L’industria italiana del riciclo si trova oggi al centro di una contraddizione evidente: da un lato registra numeri importanti in termini di crescita economica, dall’altro mostra segnali di sofferenza sul piano della redditività. È quanto emerge dallo studio “I driver economici dell’industria del riciclo e dei rifiuti”, presentato il 2 luglio a Milano dall’Osservatorio AGICI. L’analisi, che ha coinvolto un campione di 50 imprese rappresentative del comparto, evidenzia un fatturato complessivo che nel 2023 ha superato i 7 miliardi di euro. Tuttavia, la marginalità media si attesta a –0,6%, un dato che testimonia la difficoltà strutturale delle imprese nel trasformare la crescita in valore economico sostenibile.
Il quadro che emerge è complesso e stratificato. Mentre alcune attività della filiera, come la selezione di plastica e carta o il trattamento termico dei rifiuti, mostrano performance positive in termini di ritorno economico – in alcuni casi superiori al 10% – altre aree, come la raccolta o il primo trattamento dei materiali, faticano a generare margini adeguati. Le cartiere, ad esempio, rappresentano un’eccellenza consolidata, con una marginalità stabile attorno al 12%, mentre i termovalorizzatori si confermano asset strategici per efficienza e sostenibilità economica, con picchi di redditività vicini al 19%. Al contrario, la fase iniziale della catena, quella della raccolta, rimane fortemente esposta a variabili di costo e inefficienze, con profitti ridotti al minimo.
Negli ultimi sette anni, il settore ha comunque dimostrato una forte propensione all’investimento: tra il 2017 e il 2023 sono stati allocati oltre 1 miliardo di euro, di cui circa 682 milioni provenienti da imprese a partecipazione pubblica. Nello stesso periodo si sono registrate più di 300 operazioni di fusione, acquisizione e sviluppo impiantistico. Il picco è stato raggiunto nel 2023 con 73 transazioni, mentre l’anno successivo ha visto una naturale flessione, con 43 operazioni. Le aree di maggiore concentrazione degli investimenti si confermano l’organico, il vetro, la plastica, la carta e i RAEE, segno di un interesse crescente per quei flussi che oggi rappresentano una sfida ma anche un’opportunità in termini di recupero e innovazione.
Tuttavia, i dati raccontano anche un’altra storia, meno visibile ma decisiva per il futuro del comparto: quella che AGICI definisce “il paradosso della crescita”. L’incremento dei ricavi non si traduce più automaticamente in valore economico. Si assiste così a un settore in espansione, ma sempre meno in grado di sostenere i propri investimenti con risorse generate internamente. Le cause sono molteplici: dall’aumento dei costi operativi alla pressione normativa, dalla volatilità dei mercati delle materie prime seconde fino alla complessità delle attuali architetture di governance.
Per superare questa fase di stallo, AGICI propone una profonda revisione strategica, che coinvolga tanto le imprese quanto le istituzioni. Occorre ripensare il ruolo del riciclo, non più inteso soltanto come servizio pubblico o obbligo ambientale, ma come leva industriale in grado di produrre valore. Questo significa puntare su impianti più moderni, capaci di garantire output di qualità superiore, ma anche su un modello di business che favorisca la creazione di economie di scala, l’accesso al capitale e una maggiore resilienza del sistema.
Altrettanto urgente è l’intervento sul piano normativo. L’assenza di un quadro regolatorio chiaro e stabile rappresenta ancora oggi uno dei principali freni allo sviluppo del comparto. In particolare, la frammentazione delle responsabilità e la complessità dei sistemi di raccolta rischiano di compromettere l’efficienza e la qualità del servizio. Serve una governance più centralizzata, accompagnata da una revisione profonda dei sistemi di responsabilità estesa del produttore, che oggi risultano disomogenei e poco incentivanti.
Infine, lo scenario europeo impone un salto di scala nell’approccio all’innovazione. Il riconoscimento univoco delle materie prime seconde, la difesa da importazioni non conformi e l’armonizzazione delle normative ambientali sono condizioni imprescindibili per rendere il sistema competitivo e attrattivo, anche a livello internazionale.
Il messaggio lanciato da AGICI è chiaro: l’Italia ha tutte le potenzialità per confermarsi leader nella transizione ecologica, ma serve una visione industriale condivisa, capace di coniugare crescita economica e sostenibilità ambientale. È un passaggio obbligato se si vuole garantire al settore del riciclo non solo un futuro, ma anche un ruolo centrale nella nuova economia circolare.