Rigenerare comunità attraverso la cultura. La sfida di VOLARE

di Paolo Marcesini

01/07/2026

Rigenerare comunità attraverso la cultura. La sfida di VOLARE

"Il teatro non è altro che il disperato sforzo dell’uomo di dare un senso alla vita", diceva Eduardo De Filippo. Un teatro non è solo un edificio.Un teatro prima di tutto  è uno spazio che appartiene a una comunità. Un luogo che produce visione, crea lavoro e opportunità, attiva energie e relazioni.

È da qui che bisogna partire per capire il senso profondo di VOLARE, progetto fortemente voluto dall’Unione dei Comuni delle Serre Salentine, con il Comune di Aradeo come capofila e i Comuni di Collepasso, Neviano, Sannicola, Seclì e Tuglie come partner istituzionali di progetto. Finanziato nell’ambito del bando ANCI per la rigenerazione di spazi pubblici destinati ai giovani under 35, il progetto vede come principale partner Kairos Solutions, che cura progettazione, formazione, coaching e accompagnamento dei partecipanti.

Parliamo del Teatro Domenico Modugno di Aradeo, nel cuore del Salento. E di quello che può diventare: non solo un contenitore culturale, ma un motore di sviluppo territoriale.

In un tempo in cui si continua troppo spesso a considerare la cultura come un settore marginale, i numeri raccontano una storia diversa. L’ultimo rapporto Io Sono Cultura di Fondazione Symbola e Unioncamere ci consegna un dato inequivocabile: il sistema produttivo culturale e creativo italiano genera 112,6 miliardi di euro di valore aggiunto, impiega oltre 1,5 milioni di persone e attiva complessivamente 302,9 miliardi di euro, pari al 15,5% della ricchezza nazionale.

Tradotto, significa che la cultura non è un costo.

È economia.
È lavoro.
È innovazione.
È sostenibilità.
È coesione sociale.

E nei territori più fragili può diventare molto di più: una leva concreta di trasformazione.


È dentro questa visione che nasce il progetto VOLARE. Una visione che guarda alle Serre Salentine come a un territorio da riattivare.

Quattordici comuni della provincia di Lecce legati da prossimità geografica, relazioni consolidate, identità forti e memoria condivisa. Oltre 144 mila abitanti che vivono dentro una geografia sociale coesa, dove il senso di comunità è ancora un valore reale.

Ma accanto a questa ricchezza emergono fragilità profonde. Fragilità economiche, con un PIL pro capite inferiore del 13,2% rispetto alla media regionale. Fragilità occupazionali, con una disoccupazione superiore al 22%. E fragilità sociali che trovano uno dei dati più critici nella disoccupazione femminile, pari al 29,2%.
Un numero che racconta molto più di una semplice statistica. Racconta opportunità negate, talenti non valorizzati, energie che rischiano di restare ai margini.

Poi c’è la fragilità delle nuove generazioni. Giovani sospesi tra aspirazioni, incertezza e bisogno di orientamento. Giovani che spesso cercano non solo lavoro, ma strumenti per immaginare il proprio futuro.
E c’è la fragilità di un territorio che soffre una forte stagionalità turistica, con flussi concentrati sulla costa e un entroterra che rischia di restare fuori dai grandi circuiti economici.

Ma è proprio qui che VOLARE compie il suo passaggio più interessante.

Non guarda alle fragilità come a un limite, ma le interpreta come una domanda a cui rispondere.

Perché ogni fragilità nasconde un bisogno.
E ogni bisogno può diventare progetto.


La fragilità occupazionale può trasformarsi in formazione e lavoro culturale. La fragilità sociale può diventare domanda di relazione e partecipazione. La fragilità territoriale può generare servizi, progetti, format e nuove economie.

Qui entra in gioco l’industria culturale e creativa. Parliamo di un ecosistema capace di produrre lavoro attraverso eventi, comunicazione, digitale, turismo culturale, formazione, produzione audiovisiva e servizi creativi. VOLARE ha il merito di comprendere perfettamente questo cambio di paradigma. Il Teatro Domenico Modugno non viene immaginato come semplice contenitore di spettacoli. Diventa un hub culturale contemporaneo: spazio di produzione, formazione, innovazione e attivazione comunitaria. Un luogo capace di ospitare spettacoli, academy per giovani, residenze artistiche, laboratori, coworking creativo, festival diffusi, percorsi scolastici, produzioni digitali e nuove forme di impresa culturale.

In una parola: una piattaforma.

Ed è qui che emerge una delle opportunità più importanti del progetto: la cultura che cura.

La cultura cura la solitudine.
Cura l’isolamento.
Cura la povertà educativa.
Cura le fratture generazionali.
Cura la marginalità sociale.

Se la guardiamo così, un teatro può diventare un presidio di benessere collettivo. Uno spazio in cui si generano legami, si riduce l’isolamento, si costruisce partecipazione.
Un luogo in cui la cultura si intreccia con il welfare, con l’inclusione, con la salute sociale di una comunità.

Perché oggi la vera sfida non è semplicemente portare pubblico a teatro. La vera sfida è costruire comunità culturali vive. Comunità che partecipano. Comunità che generano valore.

Per questo VOLARE è un progetto costruito dai giovani e per i giovani, che chiedono spazi, chiedono senso, chiedono di essere protagonisti.

Se queste sono le domande, la cultura può offrire risposte concrete. Può generare competenze, creare lavoro, costruire appartenenza.
In territori come le Serre Salentine, questo significa provare a invertire una narrazione.

Passare da territori apparentemente marginali a territori generativi. Da luoghi da cui partire a luoghi in cui investire. Da fragilità a opportunità.

È questa, in sintesi, la scommessa di VOLARE.

Fare del Teatro Domenico Modugno non soltanto un presidio culturale, ma un motore di sviluppo locale. Un luogo dove cultura, economia, educazione e welfare si incontrano.

Perché la cultura non arriva dopo lo sviluppo.
Molto spesso è ciò che lo rende possibile.

E allora VOLARE non è soltanto il nome di un progetto.

È un verbo.
È un auspicio.
È una direzione.
È futuro.