inquinanti nell'aria che continua nonostante i problemi vissuti negli ultimi 24 mesi a causa dell'emergenza Covid. Il 27esimo rapporto annuale Responsable Care di Federchimica evidenzia come dal 1990 al 2020 il settore abbia visto una riduzione dei consumi energetici del 48%. In particolare, l'industria chimica ha ridotto le emissioni di gas serra del 62% rispetto al 1990, con un calo a parità di produzione ridotte del 59%. Dati che hanno portato l'industria chimica a migliorare nel 2020 la propria efficienza energetica del 46% rispetto al 2000. Un risultato che si unisce a una diminuzione importante del consumo d'acqua, con le imprese aderenti a Responsable Care che hanno prelevato 1.432 milioni di metri cubi d'acqua, 700 milioni in meno rispetto al 2005. Inoltre, il 30% dei rifiuti prodotti viene riciclato, con un ulteriore 28% che viene destinato al ripristino ambientale.
Spiega Filippo Servalli, responsabile del programma Responsable Care per Federchimica: “è il comportamento che porta al cambiamento. Non possiamo pensare di occuparci dell'ambiente senza pensare alle sfide sociali ed economiche. Lo schema deve passare dallo schema delle tre P, cioè persone, pianeta e prosperità. E guardando all'ultima voce, il valore della chimica italiana vale 50,6 miliardi di euro, con 111mila dipendenti, con il personale nella ricerca e sviluppo che è cresciuto dell'82% dal 2008 al 2018, a dimostrazione dell'attenzione verso una produzione sempre più moderna ed efficiente”.
L'assessore all'Ambiente della Lombardia Raffaele Cattaneo, durante la presentazione: “Perché la finanza sta investendo sempre più, se non esclusivamente, sull'industria e i prodotti green? Non perché sono santi, ma perché la finanza ha una visione del futuro dell'economia e capisce che è sulla transizione energetica e sulla sostenibilità che si muoverà il mondo. Dobbiamo smetterla di pensare al rapporto tra ambiente e impresa come abbiamo fatto in passato. Abbiamo sempre guardato all'ambiente come a delle redini che frenavano e volevano frenare il cavallo impresa. Oggi, invece, l'ambiente è il nuovo nome dello sviluppo, serve un'alleanza tra ecologia ed economia, perché la sfida che abbiamo di fronte nei prossimi decenni è quella di lavorare tutti assieme”.