Riciclo, l'Europa al bivio: 555 miliardi di valore da trasformare in leva industriale

di Redazione

07/09/2026

Riciclo, l'Europa al bivio: 555 miliardi di valore da trasformare in leva industriale

La dimensione economica della filiera europea del riciclo è già oggi rilevante. Secondo lo Studio, il settore genera 555 miliardi di euro di impatto economico annuo, 222 miliardi di valore aggiunto e sostiene oltre 3 milioni di occupati. A valle, l'utilizzo di Materie Prime Seconde (i materiali ottenuti dal riciclo, dalla rigenerazione o dal recupero di rifiuti e scarti di lavorazione industriale) abilita ulteriori 325 miliardi di euro di fatturato nelle principali filiere manifatturiere analizzate. Il valore prodotto si estende quindi ben oltre il perimetro diretto del riciclo, coinvolgendo le catene di approvvigionamento dei comparti che impiegano materiali riciclati. Da qui la proposta dello Studio di considerare il riciclo non più come un semplice servizio ambientale, ma come una vera e propria infrastruttura industriale europea. Anche l'analisi del sistema di raccolta, selezione e riciclo degli imballaggi conferma un ritorno positivo per la collettività: ogni euro investito ne genera 1,66 di benefici economici, ambientali e sociali, calcolati considerando il valore dei materiali recuperati, i costi di smaltimento evitati, i benefici ambientali e gli effetti economici indotti.

A fronte di questi numeri, il potenziale della circolarità europea resta solo parzialmente espresso. L'Europa dispone di uno dei quadri normativi più avanzati al mondo, ma nel 2024 il tasso di utilizzo circolare dei materiali si è fermato al 12,2%. Per centrare l'obiettivo del 24% al 2030 fissato dalla Commissione Europea servirebbe una crescita del 96,7% in sei anni, a un ritmo quasi 19 volte superiore a quello registrato tra il 2018 e il 2024. Lo Studio individua tre principali disallineamenti che frenano lo sviluppo del mercato: lo scollamento tra obiettivi e realtà industriale, il divario tra domanda e offerta, che porta ancora l'industria europea a ricorrere prevalentemente a materie prime vergini o a Materie Prime Seconde importate. E lo squilibrio tra import ed export, con il 40% delle importazioni europee di MPS proveniente da Paesi extra-UE e l'Unione che resta esportatrice netta di rifiuti.

Le evidenze raccolte spostano il baricentro della questione perché la sfida non è più soltanto fissare obiettivi ambientali ma creare le condizioni industriali perché quegli obiettivi siano raggiungibili. La produzione e l'impiego di Materie Prime Seconde dipendono infatti dalla capacità di costruire una domanda stabile, garantire condizioni competitive agli operatori europei e ridurre la frammentazione che ancora caratterizza il Mercato Unico. La dimensione è anche strategica e geopolitica: in un contesto segnato da instabilità delle rotte commerciali, volatilità dei costi energetici e vulnerabilità delle catene di approvvigionamento, il rafforzamento della capacità europea di riciclo può contribuire a ridurre le dipendenze critiche e a trattenere in Europa materiali, capacità produttiva e valore.

La tempistica è cruciale. La roadmap europea "One Europe, One Market" concentra tra il 2026 e il 2027 quattro iniziative complementari - Circular Economy Act, European Products Act, Critical Raw Materials Centre e riforma degli appalti pubblici - con implicazioni dirette per la filiera delle Materie Prime Seconde. Lo Studio legge in questa simultaneità una finestra di opportunità per superare la frammentazione tra i 27 sistemi nazionali e costruire condizioni di mercato più integrate e coerenti.

Su queste basi TEHA Group e CONAI hanno elaborato un nuovo modello di funzionamento del mercato europeo delle MPS, articolato su cinque pilastri più uno: disegno del mercato, domanda e offerta, governance e quadro normativo, standard, qualità e fiducia, scala industriale, finanza e investimenti, autonomia strategica e commercio. A questi si aggiunge un sesto livello trasversale di fattori abilitanti, che comprende energia, dati e innovazione, competenze e accettazione sociale. Al centro dell'architettura si collocano quattro meccanismi: il riconoscimento reciproco, per valorizzare le specificità nazionali e diffondere le migliori pratiche; la simbiosi industriale, per collegare offerta di MPS e domanda manifatturiera; l'attivazione degli investimenti, per rendere più solidi e finanziabili i progetti industriali; e la sicurezza strategica, per ridurre la dipendenza dalle risorse vergini extra-UE.

Dall'impianto emergono tre priorità di intervento per il regolatore europeo: governance, Mercato Unico e regole comuni; matching tra domanda e offerta e simbiosi industriale; finanza per la crescita e la competitività. L'obiettivo indicato è trasformare il momentum regolatorio dei prossimi ventiquattro mesi in condizioni concrete di mercato, domanda e investimento, così da rafforzare la base produttiva europea e fare della circolarità una componente effettiva della strategia industriale dell'Unione.